giovedì 11 settembre 2014

teoria o pratica?

Leggevo 10 minuti fa un intervento di Saviano sull'Espresso sulla riforma della scuola.
Premesso che non ho capito quasi nulla della riforma, uno dei concetti che condivido con Saviano è "Non sapevo cosa fare, così ho fatto una riforma della scuola".

Io sono uscita dal Liceo appena in tempo per salvarmi dalla Moretti e ho visto da fuori tutte le successive modifiche. 
Adesso che lavoro (cioè, finche non finiscono lo stage e la stagione in aeroporto) mi rendo conto quanto sia limitata la formazione che ho ricevuto. Non parlo solo di Liceo, ma anche di università.

O meglio, non limitata, quanto piuttosto bah, non saprei neanche come definirla!

Lavorando in aeroporto mi rendo conto che alla gente con cui comunico in lingua poco (più o meno dai) interessa che io usi una perfetta consecutio temporum o che la mia pronuncia sia oxfordiana. Cose su cui invece ho perso ore e ore sui banchi di scuola e università, quando avrei piuttosto avuto maggior bisogno di ampliare il lessico.
Lavorando qui in stage, mi rendo conto che non interessa a nessuno che io programmi in 25 linguaggi diversi o che abbia fatto certificazioni informatiche diverse.
Qui usiamo Excel (non una versione Pro, ma proprio quello casalingo!) per l'ottanta percento del tempo.
Alla faccia della modernità e dell'efficienza lavorativa!
Che poi io stia lavorando con dei metodi preistorici, va beh, è questo posto che funziona ancora a pennino e carta lavorata a mano.
E la cosa che mi fa arrabbiare, è che ai colloqui o sugli annunci di lavoro ti chiedano tutte queste abilità e certificazioni, che poi non ti aiuteranno minimamente.
Mi rendo conto che l'esperienza pratica è assolutamente necessaria.

Le riforme, i progetti scolastici e tutte le menate sono importanti e indispensabili ma per lavorare servono stage e periodi sul fronte lavorativo. 
C'è tutta una generazione che arriva a 27 anni, senza aver mai portato una pizza ad un tavolo o presentato una fattura a un commercialista.
La maggior parte dei miei amici sono tra questi.
E non capiscono me che mi nego alle uscite perchè sonoo stanca dopo 8-9 ore di lavoro.

Bisorrebbe dare fondi e strutture per uniformare il sistema scolastico ma poi buttare soldi nella produzione, perchè limitandosi a riformare la scuola e facendo sentire i ragazzi mai abbastanza qualificati (Dio solo sa quante volte mi hanno fatto sentire un'idiota ignorante), li costringerai ad uscire da questo paese.

Non capisco se sono solo io a pensarla così.

Se potessi inventare la mia scuola ideale, ora come ora, sarebbe un mix equo tra praticità e problemi reali, e la meraviglia storica, artistica e letteraria.
Perchè ..

"O frati", dissi "che per cento milia 
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d'i nostri sensi ch'e' del rimanente
non vogliate negar l'esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza". 



Seya

PS: in onore di Mela, sto rileggendo i Viceré!

2 commenti:

Ariadne Oliver ha detto...

Ciao, è la prima volta che commento un tuo post, anche se ti seguo da un po', e volevo dirti che mi trovo molto d'accordo col tuo post: la scuola e l'università italiane sono totalmente scollegate dal mercato del lavoro. In tutti i campi (ho sentito perfino studenti in medicina lamentarsi dell'approccio troppo teorico degli esami). Di più: quasi mai vengono incontro agli studenti lavoratori, e tendono a privilegiare la formazione teorica sull'accumulo di esperienze e attività pratica, che però, come dici, è poi quella che paga quando si iniziano a mandare curricula a destra e a manca. Sui requisiti degli annunci, poi, bisognerebbe aprire un'intera parentesi, ma non vorrei sembrare troppo logorroica e quindi la chiudo qui.
Un saluto!

seya ha detto...

Ciao, scusa se ti rispondo solo adesso.
Purtroppo o per fortuna (non lo so!) quello che ho scritto io lo sto capendo adesso. E, seda una parte mi conforta non essere l'unica a pensarlo, mi preoccupa che tanti giovani non lo capiscano.
Vedremo come evolverà il mondo. Anche se resto enormemente perplessa.

besos

Seya

PS: Sii pure logorroica quanto ti pare!