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martedì 14 ottobre 2014

La Fiera delle Parole 2014

Il weekend passato si è svolta a Padova la Fiera delle Parole, manifestazione culturale che, nell'arco di una settimana, presenta libri, riflessioni, commenti di attualità e star letterarie.
La nobiltà dell'impresa è notevole, la realizzazione, come tutti gli anni, lascia a desiderare.
Pochi volontari, quelli che ci sono poco informati, cambi di programma non comunicati, eccessiva rigidità nell'ingresso/uscita agli interventi.
Poi in realtà la situazione è piacevole e ti riporta a contatto con la parte più intima di te.

Io ho avuto la possibilità di seguire solo 3 incontri.

il primo, Nicolai Lilin, ex caso letterario con la sua Educazione Siberiana, ha presentato il suo ultimo lavoro, il primo vero romanzo. Persona curiosa, piacevole, molto schietta ma educata. E molto anticonformista. O meglio, presenta un punto di vista a cui non siamo abituati. Discutibile, ma interessante.
Io e Zia abbiamo convenuto che il personaggio Kolima (suo soprannome) è molto solido ed è complicato capire dove finzione e realtà si fondano.

Il secondo incontro ha fatto felice mia madre. Andrea Vitali è uno degli autori che legge più volentieri in questo periodo. E' un autore "di campagna", ricorda tanto i Guareschi con le sue vicende popolari, comiche e concrete.
Anche l'autore è così, comico ma realista. Medico di base, ha nelle sue tasche una notevole quantità di aneddoti che lavora in maniera molto schietta creando tragicomiche storie reali.

L'ultimo incontro cui ho partecipato è stata la "reading" di Valerio Massimo Manfredi sul suo ultimo romanzo sulla vita di Odisseo.
Con la partecipazione di Sebastiano Somma e di altra tizia attrice, l'incontro è stato un continuo alternarsi tra letture e commenti storico-letterari. Pesonalmente mi aspettavo un approccio più storico e meno romanzato riguardo ad una storia trita e ritrita ma sempre affascinante, però Valerio è così. Anche in Aleksandros c'è la stessa, prevalente, componente romantica.
Non mi è particolarmente piaciuto però è stato un piacevole ripasso.

Nel complesso, tante code, tante ingiustizie, incontri molto monolaterali (cioè pochi dibattiti) e tanta gente.
Questa è la vera cosa positiva.




Seya

lunedì 8 settembre 2014

Io sono un gatto

Il romanzo è stato scritto nel 1905 in Giappone da Natsume Soseki e ha per protagonista un gatto che vive in casa della famiglia di un insegnante di inglese.

La storia non ha un vero e proprio filo conduttore od una trama che evolva nel tempo, però rappresenta lo spaccato della vita di inizio secolo scorso in un mondo completamente da quello vissuto in Europa.

Ci si muove in risciò o vetturine, si indossano kimono, si scrivono haiku e si recita il no.
O meglio, questo è quello che fa il padrone del gatto, strambo personaggio che si crede più colto e versatile di quanto sia in realtà.
Uomo di poche abilità ma tanti giudizi, il professore è circondato da una combricola di amici strani che gli fanno visita continuamente e alterano quelle che sono le sue certezze su una realtà in continuo mutamento.

Personalmente ho trovato la traduzione (non posso parlare diprosa, non avendolo io leto in lingua originale) un pò pomposa e pesante.

La storia è accattivante e il punto di vista anche, eppure finisce in secondo piano quando la palpebra ti cala per i ghirigori stilistici inseriti.
Che poi, 'sto gatto, sarebbe da fargli fare un viaggio di sola andata per Vicenza in alcuni momenti.
(Visentin magna gati!).

Boh, provate a leggere e poi fatemi sapere!




Seya

lunedì 25 agosto 2014

L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

L'ultimo romanzo di Murakami è, come tutti i suoi libri, una storia a più strati.
Ci si può limitare a leggerne la trama e ad assaporare il banale cammino di rinascita di un protagonista anonimo che ha subito una forte perdita, i suoi amici del cuore, e che anni dopo fa luce sulla vicenda grazie alla donna che ama.
Si può arrivare al primo strato e capire che il percorso del protagonista è una rinascita che prevede l'affrontare tutti i grandi temi tragici della vita: la sensazione di abbandono, la depressione, la solitudine, la paura del rifiuto, l'incapacità di capire i motivi più profondi delle proprie e delle altrui azioni.
Si può giungere al secondo livello, quello musicale, e riconoscere che Listz e la raccolta de "Gli anni di Pellegrinaggio" a partire dal paese del male fino alle vacanze in Italia, sono il liet motive di un personaggio che, come tutti i personaggi di Murakami, non capisce nulla di musica ma vive dentro di sé le emozioni di alcuni pezzi poco noti ma molto profondi.
E poi c'è l'ultimo strato, o almeno quello a cui sono arrivata io, anche con l'aiuto di critici ben più colti e completi di me: i colori.
Tazaki si autodefinisce l'Incolore. il motivo più immediato è la mancanza di un ideogramma "colore" nel proprio nome, mentre tutti i suoi amici ne hanno uno; il motivo più profondo è che in lui, a differenza che nei suoi amici, non ci sono caratteristiche preponderanti. E' un ragazzzo normale, talmente normale da essere anonimo.
Poi da grande la sua anonimità diventa universalità.
Chiunque può essere Tazaki.
E il percorso di rinascita che intraprende nel libro è come una passeggiata nell'arcobaleno. Dal nero della disperazione, al grigio delle ombre di Haida e dei suoi sogni agitati, al rosso della passione per Sara e la presa di coscenza, il verde della sincerità di un amico che, ad anni di distanza, ammette gli errori del passato e le nuove consapevolezze del presente, al giallo della nuova felicità.
Ma non si raggiunge il bianco.
Perchè in Giappone, il bianco, e quindi Shiro, sono sinonimo di morte.

Buona lettura!




Seya

lunedì 11 agosto 2014

positività

Sono in ufficio da sola con niente da fare. Nell'altro reparto regna il caos. Ho aperto la porta per dichiararmi disponibile per qualunque tipo di collaborazione e aiuto ma ho fatto dietrofront lanciando un debole messaggio "se avete bisogno, io ci sono".
Sono qui, isolata nel magazzino, a leggere e fare piccoli lavori secondari.
E a pensare.

Tanti pensieri, alcuni tristi, alcuni già più positivi.

Ho due lavori (cioè uno stage e un lavoro a chiamata..molto frequente!) e la cosa mi fa piacere. Guadagno qualcosa, imparo e mi confronto.
Le soddisfazioni però sono proprio poche.
Appena ho idea di essere maggiormente considerata, subito ricado nel vuoto.
Qui in azienda (lo stage), mi sento invisibile. Sono quel fantasma che nessuno vede o sente ma che esegue tutti i lavori lunghi e di routine. E le cui iniziative personali sono proprio poco valutate.
Ho provato, timidamente - meglio sottolinearlo -, a suggerire dei diversi modi per gestire questo o quello ma non sono stata minimamente valutata.
Settimana scorsa sono tornata a casa in lacrime perchè la frustrazione è un boccone pesante da digerire.
Il lavoro in aeroporto mi soddisfa maggiormente, per alcune cose, e mi permette di fare una cosa che durante la settimana proprio non faccio: parlare.
Ho conosciuto persone meravigliose e sorprendenti, di fronte alle quali spesso mi sento inadeguata. Eppure mi diverto.
Però a livello lavorativo non mi sembra di progredire. Per carità, non è un lavoro che richieda chissà quali doti, al di là di quelle linguistiche, però davvero è pesante (anche fisicamente) restare 6-8 ore nella stessa postazione (e posizione!).

Lavoro 9 giorni su 7 e nessuno sembra notarlo.
Non un complimento, non un segno di comprensione se mi nego per un'uscita o torno a casa prima.
Inevitabile dal momento che sono circondata da persone che studiano e non hanno mai lavorato, però tesori miei!
Senza contare che nell'arco di 3 giorni ho visto e interagito con due vecchie conoscenze che, con la loro sola presenza, hanno la capacità di distruggere tutte le mie fragili convinzioni.
Se le ho allontanate da me, ci sarà un motivo, no?

E l'unica persona con cui vorrei parlare, uscire e confrontarmi è in vacanza e non me la sento di disturbarla.

Soprattutto vorrei che il mondo intero smettesse di preoccuparsi per la mia mancanza di relazioni sentimentali. L'altra sera stavo per replicare in maniera molto scontese a Medico per la sua domanda "E tu nessuna novità di cuore?". Come se io dovessi per forza essere la metà di una coppia.
Io non mi basto, questo si sa, però non ho nè il carattere nè l'interesse (nè il tempo) di portare avanti la ricerca di una metà.
Devo ancora imparare a stare bene con me stessa! Figuriamoci quando mai riuscirò a stare bene con gli altri.

Intanto leggo e studio.
Le uniche cose che mi danno sicurezza e creano in me la percezione di avere uno spessore.
E questi sono i miei veri pensieri positivi.



seya


venerdì 25 luglio 2014

A sud del confine, a ovest del sole

Il libro di Murakami ha tutti i tratti caratteristici dell'autore. Prentesi aperte, finali non chiusi, narrazioni a più livelli.
E' un Murakami a tutti gli effetti.
Però in un certo senso mi è piaciuto più di altri suoi libri.
Come se avesse fatto un salto in avanti rispetto a Norwegian Wood, che già mi aveva lasciato molto piacevolmente colpita.

Parla (in prima persona) di un ragazzo e della sua crescita dall'infanzia fino alla maturità. O alla presunta tale.
Sì, perchè in Hajime resta sempre un vago sentore di inadeguatezza che lo aveva attanagliato fin da bambino.
Nato figlio unico in un periodo in cui tutti avevano fratelli, Hajime si scontra con una ragazza (prima bambina poi adulta) che è una contraddizione vivente.
Nella vita non conosce mezze misure e vede il mondo diviso in bianco e nero, però poi ricorrono nella sua dialettica termini come "forse" e "qualche tempo", che sono tutt'altro che netti.
Lei vuole da Hajime tutto, che lasci moglie e lavoro, ma poi non gli lascia niente, neanche un vecchio disco jazz.
E Hajime impara con sofferenza e tensione morale che accettare il grigio della vita è, forse, sinonimo di vera felicità.
Ma quanto male fa lasciare il bianco/nero?

Domanda aperta, detta e non detta. O almeno, domanda che io ho estrapolato dalla lettura del libro.
E non è sbagliata.
Accettare il grigio significa anche rinunciare al vero grande amore, ma impossibile, per abbracciare l'amore sereno e costante di qualcun'altro. Stesso per il lavoro e per i sogni.
Ed è difficile.

Saranno i parallellismi con il mio status, più mentale che altro, attuale a farmi fare certi ragionamenti ma il libro proprio qui si sofferma.
Chi ha il coraggio di andare sempre più a Sud e conoscere cosa c'è effettivamente a Sud del Confine, oppure di volgere lo sguardo a Ovest e scoprire da cosa è composta la terra a Ovest del mondo?

Qualcuno di radicale e forte, rispondo io.

Se esiste, aggiungo.




Seya

lunedì 21 luglio 2014

Redentore

E' passato un altro Redentore.
Altra cena in famiglia, altro Gran Pavese, altri fuochi, altro casino, altra nanna.
La routine annuale non mi pesa nè mi deprime ma quest'anno ammetto di aver goduto proprio poco della sensazione di meraviglia e spensieratezza della festa.
Stanchezza e sonno.
Solitudine.
Una famiglia che, per quanto bene le voglia, risulta ingombrante.

Zia al solito ha preso in mano la situazione e ha deciso, cucinato, comandato, brontolato.
Mamma al solito si è lamentata.
Papà al solito è arrivato per i fatti suoi e ha fatto quello che voleva lui, con i suoi tempi.
Cugina al solito ha cercato di mantenere intatta casa sua.

Sempre i soliti.
Tutti e cinque.

Non so se la cosa mi piaccia o meno.

Lamentele a parte, i fuochi sono risultati belli e lunghi. Un pò calanti nella zona centrale ma con un finale con il botto, nel vero senso della parola.
Neanche troppa gente, almeno dove eravamo appioppati noi.
Soliti ragazzi ubriachi che disturbano e rovinano la serata ai più. Volevo proporre al più rumoroso del gruppo di buttarsi in acqua e verificare se così il cervello gli si riempiva di qualcosa, ma come mio solito ho lasciato perdere. Poi ho considerato che, viste le condizioni dei ragazzi, non ci avrei guadagnato niente di buono in una lite.

Tornata a Ca mi sono fatta una gran bella dormita.

Adesso sono in ufficio.



Seya

martedì 1 luglio 2014

riepilogo odierno

Non sono morta. O meglio, sto soppravvivendo. se poi si vuole chiamarla vita, fate pure.
Diciamo che dopo il periodo nero del "odio questo lavoro/posto/gente/tramtram" è arrivata la consapevolezza che è un lavoro e che sono fortunata ad avere qualcosa da fare invece di starmene in casa a deprimermi.

In realtà la cosa non è poi così migliorata, semplicemente sto prendendo mano con alcune fasi del lavoro e mi metto sotto con quelle, cercando nel frattempo di assimilare più capacità ed abilità possibili.
l posto continua a lasciarmi perplessa e per quanto riguarda la gente, mah, mera conoscenza. Nessuna complicità, nessun coinvolgimento.
Anche colpa mia si deve dire..

In ogni caso, i lati positivi sono che ho i soldi per iscrivermiad un corso estivo di spagnolo che mi serve per il lavoro in aeroporto e ho una macchina (cioè carmen di mia madre) quasi tutta per me.

E sto leggendo.

Uno dei motivi per cui scrivo poco è proprio questo: lavoro talmente tanto al pc che arrivare a casa e continuare a battere tasti su una tastiera mi deprime.
E quindi leggo.
Mi sono finita quasi tutto Wilbur Smith e ho letto un paio di Kinsella (lo so, non è alta letteratura, ma è divertente) che avevo lasciato indietro.
Adesso ho un malloppo di libri di Terziani che Zia mi ha rifilato in vista di un'improbabile viaggio in Giappone per l'anno prossimo.

Sono piena.

More news should come soon!




Seya

domenica 18 maggio 2014

Giornata contro l'omofobia

Anche con tutta la buona volontà del mondo, ieri proprio non sono riuscita a "festeggiare" o "commemorare" come ho sempre fatto.
Ansia, giornata apatica, voglia di starmene sola a scrivere (impossibile), sonno arretrato e musei aperti di sera.

Troppo.

Troppi pensieri, troppe paure e tutto è andato a quel paese.

Avrei voluto scrivere una tiritera sull'importanza dell'uguaglianza, della non discriminazionione, della libera espressione, ma sarei risultata una in mezzo a tanti che dicono la stessa cosa.
Perchè non si fa un provvedimento a livello europeo?
In europa ci sono persone molto più avanti e intelligenti di noi, perchè non forzare la mano?
Perchè non portano soldi.
Perchè non conviene.
Si parla tanto di lobby e interessi privati, però questi non si traducono poi per chi della lobby non fa parte e vuole solo vivere la sua vita privata, sentimentale e sessuale in sacrosanta pace.

Sinceramente sono stupita che la comunità di Padova, la più numeorsa dopo Roma, non abbia organizzato nulla. Ma poi penso a chi fa parte del comitato e scuoto la testa.
Tanta disco, tanta festa e poca consapevolezza.
A volte mi viene quasi voglia di prenderli a calci.

Mah, non so bene cosa dovrei dire e come dovrei articolare il mio pensiero, quindi la chiudo con una battuta sentita ieri sera, che mi ha lasciato amaro e dispiacere.
Piazza dei Signori, Padova. Un casino inimmaginabile e una sporcizia che, né io né Cricetino, avevamo mai visto.
Un ragazzetto, praticamente un bambino, richiama un suo amico con un sorriso ammiccante e canzonatorio
"Ehi frocetto, vie 'n pò qui"
Dietro di lui era sventolava una bandiera con su scritto NO OMOFOBIA, probabilmente dimenticata lì dalla manifestazione pomeridiana.

Mi ha messo tristezza e mi ha fatto sentire molto incompresa.
Normalmente sarei andata lì ad attaccar rissa, ma ieri proprio non ero io.
Sono tornata a casa con la testa pesante e ho dormito fino alle 9 passate.



Seya

sabato 19 aprile 2014

I love shopping... di libri

Chi di voi non ha letto la collana I love shopping? *Mani che si alzano da tutte le parti*.
Scherzi a parte, venire in Foresteria a me piace un sacco.
Basta nominare la località perchè io inizi a dormicchiare e sospirare pensando a quanto potrei leggere, dormire e mangiare. E cucinare!

Stamattina ho deciso di fare due passi, ma proprio veloci veloci in centro al paese. Dovevo prendere un regalino per Medico che, ormai un mese fa, ha compiuto gli anni.
Dopo la commissione, sono entrata nella purtroppo unica libreria del posto e mi sono smessa a spulciare.
Un pò di tutto, alcuni best seller e tanti libri religiosi.
Ho ordinato "streghe" della Gruber con l'idea che i 10€ del libro preferisco darli a loro piuttosto che ad amazon, ho letto le qurte di copertina di tutti i libri presenti, non religiosi per lo meno, e alla fine da una pila di libri ne ho scelto uno da comprare.
Rileggendo i titoli e scegliendo la mia preda mi sono resa conto di due cose:
a) io detesto comprare qualunque cosa (specialmente abbigliamento) ma comprerei vagonate di libri, e lo farei anche se non temessi una lenta e dolorosa (credo per scuoiatura) da parte di mia madre, altra fanatica di libri ma più concreta di me sugli spazi della nostra unità abitativa;
b) che amo generi estremamente diversi.

La rosa dei candidati variava da un saggio sulla storia antica ("In principio fu Troia") a un libro sulle religioni (Una sorta di "da dove vengono i credo del mondo"), passando per Murakami (quanto mi piace) e per una guida sulle casate reali europee (sia mai che mi trovi un principe, o una principessa).
E li avrei comprati tutti, con la buona volontà di leggerli tutti...un giorno.

Ma visto che tra Foresteria, Cà e Padova sono piena di letture, anche importanti, che non ho ancora portato a termine (o alla luce), mi sono limitata al sequel di "Educazione Siberiana", "Caduta Libera".

Ebbene sì, in una libreria religiosa ho comprato un libro che parlo di violenze, omicidi e mafia.
Ma il prequel è così bello!



Seya

lunedì 7 aprile 2014

Spring Awaking

Spring Awaking è un'opera teatrale di tale Frank Wedekind che il Teatro Goldoni di Venezia ha presentato la settimana scorsa in versione musical.
Allegro e frizzante, un pò retro ma con buon aggancio al moderno, racconta le vicende di un gruppo di ragazzi (anni 50-60??) alle prese con il sesso.
In una società in cui istituzioni e famiglie sono chiuse e poco liberali, i ragazzi si rivolgono domande e dubbi e si confrontano con le pulsioni che tutti i giorni agitano i loro animi.
Alla fine della storia, uno dei ragazzi si uccide perchè dilaniato dallo scontro giusto/perverso che è nella sua mente, un altro convince l'amico che l'amore omosessuale è divertente quanto quello eterosessuale, una ragazza è vittima di violenze paterne ma sta zitta per non finire come l'amica, allontanata di casa per vergogna, e una, ingannata dalla madre che non le ha mai spiegato nulla sul concepimento, non solo resta incinta, ma muore durante un operazione di aborto clandestino.

Al di là della storia e della oggettiva bravura dei ragazzi (cast molto giovane e dinamico) che hanno cantato dal vivo (con musica dal vivo) per due ore con salti e balli, la questione resta spinosa nel passato come oggi.

Ho sempre più la sensazione che la sessualità venga presa troppo seriamente fino ad una certa età (8-10 anni), poi alla leggera (fino ai 20-25) per tornare ad essere seri e contriti al riguardo superati i trenta.
Eccezioni escluse ovviamente.
Si pensa che i bambini debbano essere protetti e rassicurati (ma fino a che punto è una protezione e dove diventa un inganno?) che il mostro con un occhio solo (citazione "Runaway bride, ndr) non si occupa dei fanciulli, poi si passa alla fase "oh, mio dio, è meglio che diciamo subito certe cose ai ragazzi prima che ci portino la figlia della vicina incinta a tredici anni" e si chiudono gli occhi su comportamenti e atteggiamenti che andrebbero sorvegliati (non dico corretti, ma in alcuni casi ci starebbe anche). Poi la palla passa ai ragazzi stessi e le famiglie e le istituzioni non fanno più alcun commento.

Io non ho mai ricevuto una vera educazione sessuale, nè a casa (dove è tuttora un argomento simil-tabù), né a scuola dove le timide lezioni di educazione sessuale erano tutte incentrate sul "non fare sesso, che ti viene la gonorrea".
L'ho sempre vissuta male e la vivo ancora male.
Metà dei miei problemi con me stessa derivano da qui ma non ne faccio una colpa a nessuno.
Anzi, cerco di illuminare gli altri perchè non siano restii al contatto fisico quanto lo sono io.
E in questo mio sembrare mai scandalizzata o molto liberale di fronte alle vite sessuali altrui (della serie, mi sorbisco ore e ore di racconti altrui...mi voglio male!), la percezione che ho è che il sesso sembri il grande muro, il grande ostacolo fino alla prima fatidica volta, per poi passare ad un'allegra ginnastica, e finire a ventiquattro anni a dire "Oh, ma non riesco a vivere senza. Sono proprio una puttana!" (frase che ho sentito la settimana scorsa).
Per dover di cronaca, il mio campione non si limita a persone eterosessuali, ma comprende lesbiche/gay e un transessuale.

Se poi c'è di mezzo una relazione seria, il tutto assume necessariamente una visione emblematica.
E' tutto un ripetersi di "se lui mi lecca lì, non ti scoccia che lo dica?, allora vuol dire che mi ama davvero" e "se mi amasse davvero non vorrebbe mai che io la toccassi di dietro".
Quando si è in una relazione, tutto quello che succede tra le lenzuola è commisurato al più o meno amare l'altro.

Ma quand'è che si raggiunge l'equazione, essere porcelli nella nostra stanza da letto (o sull'amaca, o dove si vuole) non influisce sull'amore che proviamo?

Conosco più di tre persone (facciamo cinque considerando i miei genitori) che risponderebbero "quando si è dei pervertiti", dove la peccaminosa parola ha un'orrenda accezione.
A me fa quasi ridere.

Ho provato a chiedere a più di una persona se stessero bene con loro stesse in generale, ma anche riguardo alla loro vita sessuale, e la risposta quasi totale (dove il quasi è influenzato dalla birra e dal linguaggio colorito di certi miei confidenti) è "Io godo".
Della serie, che domanda fai?
Magari ci serve un altro decennio per arrivare a certe questioni.

Morale della favola, il musical è elettrico e dinamico, piacevole da vedere e ottimo spunto di riflessione su un argomento in cui il cervello è sempre l'ultimo chiamato a testimoniare.


Seya

giovedì 20 marzo 2014

burocrazia leonardiana

Volevo scrivere un bel post sul concerto di ieri sera però la diatriba (tutta interiore) con la burocrazia di poco fa mi ha spento.

Mi sono candidata per un Progetto Leonardo (uno dei pochissimi aperti a chi abita in Veneto) prorogato (e ovviamente non publicizzato).
Ma non poteva certo essere così semplice.
Non potevano certo richiedere che tu compilassi un modulo e lo inviassi via mail.
No.

Devi scaricare il modulo e compilarlo e firmarlo a mano (niente firma elettronica). Devi allegare copia della carta d'identità e del codice fiscale, e assicurarti che il documento non scada prima dell'eventuale partenza perchè vogliono poterlo usare per la prenotazione del volo (il mio scade tra 2 mesi però all'anagrafe non mi fanno il nuovo documento prima di un mese prima della scadenza, salvo casi eccezionali).
Il problema è che tutti questi devono essere inviati come unico file in pdf.

Di per sè la cosa ha senso e, all'apparenza, risulta semplice. Però ovviamente il programma di scannerizzazione non è a prova di idiota (come invece dovrebbe essere ogni programma base).
Non si può decidere la "digitalizzazione di più pagine" prima della prima digitalizzazione, no. Bisogna digitalizzare la prima e poi aggiungere in coda le successive pagine.
Ovviamente l'ho scoperto dopo aver fatto il procedimento 4 volte.
Una pagina info?

La stessa cosa deve essere fatta con i CV, due. Uno in italiano, uno in lingua del paese di destinazione (nel mio caso 3, perchè ovviamente sono idiota e mi sono candidata per Lettonia e Spagna e quindi ho inviato i CV in inglese e in spagnolo...per fortuna non mi hanno chiesto il lettone!).
Tutti i CV devono essere firmati (e inglobati in un unico file PDF).

Riassunto della procedura: tu stampi 25 fogli (modulo, CV in lingua e co) e poi scannerizzi tutto come vogliono loro, così loro non devono stampare pagine e pagine di roba.

Il tutto deve essere inviato tramite PEC.
E per fortuna che io ho un padre dotato di PEC perchè l'attivazione della mail richiede una settimana e una visita all'ufficio postale.


La scadenza? Domani a 12.00.



Seya

martedì 26 febbraio 2013

tecnologia

Ho passato la mattinata a studiare con Angioletto. O meglio, io ho tesato; lui ha leggiucchiato gli appunti, cincionando con il cellulare.

Credo sia stato uno dei pochi, veri, argomenti di discussioni, il suo cellulare. Ne ha uno nuovo (l'ennesimo), grande, touchscreen, quasi un pc.
Va in internet, messaggia, chiama.
Tra un po' lo usera` come specchietto per pettinarsi e lo dotera` di carta igienica per il bagno.
Inutile, non riesco a condividere il suo entusiasmo.
Ci ha provato in tutti i modi ma poi ci siamo divisi ognuno della sua idea: lui convinto che il cellulare che ha sia il massimo, io che sia un mezzo di alienazione.

Io non sono contro la tecnologia, anzi, non potrei vedermi senza computer! Ma i telefoni proprio non li leggo.
Mi scocciano le chiamate. Sono convinta che la parola scritta sia il massimo della comunicazione e l'unica vera alternativa al confronto diretto.
Non parliamo delle videochiamate. Orrore! Perche` devo imbellettarmi per rispondere al cellulare? Io spesso rispondo che sto nelle peggiori condizioni!
E poi gli accessi online.
Non nego che possano essere utili, anzi, utilissimi!

Ieri sera per raggiungere la riunione della Coop (per avere il buono dei soci, mica per altro!) mi sono persa tra le brecane e avere un gps mi avrebbe evitato parecchi chilometri. Pero` volete il gusto di fermarsi in un piccolo bar di campagna dove ancora i vecchiotti giocano a carte o alle macchinette e parlano dialetto veneto per sentirmi dire che "I tosi de oggi no i sa neanche dove i viva!", quindi rimettermi in macchina.
Sono piccole cose che ti fanno ridere.

Un paio di settimane fa, al compleanno di Al, credo di essere rabbrividita:
Alcuni amici del festeggiato erano in ritardo e lui, colegandosi online, con un semplice comando e` riuscito a visualizzare su una mappa la posizione dei ragazzi. Per Al e Angioletto e` un modo per vedere "a che punto sono", per me e` pedinamento puro.

Non so. I cellulari come quello di Angioletto o di mio padre, o comunque l'uso che se ne fa lo trovo alienante.
Apprezzo la comodita` di essere sempre rintracciabile, di avere mappe e telefoni utili a portata di mano e di essere informata 24h...pero` mi sembra di perdere il rapporto piu` umano con quello che mi circonda.

Quando ho cercato di spiegarmi con Angioletto, lui ha replicato con un:
"E si`. Anche io ero cosi` poi Al mi ha fatto progredire. Sono evoluto"
Evoluto??
Non sono mica un uomo (donna!) preistorico!
E non per tirarmela troppo ma per alcune cose sono molto piu` avanti di lui.

Ho lasciato cadere il discorso pero` mi ha fatto un po` tristezza vedere come un'altra persona sia stata aggirata da uno stile di vita che ti vuole vigile e pronto 24h al giorno.

Forse in questo, si`, sono indietro.



Seya

sabato 24 novembre 2012

Andrea

Ho volutamente lasciato passare alcuni giorni dal fatto per commentarlo.
Avrei potuto fare come tutti gli altri fatti: informarmi, farmi un'idea e lasciarla al parlato.
Stavolta ne scrivo qui.
Ho evitato l'ashtag #ioportoipantalonirosa su twetter o l'avatar total-pink su FB, ma non perchè la vicenda non mi tocchi.

Inutile che ripeta cos'è successo.
Leggete un giornale di alcuni giorni fa e saprete tutto.
Su quelli di oggi non troverete nulla, o comunque poco, perchè come tutti i fatti importanti ma scomodi, "scade" in 24h.

Non starò qui a ripetere il solito "mi spiace", il solito dito contro famiglia/amici/scuola, il solito brontolio da "non doveva succedere".

E' ovvio che mi dispiaccia e cui tutti ne sia rimasta ferita.
E' ovvio che ci siano colpe anche a livello familiare, scolastico e sociale.
E' ovvio che non sarebbe mai dovuto succedere.
Ma piangere adesso non serve a nulla. Sarebbe servito dare un sostegno prima, chiudere una pagina FB, ovvia opera di bullismo, creare un punto di sostegno per un ragazzo solo.

Piangere adesso serve poco.

L'unica vera azione che mi viene in mente è portare il mio sostegno ad altri ragazzi che mi sono vicini, dire loro "io non ti giudico, tu per me non sei diverso", e al contempo educare chi mi circonda, anche con gesti stupidi.
Girare la testa o lasciar correre chi dice "finocchio", "frocio", "ricchione" non è più tollerabile.
Educare una persona significa avere nella società una persona in meno che si sentirà libero di ridicolizzare gli altri.

Nella vicenda sembra sia implicata un'insegnante che si è permessa un'osservazione, forse neanche la prima. Ora, io non so se fosse una ripresa, un commento negativo o una battuta. In ogni cosa è un'azione scorretta.
Tu, insegnante, ti meriti un Vaffa con i controfiocchi. Sei figlia di ignoranza e il tuo voler ricoprire il ruolo di educatrice rende la tua ignoranza assolutamente miserabile.

Forse a causa della settimana "religiosa" che ho passato, mi è venuta una riflessione.
Tra le poche cose che so di Dio è che egli ci ha creato a sua immagine e somiglianza. Mi risulta inoltre che egli sia perfetto e assoluto. La somma di queste due proposizioni ha un'unica ovvia conseguenza: ognuno di noi è perfetto così come nasce.
Ma a quindici anni ci si interessa a Dio e alla perfezione?
Non lo so. Non lo ricordo.
Forse però una parola positiva avrebbe potuto fare la differenza.

Ora le cose si sgonfiano. Nessuno ne parla più.
Spero solo che non passi l'ultima versione che ho letto: sembra che il nonno del ragazzo abbia fatto delle dichiarazioni per cui il nipote non è mai stato omosessuale, era vittima di bullismo però innamorato di una ragazza.
Vorrebbe l'istigazione al suicidio con la condanna per diffamazione.

Spero non passi questa tesi perchè sarebbe come ucciderlo di nuovo.

Negare l'omofobia che è dietro alla sua morte è come negare la sua natura.
Non si può permettere.

Il nostro diritto penale non ha bisogno dell'ennesima condanna per diffamazione, ha bisogno di una legge contro l'omofobia e una prima condanna per omofobia.
E' necessaria per rimetterci al passo con tutto il mondo, per correttezza e giustizia verso il ragazzo e quanti come lui hanno perso la vita.
Ma anche per tutti quelli che sono vittima di bullismo.

La società non cambia dopo una fiaccolata.
La società cambia con un progetto chiaro e continuativo.

Ora come ora, la società, anche se mette gli occhiali, non vede l'uguaglianza ma solo la diversità.


Seya


lunedì 15 ottobre 2012

liberazione

Venerdì sera sono stata in piazza a Padova a sentire Travaglio, Davigo e Colombo parlare di giustizia, politica e corruzione.
Son venute fuori molte cose, molte riflessioni e molti spunti per mettere in discussione se stessi, prima degli altri. Ma anche un inaspettato senso di liberazione.
Davigo mi ha ricordato una cosa che ognitanto dimentico: la lealtà è importantissima ma quando si va contro la legge, diventa reato.
Nel mio piccolo non si parlava di legge e reato ma di regole ed etica.
Questo l'episodio:

Terza superiore. Seya è Rappresentante di Classe per la seconda volta di fila.
L'Insegnante di Filosofia interroga quattro per volta (interrogazioni programmate), seduti sui posti di fronte a lei. Gli studenti, tanto per fare i furbi, fanno un muro di diari e astucci sul bordo dei banchi e nascondono bigliettini e quaderni dietro in modo da rispondere puntualmente.
Va anche detto che l'Insegnante di Filosofia non brilla certo per furbizia.
Seya e Mela sono le uniche due della classe che non usano certi trucchetti (anche se Seya ammette che in occasione di una super interrogazione su Platone, ha sbirciato il bigliettino di un compagno) e hanno, nonostante ciò, i voti più alti.
Seya e Mela sono scocciate a morte per questa situazione (che si stava ampliando anche verso certi altri docenti).
Seya decide di dirlo agli insegnanti in occasione di un incontro di classe.
Inutile dire che si è sentita dare della "spia", "leccaculo", "seccia de mer" e altri simpatici epiteti per almeno un meso, dopo il quale i compagni hanno capito che in realtà erano state parole al vento visto che l'Insegnante non aveva preso alcun provvedimento o cambiato modus operandi (l'avevo detto che non brillava di furbizia). 
La cosa con la classe è stata dimenticata e Seya è rimasta Rappresentante di Classe per i due anni successivi.
La cosa che però ha sempre fatto soffrire Seya è che uno dei Genitori Rappresentanti, insegnante in un altro istituto, l'abbia presa da parte alla fine dell'incontro e l'abbia insultata per una buona mezzora, dandole della sleale e della diffamatrice.
Seya all'epoca ne era rimasta sconvolta e non aveva replicato, anche perchè Seya non è molto brava a replicare.
La scena ognitanto le torna in mente e tante domande le riempiono la testa.

Venerdì la liberazione.
Per quanto io sia sempre stata convinta di essere nel giusto e non mi sia mai sentita una spia, devo ammettere che alcuni momenti mi hanno molto toccata.
Mio padre fa presto ad inneggiare alla giustizia e a scontrarsi con chi dovrebbe garantirla e non lo fa, ma io non ho la sua forza e il restare isolata non mi ha di certo aiutato.
La cosa che più mi ha fatto male è sentirmi dire di aver sbagliato (anche in modo molto focoso e maleducato) da un'insegnante, da una persona che dovrebbe garantire ordine, rigore e formazione, da una madre che ha visto prima il "danno di voto" per la figlia piuttosto che la sua educazione alla correttezza.
La realtà è che, per come è strutturata la scuola e la società oggigiorno, non "vale la pena" essere corretti e gli insegnanti non sono visti (e molto spesso non si comportano) come degli allenatori che ti devono preparare alle difficoltà della vita, ma come dei giustizieri.
Sotto questo punto di vista, sono convinta, abbiamo passi da gigante da fare.


Seya

venerdì 29 giugno 2012

A volte ritornano

Per carità non parliamo di calcio, non ne posso più. Non perchè non mi piaccia di per sé ma perchè trovo che il modo in cui è considerato, osannato e schifosamente pagato sia un insulto verso quello che è lo spirito sportivo.
E con questo concludo.



Volevo rendervi edotti di una novità: ho parlato con Peter Pan.
Dopo più di un anno.
Un anno in cui ci siamo ignorati, scambiati saluti e domande di rito, pensati senza riavvicinarci.
Ok, non ci siamo proprio parlati però ci siamo dati un appuntamento. Per la settimana prossima.

Io e lui davanti ad un Alexander e, se i suoi gusti non sono cambiati, un caffé shakerato senza ghiaccio (che poi solo lui sa come fare un caffè shakerato senza ghiaccio, ma passiamo oltre).

Io con i miei sandali di sempre e la bandana colorata, lui con dei jeans aderenti e una maglietta stretta stretta stretta (perchè lui può decisamente permettersela!).

Io a lamentarmi della singletudine dell'ultimo periodo, lui a gioire dei suoi due anni insieme a un ragazzo splendido anche se dalla lingua tagliente.

Io e lui a parlare di quanto siamo cambiati, se è giusto che siamo cambiati così tanto, come accettare i cambiamenti.

Io e lui a scambiarci nozioni e informazioni che chiunque potrebbe scoprire leggendo questo blog o seguendo la sua timeline di Facebook.

Io e lui a decidere se vederci ancora, frequentarci ancora, uscire ancora.

Ho paura che non ci sarà un'evoluzione.
Non potremmo tornare a essere quelli che eravamo al Liceo, inevitabilmente, ma anche solo sentire l'uno dire all'altro "non ti ho dimenticato/a" credo ci farà bene.

Domani mattina torno a casa a Venezia e penso passerò il weekend a prendere in giro i Lidioti.
Ora Tudors.

Seya

lunedì 25 giugno 2012

due paroline al Nonno

E siamo a meno 3.

Speravo di essere a meno 2 ma purtroppo Nonno Beppe ci ha messo lo zampino.
Per carita`, lungi da me il voler insegnare ai professori come dare i voti o come valutare i compiti pero` due paroline al Nonnino le vorrei dire.
Inizierei con un: "Ma ti sei accorto che il tuo corso lo abbiamo seguito in 12?"
proseguirei con un: "Hai notato che ai parziali ci siamo presentati in 7?"
e finirei con un: "Non ti fa pensare che l'esame l'hanno passato in 5?"

Non credo che gli diro` nulla di tutto cio` dopo, quando saro` a ricevimento da lui, un po' per rispetto, un po' perche` domani ri-faccio l'esame e vorrei evitare di inimicarmelo troppo presto.

Intanto festeggio il 26 di oggi, esito di un orale che si e` preso la Lode e di un primo parziale bassino bassino.



Seya

giovedì 17 maggio 2012

Giornata mondiale contro l'omofobia

L'ispirazione per celebrare questa giornata di memoria e lotta mi è venuta stamane quando su FB una fan page ha iniziato a pubblicare le cialtronerie omofobe che la gente lascia sparse nel web.
Tra tante battute e frasi per cui ho deciso di mettermi a ridere, una mi ha fatto, al contrario, salire il sangue alla testa.
Il lesbismo non esiste. 
E' solo amicizia. 
Due donne si baciano solo per eccitare gli uomini che le guardano.

Questa idea che l'omosessualità femminile è un gioco erotico mi ha sempre fatto partire l'embolo, come direbbe la Littizzetto.
Dobbiamo ringraziare l'industria pornografica per questo, nessun altro. Ora io non escludo che la situazione sia effettivamente erotica però ciò non significa che due donne debbano baciarsi solo per il piacere altrui, maschile soprattutto, e che il loro amore sia finalizzato a quello.

Questa frase mi ha fatto tornare in mente un racconto non troppo lungo che avevo scritto intorno ai sedici anni e che non ho mai concluso.
L'ho tirato fuori dall'armadio (letteralmente) e l'ho riletto.
Ho pensato di ricopiare qui quello che doveva essere l'incipit della storia, senza modifiche, senza correzioni. Forse perchè la mia scrittura adolescenziale, molto meno elaborata di quella che ho adesso, mi ha fatto nostalgia e mi ha fatto sorridere. Divertente però notare come già all'epoca (parliamo di 7 anni fa) l'idea che l'amore tra due donne sia visto in chiave maschilista come erotico.
A voi.


Federica saliva le scale velocemente, come era solita fare quando aveva fretta.
Quella mattina, come molte altre mattine, portare a scuola i figli si era rivelato lungo e pieno di lacrime: Ai suoi due mostriciattoli non piaceva l'idea di passare l'intera mattinata con bambini che non conoscevano e maestre che insegnavano.
Non aveva mai capito il perche`. A lei la scuola era sempre piaciuta, anche se non era mai stato una campionessa di socialita`.
Inutile, approcciare un altro essere umano, parlargli, fare amicizia, non gli era mai risultato semplice.
Anche dopo molti anni, dopo il Liceo, l'Università, un matrimonio traballante, sembrava sempre difficile socializzare.
Suo marito Claudio era bravo.
Parlava con chiunque, di qualcunque cosa. Sembrava avesse un'opinione su tutto, sembrava sapesse vendere qualunque  idea, come vendeva azioni al mercato finanziario il lunedi` mattina.
Sembrava, perche` dopo cinque anni, aveva capito che era tutto fumo.
Il politically correct era entrato nelle sue vene, aveva ingolfato le sue percezioni, annerito il suo sguardo.
Non credeva in quel che diceva ma sapeva cosa l'altro pensasse in qualunque momento, in qualunque occasione, e se lo ingraziava.
Era una dote anche quella.
Schiaccio` il tasto dell'ascensore e spostò il peso da un piede all'atro facendo attenzione a non piegare troppo la caviglia e cadere dai tacchi alti.
Sistemandosi una ciocca di capelli, giro` il capo verso destra.
Valenzia era li`, come tutte le mattine. Alla reception. Il trucco perfetto, i capelli ben sistemati, gli orecchini in tinta con la maglia etnica che sfoggiava quel giorno.
Le sorrise, sperando che per una volta la notasse.
Inutile.
Sembrava essere su un altro mondo, un mondo di consapevolezza e sicurezza di cui non faceva parte.
Lo stomaco iniziò a stringersi in una morsa. Di nuovo.
Inizio` a contare i secondi che la separavano dall'arrivo dell'ascensore, dentro al quale sarebbe stata al sicuro dalle proprie brame, i propri desideri, i propri istinto.
L'istinto animale di andare da Valenzia e stringerla tra le braccia, toccarle i capelli, sfiorarle il collo.
Baciarla.
Strabuzzò gli occhi e scosse la testa.
Non poteva fare certi pensieri. Non poteva concedersi certi sogni ad occhi aperti.
Il suo posto di donna, il suo ruolo di madre, il suo status di donna sposata sarebbero stati spazzati via e lei avrebbe perso tutto.
Sarebbe finita in un centro di accoglienza, senza un lavoro, senza i suoi figli.
Come il ragazzino che pochi giorni prima era stato pestato a sangue nella città vicina perché omosessuale.Si Era informata, aveva letto, aveva sentito il tg.
Omosessuale, finocchio, recchia, checca..
Avrebbero insultato o preso in giro anche lei? Forse l'avrebbero chiamata "lesbica di merda!".
Forse l'avrebbero semplicemente ignorata, forse l'avrebbero costretta a prestarsi a strani giochi erotici.
Claudio le aveva confessato anni prima che l'immagine di due donne che si baciavano lo eccitava moltissimo. Per lui il lesbismo era un gioco. Un gioco erotico finalizzato al suo piacere.
Non gli interessava se le due donne provavano qualcosa l'una per l'altra.
Il politically correct accettava l'esistenza dell'amore omosessuale, ma solo per quanto riguardava il suo interesse.
Sospirò pensando al bacio rubato ad un'amica quando era all'Università. Sembrava un'altra vita.
Sorrise per poi rabbuiarsi.
-Ho dei figli, per dio!- mormorò a labbra strette.
In quel momento arrivò l'ascensore ed entrò, lanciando un'ultima disperata occhiata verso la donna dei suoi desideri che, incurante del suo tormento interiore, svolgeva il proprio lavoro con cura.
Quando le porte dell'ascensore si chiusero dietro di lei, tornò a respirare tranquillamente.
Era lei stessa la prima vittima della sua omofobia.


Seya

domenica 13 maggio 2012

Il Diluvio nella Laguna

Taci. Su le soglie
del
la città non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano
bricole e pietra d'Istria
lontane.
Ascolta.
Diluvia
dalle nuvole
dense.
Piove su
i carciofi di Sant'Erasmo (e la sagra è stata nuovamente rimandata)
gustosi e fibrosi,
piove su
lla magnolia in fiore,
profumata ed imponente,
piove su
Jack Lemon (Il nostro limone)
divin
o,
su le
cassette di Mamma
di fiori accolti,
sul
le amache dei piccoli giardini interni
di coccole aulenti,
piove su i nostri
capelli
appena lavati
,
piove su le nostre mani
che freneticamente mandano sms disperati,
su i nostri
vestiti
leggieri
(perchè ormai abbiamo fatto il cambio degli armadi),
sul
le fresche imprecazioni
che l'anima schiude
novella,
su la
voce bella
che ieri
t'
ammonì,che oggi ti ammonisce di nuovo,
o
Cielo!

Ti ga capio? La pioggia cade
su la solitaria
pianta di melanzane (appena arrivata!!)
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le
tettoie
più
larghe, men larghe.
Ascolta. Risponde
al
canto il pianto
de
i piccioni
che il
diluvio australe
[..] impaura,
[..] il ciel cinerino.
E
la gondola
ha un suono, e
Luna Rossa
altro suono, e il
motoscafo
altro ancóra, stromenti
diversi

sotto innumerevoli dita (di marinai).
E immersi
noi siam nel
diluvio
lagunare,
di
marinara vita viventi;
e il tuo volto
scuro
è molle di pioggia
come una
spugna,
e le tue chiome
rovinano il risveglio come
il rumore del clacson,
o creatura
celeste
che hai nome
Cielo.

Aho! 'scolta un pò!. L'accordo
de
gli aerei piccioni
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il
diluvio
che cresce;
ma un canto vi si
unisce
più roco
che d
a San Marco sale,
dall'umida ombra
campanara remota.
Più
rapido e più deciso
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
(don)
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne
(din don dan).
Non s'ode
altro che voce del mare.
Or s'ode su tutta la
laguna
crosciare
l'argentea
marea
che monda,
il
rollio che varia
secondo
le bricole

più folte, men folte.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta
(perchè volare con il diluvio non è auspicabile); ma la figlia
del
la laguna lontana,
la
sogliola,frigge nell'olio più fondo,
chi sa dove, chi sa dove!
(basta seguir ea spussa)
E
diluvia solo per colpa tua,
Cielo.


Diluvia su le venete alghe nere
sìche par
il mare pianga
ma di piacere; non bianc
o 
ma quasi fatto virente,
par da
spuma egli esca.
E tutta la vita è in
lui urlante
aulente,
il cuor nel
mio petto è come un limone di Jack
intatt
o,
tra le pàlpebre gli occhi
son come
sardine tra le alghe,
i denti negli alvèoli
con come
gondole dondolanti.
E andiam
(io e chi?) di calle in calle,
or congiunti or disciolti
(e
la grigia pantegana rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
Piove sui carciofi di Sant'Erasmo (e la sagra è stata nuovamente rimandata)
gustosi e fibrosi,
piove su
lla magnolia in fiore,
profumata ed imponente,
piove su
Jack Lemon (Il nostro limone)
divin
o,
su le
cassette di Mamma
di fiori accolti,
sul
le amache dei piccoli giardini interni
di coccole aulenti,
piove su i nostri
capelli
appena lavati
,
piove su le nostre mani
che freneticamente mandano sms disperati,
su i nostri
vestiti
leggieri
(perchè ormai abbiamo fatto il cambio degli armadi),
sul
le fresche imprecazioni
che l'anima schiude
novella,
su la
voce bella
che ieri
t'
ammonì,che oggi ti ammonisce di nuovo,
o
Cielo!
 


Si ringrazia il Signor D'Annunzio per la poesia originale La pioggia nel Pineto da cui è stata tratta questa tragicomica parafrasi.

Seya  

lunedì 30 aprile 2012

come nasce una passione

No, tranquilli non sono morta e no, non ho deciso di abbandonare la blogsfera. Figuriamoci.
Sono solo stata risucchiata dal vortice degli esami di metà corso, che al solito sono stati organizzati con i piedi, e da crisi amicali (?), ovvero la telenovela E vs Principessa continua.
Ma non ho assolutamente voglia di parlare di nessuna delle due cose.

L'altra sera Marco Paolini ha fatto un bellissimo spettacolo su Galileo che per mia immensa gioia è stato trasmesso da la7 in prima serata in diretta dal CNR - Gran Sasso.
Meraviglioso. E non lo dico solo perchè Paolini è veneto, perchè parla di Galileo e perchè è simpaticissimo ma anche e soprattutto perchè è riuscito a inglobare in uno spettacolo in giusto mix tra cultura, informazione, divertimento, riflessione seria.
Io non sono esattamente una sua fan. Diciamo più che altro che lo conosco poco però ho veramente apprezzato lo spettacolo.
Consiglio spassionato: se non lo avete visto, perdete un paio di ore e guardatevelo qui spettacolo

Galileo come personaggio storico non mi ha mai detto tantissimo.
Sì, lo so, a livello storico la sua abiura è uno dei culmini dell'eccessiva clericalizzazione e ingerenza del Vaticano nei riguardi del potere temporale e questo è specchio di un periodo di oppressione culturale e di limitazione alle libertà individuali che porterà poi a Madame la Guillotine.
Invece la sua visione della natura, il suo Discorsi intorno a due Nuove Scienze, credo sia quella che più mi ha influenzato tra le diverse concezioni mai divulgate.
Non ho mai letto il libro per intero però i capitoli che mi sono imposta di conoscere e studiare mi hanno detto davvero tanto.
Il riassunto del discorso è:
 La natura ci parla attraverso la matematica. Se noi riusciamo a capire e vedere la matematica che sta sotto ogni cosa, riusciamo a spiegare il mondo.

Quando ho sentito per la prima volta queste parole le ho inglobate come mera nozione da sapere per l'imminente interrogazione di filosofia.
Avevo quindici o sedici anni e non è un'età in cui ti fai grandi domande sulla natura e sul mondo che ti circonda. Le domande te le fai su te stesso. Ti chiedi se vai bene o no, se sei interessante o no, se sei bella o no...
Le parole erano entrate nella mia testa ma erano state accatastate in un angolino alla voce Filosofia.
Alcuni anni dopo andai ad un incontro in Aula Magna all 'Università sulla Matematica Applicata.
Ero in quinta superiore e avevo già iniziato a pensare di dedicarmi ad una qualche materia scientifica all'Università, restando tuttavia molto dubbiosa su quale strada intraprendere. Avevo escluso subito  Economia e Giurisprudenza, ossia i "bacini di attrazione" di tre quarti degli studienti e anche medicina la avevo accantonata per motivi più che altro caratteriali: la malattia e la sofferenza hanno su di me un brutto impatto. E per quanto io sia sempre stata portata per le materie letterarie, e amassi la letteratura, ho evitato di fare di questa passione un lavoro, forse pensando che così sarebbe rimasta più pura...chi lo sa!

L'incontro era tenuto da quello che sarà il mio relatore per la tesi e un paio di suoi colleghi  e aveva come ospiti dei ricercatori del MOX.
Il MOX è uno studio di ricerca per la matematica applicata  con sede a Milano, famoso a livello internazionale. Sono quelli che hanno modellizzato la barca di Alinghiper l'America's Cup, per intenderci.
Tra i vari modelli, semplificati, che presentavano ce ne erano molti di applicati alla medicina.
Mi si è aperto un mondo.
Le parole di Galileo mi sono tornate alla mente in un lampo.
La matematica poteva davvero spiegare la natura e la realtà, poteva davvero mostrare come funzionano le cose, poteva risolvere problemi da lei stessa creati.
Tutto gira intorno alla matematica, la matematica è in tutto.

Ho iniziato ad appassionarmi e a convincermi che questa sarebbe dovuta essere la mia vita.
E da qui la decisione di studiare Matematica e di cercare di fare ricerca a livello matematico-medico.

Il mondo della matematica è enorme.
C'è la geometria, c'è l'algebra, c'è l'analisi, c'è l'analisi dati..e tutti questi campi possono a loro volta essere visti e studiati in campi diversi: quello della realtà e quello dell'astrazione per primi (anche in più dimensioni). Ogni aspetto ha il suo fascino, ogni aspetto ha le sue rogne.
Un geometra (come ad esempio E) non verrà mai a raccontarti quanto bello è il calcolo di integrali ma si concentrerà a spiegarti come un solido n-dimensioni può deformarsi nell'astratto; un algebrista (o peggio un fondamentista come Principessa) non enfatizzerà mai gli aspetti matematici della fisica, come la caduta dei gravi, ma si perderà a raccontare come ogni numero è frutto di una scelta che è stata codificata nei secoli ma che modificata, apre la strada a "nuove matematiche".
Per mia somma gioia io non sono nè una geometra (le mie capacità di astrazione si fermano alla tera dimensione) nè, tantomeno, un'algebrista (l'assioma della Scelta è un mix di pare mentali senza fine).
Così come nella vita mi piace scorgere e capire i rapporti tra le cose, così nella matematica mi piace vedere come i gruppi di oggetti si collegano tra loro.
Sono un'analista, o meglio una numerica, visto che sempre e comunque preferisco la pratica alla mera teoria.

E proprio questa mia concretezza spiega il mio amore per la filosofia galileiana: spiegare la fisica con la matematica. Spiegare quale legge è insita nella caduta di un sasso, quale percorso segue il sangue all'interno del corpo umano, quale regola è presente nel DNA della natura che le fa assumere forme tanto belle.
La matematica può spiegare tutto questo. La musica è matematica, la fisica è matematica, la poesia (a livello metrico-musicale) è matematica. La matematica può spiegare anche la bellezza.

Poter applicare tutto questo alla medicina per progettare macchinari ancora più precisi, ancora più dettagliati mi è sempre sembrato un sogno.

Fa quasi ridere pensare che io, alla fine dei conti, sia una persona "concreta".
Nel senso, io sono un gemelli. Io sono un gemelli con le ali ai piedi.
Io passo metà della mia vita con la testa tra le nuvole a sognare e pensare.
E alla fine mi entusiasmo quando riesco a scoprire che il disegno che assume il latte quando viene versato nel caffè, non è altro che una cardioide (e non c'entra assolutamente la bravura del barista..è solo una regola di densità di liquidi).



Ora, dopo quattro anni, le cose sono un pò cambiate.
Il confronto della realtà porta sempre a ridimensionare quello che pensi e quello che sogni.
La storia dei "sogni che diventano realtà" vale per quei desideri che nella vita reale sono possibili e ottenibili, non per tutti.
Mi sono resa conto che la Matematica è sì una passione ma non così profonda come pensavo all'epoca e soprattutto che io non ho le capacità per andare avanti in questa strada. Questo non significa che non ce la posso fare ma solo che non è una strada che mi realizzerà mai. Sarà sempre dura, non tanto come confronto con gli altri, ma proprio come capacità individuali.
senza contare che c'è altro.
Io sono altro.

Ma questa è un'altra storia e, citando Ende, dev'essere raccontata un altra volta.


Seya

lunedì 16 gennaio 2012

come un pesce nella boccia

Tra venerdì e sabato è sorto un problema nelle mie orecchie, costringendomi ad andare al Pronto Soccorso per il dolore, ricevendo un codice bianco, bianchissimo, limpido!, appena arrivata e trasformato in codice rosso sangue una volta giunta dall'otorino.
L'esito di questa peripezia è la mia quasi totale sordità degli ultimi 3 giorni.
E diciamo che dove non ci si mettono i problemi fisici e le medicazioni a paraorecchi, ci si mette la volontà.
Passare tre giorni senza dover ascoltare...mi sembra quasi un sogno!
Ovviamente sorge anche un pò di noia, però vedo di considerare il bicchiere mezzo pieno.

E così nel mio mondo silenzioso mi sono messa a guardare il comportamento delle persone.
Delle persone in carne e ossa, ovvero i miei genitori, e di quelli della tv.
Forse per la prima volta ho studiato e osservato la gestualità di attori e conduttori, senza dover per forza sentire la loro voce, e per certi programmi è una benedizione. Ce ne sono di bravi, molto; ce ne sono di veramente incapaci.
E poi confrontare questi gesti con quelli naturali, quotidiani, dei miei ha un non so che di affascinante.

Per quanto mia madre trovi divertente parlarmi con un linguaggio dei segni tutto suo, divertentissimo, e molto comunicativo, trovo molto più spassoso affacciarmi alla porta della cucina e guardarli parlare, dicutere, mentre lei lava i piatti e lui asciuga.
L'argomento, sempre quello, è la lavastoviglie che ci ha abbandonato dopo 14 anni.
Lei lava veloce e attenta, poi si porta il polso verso la fronte e scosta una ciocca di capelli, che puntualmente le ricade sul volto. E nel frattempo si gira, torcendo il collo, e con la sua solita foga, la sua voce alta, parla, decide, convince. Sì, perchè qui è lei che porta i pantaloni. Più che altro è l'unica in casa con i piedi per terra, da bravo capricorno con due gemelli per marito e figlia.
Lui sposta il peso sui piedi in maniera ritmica, quasi musicale, e distrattamente asciuga i piatti mentre cerca di parlare della sua giornata e del suo lavoro (e si capisce che parla di queste cose perchè ride e allunga le mani come ad imitare gli operai delle diverse fabbriche con cui collabora) e, contemporaneamente, di replicare alla moglie.
Lui dice qualcosa che lei non apprezza e subito si nasconde ridendo più con gli occhi che con la bocca, nascondendosi dietro al canovaccio. Mamma invece si ferma, si gira di tre quarti e scrolla le spalle mentre il suo sguardo si sofferma perplesso sul marito.
Io rido e loro si girano verso di me.
E mi mettono a lavare i piatti da sola, mentre loro tornano in salotto, lui con il braccio sulle spalle di lei, per guardare la tv e sentire il telegiornale.
La scusa? "tanto tu non ci senti!"


Seya