domenica 20 novembre 2011

lui/lei/lui

Oggi è la giornata mondiale per il ricordo di vittimi della transgender-fobia ma che cosa ci costa ricordare tutti quelli che hanno subito violenze perche "diversi"?
Nessuna festa, nessuna celebrazione ufficiale, nessuna messa detta per loro. Probabilmente non ci sarà neanche una notizia sul tg nazionale, Vespa non farà il modellino della casa dell'ultima violenza, che probabilmente si è consumata questa mattina stessa, e non si deporranno corone di fiori davanti a nessun monumento.




Ma questo la rende una ricorrenza meno importante?

Io non credo.
Forse, anzi, ne accresce il valore perchè chi si ferma un attimo a guardare fuori dalla finestra, a ripensare a quell'amico o quell'amica che sono state vittime di bullismo e aggressioni, chi accende una piccola candela, lo fa per convinzione, perchè ci crede totalmente, perchè lo pensa davvero.

Io frequento la comunità LGBT di Padova ormai da cinque o sei anni e anche se negli ultimi tempi sono un pò "latitante",  penso sia ancora la mia comunità. Quella dove ho conosciuto persone stupende, dove ho visto i miei amici trovare la propria anima gemella, dove ho acquisito senso di appartenenza e di responsabilità, quella dove sono anche un pò cresciuta.
Perchè anche questo è un aspetto di me.
A volte, quando si conosce una persona nuova, si tende a catalogarla, a giudicarla, a riconoscerne solo alcuni aspetti. E' normale, nessuno gira con un cartello sulla testa che dice chi sei, che cosa fai, quali geni sono nel tuo corpo.
Poi frequenti la persona, la vedi a tutto tondo, e ti rendi conto che lei non è altro che un piccolo mix, a volte ben riuscito, di esperienze, realtà e vite diverse.
Ci sono persone che sono soddisfatte di essere questo piccolo mix, altre che lo sono meno.
Ci sono persone che non amano la propria famiglia, la propria città oppure alcune esperienze che le hanno formate e definite.

Ci sono persone che non amano il proprio corpo.
E non parlo di chi si lamenta dei chili di troppo, dei capelli ricci o della statura.
Parlo di chi non si riconosce.

Per me è una sensazione strana, stare davanti ad uno specchio e ammettere a voce alta: questo non è il mio corpo, questo non sono io.
Ci sono persone che lo accettano, persone che lo nascondono, persone che lo rinnegano e persone che lo cambiano.
Decidere di cambiare il proprio corpo è un atto di coraggio.
Significa definitivamente chiudere una parte del proprio passato e aprire un mondo nuovo.

A me da fastidio quando si dicono frasi scontate e banali riguardo alla transessualità.
Per carità, a volte anche io potrei starmene zitta, indubbiamente, però non riconoscere che forza sta dietro ad un atto così definitivo, mi irrita.
Un pò come quando si parla di aborto.
Avete mai notato che a parlare di aborto sono quasi sempre gli uomini o donne che non hanno (che non vogliono avere) figli?
Neanche uno si preparasse all'aborto come si prepara per andare dall'estetista, così, segnandolo sull'agenda.
Non ci si rende conto (o non completamente almeno) di cosa questo possa significare, che dolore possa portare alla donna in questione, che magari anela la maternità con tutte le sue forze.

Stessa cosa per il riassegnamento sessuale.
Nessuno dice che deve diventare una pratica "facilemente" ottenibile, quasi per gioco o per scherzo, però neanche bloccarla completamente.
Io credo che ognuno abbia diritto di vivere nel corpo che più ama. Perchè chi è grasso può andare in palestra, chi ha il seno piccolo può farsi una plastica e chi è sensa capelli può farsi un trapianto?
Perchè la libertà gli dà il diritto di decidere cosa fare del suo corpo.
Perchè chi vorrebbe cambiare il proprio corpo viene catalogato come diverso?
E poi, da quando la parola "diverso" è diventata sinonimo di "sbagliato" o "negativo"?
Da dove ci viene questa paura per la diversità?
Perchè se uno soffre per il proprio corpo non lo può cambiare?
Non è rimasta neanche un pò di pietàs virgiliana al mondo, un sentimento non cattolico, di pietà, compassione, vicinanza al dolore altrui?

Non è una strada facile e non è una strada scontata ma non parlarne non rende le cose più semplici, affatto.
Ci sono persone che sono morte perchè non se ne è parlato.
Non se ne parla in famiglia, non se ne parla a scuola, non se ne parla nelle comunità.
E' questa la libertà?

Non so quale forma di ricordo possa essere migliore oggi, forse non c'è una forma di ricordo adeguata ma quando questa sera, dopo la doccia, mi guarderò allo specchio e mi renderò conto che il mio corpo ha molti difetti, il mio pensiero andrà a chi ha avuto il coraggio di cambiare il proprio corpo, non per essere più bello, più sexy o più scopabile, ma solo per essere se stesso.




Seya

6 commenti:

Amedeo ha detto...

Il mio vuole essere, oltre che personale, un grazie collettivo, umano.
Mi hai fatto pensare, e ti dico con gioia che seguo e mi ritrovo benissimo nel filo dei tuoi pensieri.
Siamo come siamo, e diventiamo chi vogliamo. Proviamoci.

ps: divertente, hai scritto "pianto" invece che "tra-pianto" per i calvi :D

seya ha detto...

felice ti sia piaciuto il post!

ops...correggo subito!

Seya

'povna ha detto...

Anche io ti ringrazio, perché per quanto crediamo di ascoltare e di guardare poi non ascoltiamo né guardiamo mai abbastanza, e dunque non sapevo di questa giornata (hai ragione, non ne ha parlato nessuno, almeno dove ho letto e ascoltato io). Ne parlerò anche domani a scuola, dove mi faccio punto di onore di ricordare tutte le giornate e le ricorrenze. Non sarà la prima volta, non sarà l'ultima. E parlerò anche un po' di queste parole qui. Grazie

seya ha detto...

'povna, poi mi dici cosa hanno detto i ragazzi, giusto per curiosità, per sentire cosa dicono i ragazzi? Grazie a te per essere passata!


Seya

la 'povna ha detto...

eccomi, con ritardo causato da settimane de fuego: hanno ascoltato, hanno domandato, hanno fatto silenzio. un inizio. un buon inizio.

seya ha detto...

@ 'povna: tranquilla tranquilla!! XDXD felice che abbiano interagito bene e poi come si dice sempre, chi ben inizia è a metà dell'opera!!!


Seya