Visualizzazione post con etichetta piccole pazzie per grandi donne. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta piccole pazzie per grandi donne. Mostra tutti i post

giovedì 11 settembre 2014

teoria o pratica?

Leggevo 10 minuti fa un intervento di Saviano sull'Espresso sulla riforma della scuola.
Premesso che non ho capito quasi nulla della riforma, uno dei concetti che condivido con Saviano è "Non sapevo cosa fare, così ho fatto una riforma della scuola".

Io sono uscita dal Liceo appena in tempo per salvarmi dalla Moretti e ho visto da fuori tutte le successive modifiche. 
Adesso che lavoro (cioè, finche non finiscono lo stage e la stagione in aeroporto) mi rendo conto quanto sia limitata la formazione che ho ricevuto. Non parlo solo di Liceo, ma anche di università.

O meglio, non limitata, quanto piuttosto bah, non saprei neanche come definirla!

Lavorando in aeroporto mi rendo conto che alla gente con cui comunico in lingua poco (più o meno dai) interessa che io usi una perfetta consecutio temporum o che la mia pronuncia sia oxfordiana. Cose su cui invece ho perso ore e ore sui banchi di scuola e università, quando avrei piuttosto avuto maggior bisogno di ampliare il lessico.
Lavorando qui in stage, mi rendo conto che non interessa a nessuno che io programmi in 25 linguaggi diversi o che abbia fatto certificazioni informatiche diverse.
Qui usiamo Excel (non una versione Pro, ma proprio quello casalingo!) per l'ottanta percento del tempo.
Alla faccia della modernità e dell'efficienza lavorativa!
Che poi io stia lavorando con dei metodi preistorici, va beh, è questo posto che funziona ancora a pennino e carta lavorata a mano.
E la cosa che mi fa arrabbiare, è che ai colloqui o sugli annunci di lavoro ti chiedano tutte queste abilità e certificazioni, che poi non ti aiuteranno minimamente.
Mi rendo conto che l'esperienza pratica è assolutamente necessaria.

Le riforme, i progetti scolastici e tutte le menate sono importanti e indispensabili ma per lavorare servono stage e periodi sul fronte lavorativo. 
C'è tutta una generazione che arriva a 27 anni, senza aver mai portato una pizza ad un tavolo o presentato una fattura a un commercialista.
La maggior parte dei miei amici sono tra questi.
E non capiscono me che mi nego alle uscite perchè sonoo stanca dopo 8-9 ore di lavoro.

Bisorrebbe dare fondi e strutture per uniformare il sistema scolastico ma poi buttare soldi nella produzione, perchè limitandosi a riformare la scuola e facendo sentire i ragazzi mai abbastanza qualificati (Dio solo sa quante volte mi hanno fatto sentire un'idiota ignorante), li costringerai ad uscire da questo paese.

Non capisco se sono solo io a pensarla così.

Se potessi inventare la mia scuola ideale, ora come ora, sarebbe un mix equo tra praticità e problemi reali, e la meraviglia storica, artistica e letteraria.
Perchè ..

"O frati", dissi "che per cento milia 
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d'i nostri sensi ch'e' del rimanente
non vogliate negar l'esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza". 



Seya

PS: in onore di Mela, sto rileggendo i Viceré!

venerdì 29 agosto 2014

di maestri e insegnanti

Stavo leggendo il blog di Mel e le sue vicissitudini con le supplenti della sua infanzia, quando mi sono tornate in mente la maestra Lucilla e la maestra Francesca.

La prima era la mia maestra di "tutto tranne lingue" alle elementari (tutti i cinque anni), la seconda la maestra di inglese dalla terza alla quinta elementare.
Premettendo che ho fatto una scuola a metodo Montessori alle elementari, ho dei bellissimi ricordi di entrambe.

La prima era un vulcano di idee e di attività.
Sulla trentina, single a vita, amante del Messico, con un grosso orecchino piumato a metà dell'orecchio destro. Mi ha insegnato a scrivere e a contare. Mi ha insegnato la grammatica e la storia.
Ho ancora il sussidiario che usavamo in classe e quasi in ogni pagina c'è un ticket colorato che lei assegnava per ricordarci di vedere altre fotocopie o altre fonti che man mano ci forniva.
Mi ha fatto amare la storia e l'evoluzione della civiltà come neanche Philippe Daverio potrebbe.
Ero malata di egittologia. Sapevo tutto delle mummie e dei riti funebri dell'Antico Egitto.
Ci insegnava anche scienze, ma solo le gite e le visite che facevamo, riuscivano a farmi apprezzare la materia.
E la grammatica.
Credo di essere una delle poche persone rimaste che sa fare l'analisi grammaticale-logica-del periodo a occhi chiusi.
Il metodo Montessori ha aiutato, ma la sua grinta e la sua dedizione hanno fatto il 90% del lavoro.
In quinta, alle soglie dell'esame di fine anno, ha regalato a ciascuno un libercolo. Il mio era un libro di poesie con un suo messaggio sulla prima pagina: "Per amare il mondo, devi guardarlo ogni giorno come se uscissi per la prima volta di casa".
Che avesse già percepito il mio tormento futuro?
Alcuni anni fa, durante la pausa di uno spettacolo teatrale, sentii le mie vicine di posto parlare di una maestra che corrispondeva alla sua descrizione. Sembrava fosse malata.
A maggio ho avuto la conferma che è mancata per un tumore qualche anno fa.

La maestra Francesca era di tutt'altra pasta. Dolce e posata, era giovane e inesperta quando è arrivata nella nostra classe ma con la sua flemma e gentilezza ci ha conquistati.
Studiavamo inglese già dalla prima elementare ma, se prima di lei ci limitavamo a imparare vocaboli e far disegni con didascalie in inglese, con lei abbiamo iniziato a masticare la lingua.
E quindi giù di grammatica e di dialoghi in inglese. E canzoni!
Ogni giorno, o quasi, tornavo a casa con una canzone da ascoltare e completare il testo.
Se ho un buon orecchio per la lingua, devo ringraziare la maestra Francesca.
Sempre a maggio di quest'anno però la doccia fredda.
Aveva 42 anni, questo dicembre, e moriva in ospedale di anoressia.
Ci sono rimasta malissimo.


Eppure seppur con un pò di tristezza, ricordo con affetto queste due donne.



Seya

giovedì 24 luglio 2014

ablaré

Il mio corso di spagnolo serale è finito ieri.
E già non so come trascorrere le mie serate.
Oddio, poter stare un attimo in casa e andare a doormire presto, non mi spiace di certo.
Però adesso ricomincerà il balletto delle uscite e del vedersi che, per quanto mi faccia piacere, a volte mi rende antipatica perchè un orario per uscire, vedi le 22, che per Angioletto e co è normale, per me è la morte.
Io a quell'ora devo già essere con un piede in camera da letto se il giorno dopo voglio essere vagamente vigile sul lavoro.

Lavoro..

Mah, mi sembra che questo periodo io sia più lamentosa del solito! La verità è che qui posso sfogarmi, fuori mia madre o chi per essa, mi fermano, stoppano, si intrufolano e non mi permettono di concludere un ragionamento.

Poi hanno anche troppa pazienza, eh!

L'ultima del mio Capo è che "siamo in Italia, scriviamo in italiano" anche se il cliente in questione è austriaco. Proprio un modo progressista di pensare.
La Strana invece è in agitazione perchè cambiano le etichette (notiamo la serietà della questione) per le spedizioni.
Fosse per me cambierei il modus operandi da zero. Ho anche un paio di idee concrete e le scrivo nel quadernino man mano che prendono forma.
Il problema è a chi proporle.
Il mio Capo non è assolutamente in grado di capirle.
Il suo Capo non mi dà minimamente attenzione.
Il Gran Capo è carino e gentile con me ma, per quanto buono, è proprio svampito!

Devo capire come muovermi.


Intanto leggo e vado avanti.
Al momento sul mio comodino, o meglio sulla mia scrivania, c'è A sud del confine, a Ovest del sole di Murakami. Bello!!!!!

giovedì 10 luglio 2014

snobbismo culturale

Visto che lavoro tutti i giorni (ma proprio tutti tutti) in media 9h, ho pensato bene di iscrivermi ad un corso intensivo serale di spagnolo. Costicchia un pò per i miei gusti però ammetto, dopo due lezioni, di trovarmi molto bene con l'insegnante.
Inoltre a lezione siamo solo in tre e quindi riusciamo a parlare sufficientemente.

L'ho iniziato per tanti motivi, e nessuno in realtà!
La scusa di aggiornare il mio registro linguisticoper il lavoro aeroportuale durante i weekend e la necessità di non perdere una lingua che può sempre tornarmi utile.
Poi c'è anche la necessità di far girare i due neuroni che mi ritrovo e che dopo 8h di un lavoro monotono e ripetitivo tendono alla fusione e alla staticità cerebrale.
Per concludere, ovviamente, con il motivo più basso ed egoista: elevarmi dalla condizione di forza lavoro in um mondo maschilista e facilmente appagato.
Non per cattiveria nè per alterigia, però sento l'ambiente che mi circonda limitato.
Non mi sono mai considerata una snob e non mi sono mai comportata come tale ma questa mia scelta serale io la vedo come snobbismo culturale.

Ed è aria fresca.

Improvvisamente nella mia testa tante memorie, tante frasi e tanti piccoli tasselli di un puzzle si ricompongono.
Il volontariato in Spagna, il sole di Manzanares, i colori della stanza da ridipingere, le risate con il gruppo internazionale. Ma anche le serate passate a studiare spagnolo.

E ancora una volta mi sono ricordata che io sono altro.



Seya

giovedì 3 luglio 2014

Talento Innato

image431


Le regole del Premio sono:

1) Utilizzare il logo (girate gli occhi a sinistra)
2) Menzionare chi vi ha nominato…Mel!
3) Nominare 10 Blogger, nei quali scorgete la dote del Talento, notificando loro la nomination… Ognuno è libero di accettare o rifiutare, ma risparmiatemi                                 eventualmente “recusazioni” di carattere cattedratico. Si tratta di un gioco. Visto                         però che io non seguo le regole, lascio totale libertà a chi legge di partecipare e                         giocare, se ciò gli aggrada. Ammetto che però di alcune persone sarei curiosa                           di leggere gli scritti...Sì, Amedeo, parlo di te!
                                           4) Rispondere alle domande.


Prima di partire con i quesiti però ci vuole una piccola prefazione.

Io scrivo, e con "scrivo" intendo proprio storie, racconti e diari, più o meno da quando avevo sette anni. Era nata come emulazione di Cugina per la quale, anche se non mi crederà mai, ho un'attenzione particolare. All'epoca, lei adolescente, partecipava a concorsi amatoriali e scriveva storie che io non capivo.

E ancora ho alcuni dubbi su dei passaggi.

Ho continuato senza mai rendere nota questa mia inclinazione praticamente a nessuno. Ovvero non faccio leggere le mie cose. Mai. A nessuno.

Sono cose mie su cui nessuno deve metter parola.


Chiusa la prefazione, ecco le mie risposte.


1) Quando hai capito di amare la “scrittura”? Quando, una mattina, di molti anni fa, mi sono svegliata pensando a come rendere un passaggio di un racconto che all'epoca era in piena gestazione. Era come un attacco d'ansia, in senso buono. Non vedevo l'ora di attaccarmi ad un pezzo di carta (ebbene sì, solitamente, elaboro le prime cose a mano e poi nel trascrivere a pc faccio alcuni cambiamenti) per buttare giù mie idee.

2)Ti ispiri mai alla tua realtà? No, o meglio non nel generale. Magari alcune scene o alcuni "background" sono legati alla mia realtà, ma in generale vivo in mondi completamente diversi dove, oltre ad avere il corpo di Nicole Kidman, ho il carattere di ferro di Frida Khalo e la vivacità intellettuale di Philippe Daverio. Scherzi a parte, non scrivo mai in prima persona e mai di me, ma tendo ad identificarmi con alcuni particolari personaggi. Inevitabile.

3)Se potessi partecipare e vincere una competizione letteraria o fotografica importante, quale sarebbe? Il giorno in cui parteciperò ad un concorso letterario, potete tranquillamente chiamare il 118 e rinchiudermi a Villa Tigli (Manicomio) perchè avrò dato di matto.

4)In cambio di una ingente somma di denaro, riusciresti a realizzare qualcosa lontanissima dalle tue corde? Leggi risposta precedente.

5)Ami sperimentare? Decisamente sì, in ogni ambito della mia vita.

6)Offri qualcosa di inedito alle persone che ti seguono e credono nelle tue capacità? Se parliamo di blog, mah, credo che l'unica cosa che io trasmetta sia uno scorcio su una piccola vita. Se parliamo di storie, il desiderio di trasmettere grandi ideali e soluzioni geniali ai problemi della vita è offuscato dalla incapacità (vigliaccheria) di pubblicare.



Seya

mercoledì 2 luglio 2014

Fashion Blogger - corretto

Visto che sono un genio, oggi, durante la pausa pranzo, mi sono messa a compilare il mio "selfie" fashion blogger dal terminale dell'ufficio.
Ho hatto copia incolla con quello di Mel per avere l'ordine delle domande e poi mi sono buttata a comporre l'opera.
Al punto di pubblicare, mi si scollega la sessione (perchè non si può usare internet in ufficio e quindi mettono i blocchi ad ogni azione). Quando la riapro, senza pensarci, pubblico e chiudo.
Neanche riletto.
Ho pubblicato il profilo di Mel (salvato per dio solo sa quale motivo).
Rendiamoci conto quanto sono fusa..

Questo per dire: Scusa Mel, non volevo appropriarmi del tuo fashion style. E scusate lettori, non volevo farvi credere di non indossare il giallo.

Andiamo con il mio selfie!

La mia divisa: Pantaloni. Sempre. Comodi, sportivi, tipo trekking. Solitamente neri o color panna. Lunghi. Qualche jeans. E t-shirt. Sempre in cotone e tinta unita, o con qualche stampa. Banditi pallini/quadratini/puntini e le righe. Amo le scollatura strane. Mai maniche lunghe. Se proprio ho freddo, indosso una felpa ma sollevo le maniche. Calzini bassi coloratissimi. Qualche camicia, sempre colorata.
I colori: Pantaloni neutri (neri o beige) ma maglie di tutte le tinte dell'arcobaleno, con particolare predilezione per arancione, rosso e giallo. Poco verde. Azzurro e blu ridotti all'osso.
Scarpe: Sportive, in tela, tipo converse. E i miei intramontabili infradito in cuoio palestinese. D'inverno uno stivaletto Lumberjack del secolo passato (ma tanto comodo) per la neve. Adoro i tacchi ma li indosso proprio male. Poi, va beh, gli stivali da acqua alta.
Gioielli e accessori: Orecchini. Sempre. Dai più piccoli anonimi alle "sCione" zingaresche. Solitamente abbinati ai colori delle maglie. Pochissime collane. Mai bracciali o orologi (odio tutto ciò che mi "struscia" i polsi). Molti cappelli e qualche sciarpina. E le bandane!!
Sempre: Orecchini.
Mai: Guanti.
Cosa mi piace del mio guardaroba: che non esiste: ho un appendino anni Trenta per cappotti su cui appendo le grucce con i pantaloni. Le maglie sono stippate in un'anta.
Cosa vorrei cambiare: magari qualche capo più elegantino.
Trucco: Quasi sempre gli occhi: matita, mascara e qualche ombretto. Mai rossetto o fard. Tanti disastri.
Ossessione: calzini colorati e bassi.
Negozi preferiti: Desigual per i colori e le fantasie ma le taglie mi fanno morire. In realtà poi compro a istinto, dovunque (tranne i negozi cinesi che emanano sintetico nell'aria) e quasi a qualunque prezzo. Se mi piace, lo compro. Poi al massimo il bancomat non passa e mi metto a pulire il pavimento per pagarmi la maglia.
Il prossimo acquisto: Dipende cosa vedrò la prossima volta che vado a fare la spesa...o che ne ho il tempo!
Un errore: I taccazzi (12 cm) per l'Arena. Mi hanno massacrato i piedi. E mi hanno fatto raggiungere quote elevate (2 metri verso il cielo)
Un sogno: Avere dei vestiti su misura. Sartoriali.



Seya

sabato 10 maggio 2014

Terme

Ieri giornata di sole e pseudo-relax.
Insieme a Mamma siamo andate alle terme di Galzignano a passare la giornata nell'acqua.
Avevamo preso gli ingressi via coupon ancora a Dicembre e ieri ne abbiamo finalmente approfittato. Lei si è presa un giorno libero dal lavoro, io ho saltato russo.
Per punizione ora sono color peperone.

Siamo arrivate presto e abbiamo approfittato delle piscine vuote e della sensazione acqua calda-aria fredda.
Il problema è arrivato quando siamo andate alla ricerca degli spogliatoi.

Abbiamo attraversato un corridoio buio e umido, totalmente piastrellato e silenzioso.
Nessuno in vista.
Alla destra si è aperta una porta a vetro e, sbirciando dentro, abbiamo visto una testa canuta e rada emergere da un mucchio di coperte e asciugamani.
Urliamo e corriamo verso il fondo del corridoio.

Più tardi ci spiegano che è il corridoio delle cure con i fanghi e che il povero signore tedesco che faceva il trattamento era vivo e vegeto.



Seya

mercoledì 30 aprile 2014

Casting

No, non mi vedrete a Xfactor (anche perchè vi romperei i timpani ancor prima di avvicinarmi al microfono) o a MasterChef (Potrei anche farlo, ma non credo reggerei la pressione e le offese di Bastianich).
Ho fatto un casting per modelle di capelli. In sostanza mi pagano per farmi tingere e tagliare i capelli.

Ora, come voi sapete, io ho un pessimo rapporto con i parrucchieri. Sono talmente affezionata al mio Parrucchiere d'Infanzia che l'idea che qualcun'altro mi metta le mani nei capelli (letteralmente), mi fa un pò impanicare.

La cosa divertente però è ricordare le squinzie le smorfiose che si sono presentate.
Alcune tiratissime, alcune sciattissime, altre più spaventate di me, ma nel complesso tutte molto chic. Io sembravo una monaca paragonata a molte di loro.
Tacchi alti, canotte attillate e trucco ricercato, loro. Felpa calda, raffreddore e scarpe da ginnastica, io.
Sentirle parlare poi, è stato come ricadere al Liceo, quando tutte volevano andare in tv o sfilare per Tizio o Caio, e in sostanza far soldi.
Per loro sfortuna, la selezionatrice era una donna, anche piuttosto tosta, e poco interessata a profili e smorfie.
Cercavano capelli "difficili" da sistemare, non tette sode e tacchi alti. Per fortuna!

Ero divisa tra il desiderio di tornarmene a casa per curare il mio raffreddore (e magari sentire se quelli dello stage sono morti) e la curiosità di restare e vedere come sarebbe andata a finire.

Alla fine ho passato il casting: ho allontanate le smorfiose a suon di fiancate e starnuti.
E così l'11 pomeriggio mi faranno bionda. E mi pagano!

sabato 19 aprile 2014

I love shopping... di libri

Chi di voi non ha letto la collana I love shopping? *Mani che si alzano da tutte le parti*.
Scherzi a parte, venire in Foresteria a me piace un sacco.
Basta nominare la località perchè io inizi a dormicchiare e sospirare pensando a quanto potrei leggere, dormire e mangiare. E cucinare!

Stamattina ho deciso di fare due passi, ma proprio veloci veloci in centro al paese. Dovevo prendere un regalino per Medico che, ormai un mese fa, ha compiuto gli anni.
Dopo la commissione, sono entrata nella purtroppo unica libreria del posto e mi sono smessa a spulciare.
Un pò di tutto, alcuni best seller e tanti libri religiosi.
Ho ordinato "streghe" della Gruber con l'idea che i 10€ del libro preferisco darli a loro piuttosto che ad amazon, ho letto le qurte di copertina di tutti i libri presenti, non religiosi per lo meno, e alla fine da una pila di libri ne ho scelto uno da comprare.
Rileggendo i titoli e scegliendo la mia preda mi sono resa conto di due cose:
a) io detesto comprare qualunque cosa (specialmente abbigliamento) ma comprerei vagonate di libri, e lo farei anche se non temessi una lenta e dolorosa (credo per scuoiatura) da parte di mia madre, altra fanatica di libri ma più concreta di me sugli spazi della nostra unità abitativa;
b) che amo generi estremamente diversi.

La rosa dei candidati variava da un saggio sulla storia antica ("In principio fu Troia") a un libro sulle religioni (Una sorta di "da dove vengono i credo del mondo"), passando per Murakami (quanto mi piace) e per una guida sulle casate reali europee (sia mai che mi trovi un principe, o una principessa).
E li avrei comprati tutti, con la buona volontà di leggerli tutti...un giorno.

Ma visto che tra Foresteria, Cà e Padova sono piena di letture, anche importanti, che non ho ancora portato a termine (o alla luce), mi sono limitata al sequel di "Educazione Siberiana", "Caduta Libera".

Ebbene sì, in una libreria religiosa ho comprato un libro che parlo di violenze, omicidi e mafia.
Ma il prequel è così bello!



Seya

martedì 8 aprile 2014

L'immagine della città europea

La mostra " L'immagine della Città Europea" è la dimostrazione di quante volte in Italia si facciano mostre bellissime e curiose ma prive di ogni intento didattiche e prive di un filo conduttore.

Il Museo Correr di Venezia ha messo insieme carte e mappe di alcune delle più famose città europee, principalemnte italiane a dire il vero, nonchè dei quadri che dovrebbero farci intuire come si presentassero le suddette ai viaggiatori.
In teoria la mostra presenta un profilo cronologico e si dovrebbe percepire un cambiamento dalle prime carte a inchiostro e buona volontà, fino alla cartografia stampata.

Ora, io mi chiedo, come diavolo si fa a capire nel profondo un'evoluzione così significativa e così importante senza uno straccio di spiegazione nè sonora (leggi audioguide o visite guidate) nè scritta (depliant, cartelli, denominazioni)??

Tra l'altro il Museo Correr ha una bella collezione di mappe e mappamondi antichi di reale pregio, quindi perchè non includerli nella mostra?
La risposta è semplice, per far pagare due biglietti, uno per la mostra, uno per il museo (che io e Cugina ci siamo girate tranquillamente perchè gratuito in quanto residenti).
Eppure avrebbe fatto un bell'effetto vedere, ad esempio, la matrice tipografica di una grande carta di Venezia e il suo risultato vicine. Invece, solo la carta, senza alcuna indicazione riguardo al fatto che il museo contenga anche la matrice.
E come questo, tanti esempi di piccole cose che si sarebbero potute fare per rendere la visita molto più istruttiva e anche interessante.

Il risultato? Un'accozzaglia bellissima e curiosa di carte e quadri da cui non si ricava molto.
Un peccato. Veramente.

Alla fine, non so se consigliare o meno la visita. Da una parte sì, perchè Bellotto è sempre bellissimo, perchè alcune cose sono curiose e perchè un giro per il museo de sconton fa sempre bene all'anima; d'altra parte sono 5€ che senza un minimo di spiegazione o senza un accompagnatore che due cose te le sa raccontare non vale la pena spendere.

Piccola nota divertente:
Davanti a questo quadro,
Io: "L'ho già visto...alla mostra di Bellotto!"
Curgina: "E' di Bellotto"
Io: "Sono un genio"
Cugina: "E' solo memoria"


Seya

lunedì 7 aprile 2014

Spring Awaking

Spring Awaking è un'opera teatrale di tale Frank Wedekind che il Teatro Goldoni di Venezia ha presentato la settimana scorsa in versione musical.
Allegro e frizzante, un pò retro ma con buon aggancio al moderno, racconta le vicende di un gruppo di ragazzi (anni 50-60??) alle prese con il sesso.
In una società in cui istituzioni e famiglie sono chiuse e poco liberali, i ragazzi si rivolgono domande e dubbi e si confrontano con le pulsioni che tutti i giorni agitano i loro animi.
Alla fine della storia, uno dei ragazzi si uccide perchè dilaniato dallo scontro giusto/perverso che è nella sua mente, un altro convince l'amico che l'amore omosessuale è divertente quanto quello eterosessuale, una ragazza è vittima di violenze paterne ma sta zitta per non finire come l'amica, allontanata di casa per vergogna, e una, ingannata dalla madre che non le ha mai spiegato nulla sul concepimento, non solo resta incinta, ma muore durante un operazione di aborto clandestino.

Al di là della storia e della oggettiva bravura dei ragazzi (cast molto giovane e dinamico) che hanno cantato dal vivo (con musica dal vivo) per due ore con salti e balli, la questione resta spinosa nel passato come oggi.

Ho sempre più la sensazione che la sessualità venga presa troppo seriamente fino ad una certa età (8-10 anni), poi alla leggera (fino ai 20-25) per tornare ad essere seri e contriti al riguardo superati i trenta.
Eccezioni escluse ovviamente.
Si pensa che i bambini debbano essere protetti e rassicurati (ma fino a che punto è una protezione e dove diventa un inganno?) che il mostro con un occhio solo (citazione "Runaway bride, ndr) non si occupa dei fanciulli, poi si passa alla fase "oh, mio dio, è meglio che diciamo subito certe cose ai ragazzi prima che ci portino la figlia della vicina incinta a tredici anni" e si chiudono gli occhi su comportamenti e atteggiamenti che andrebbero sorvegliati (non dico corretti, ma in alcuni casi ci starebbe anche). Poi la palla passa ai ragazzi stessi e le famiglie e le istituzioni non fanno più alcun commento.

Io non ho mai ricevuto una vera educazione sessuale, nè a casa (dove è tuttora un argomento simil-tabù), né a scuola dove le timide lezioni di educazione sessuale erano tutte incentrate sul "non fare sesso, che ti viene la gonorrea".
L'ho sempre vissuta male e la vivo ancora male.
Metà dei miei problemi con me stessa derivano da qui ma non ne faccio una colpa a nessuno.
Anzi, cerco di illuminare gli altri perchè non siano restii al contatto fisico quanto lo sono io.
E in questo mio sembrare mai scandalizzata o molto liberale di fronte alle vite sessuali altrui (della serie, mi sorbisco ore e ore di racconti altrui...mi voglio male!), la percezione che ho è che il sesso sembri il grande muro, il grande ostacolo fino alla prima fatidica volta, per poi passare ad un'allegra ginnastica, e finire a ventiquattro anni a dire "Oh, ma non riesco a vivere senza. Sono proprio una puttana!" (frase che ho sentito la settimana scorsa).
Per dover di cronaca, il mio campione non si limita a persone eterosessuali, ma comprende lesbiche/gay e un transessuale.

Se poi c'è di mezzo una relazione seria, il tutto assume necessariamente una visione emblematica.
E' tutto un ripetersi di "se lui mi lecca lì, non ti scoccia che lo dica?, allora vuol dire che mi ama davvero" e "se mi amasse davvero non vorrebbe mai che io la toccassi di dietro".
Quando si è in una relazione, tutto quello che succede tra le lenzuola è commisurato al più o meno amare l'altro.

Ma quand'è che si raggiunge l'equazione, essere porcelli nella nostra stanza da letto (o sull'amaca, o dove si vuole) non influisce sull'amore che proviamo?

Conosco più di tre persone (facciamo cinque considerando i miei genitori) che risponderebbero "quando si è dei pervertiti", dove la peccaminosa parola ha un'orrenda accezione.
A me fa quasi ridere.

Ho provato a chiedere a più di una persona se stessero bene con loro stesse in generale, ma anche riguardo alla loro vita sessuale, e la risposta quasi totale (dove il quasi è influenzato dalla birra e dal linguaggio colorito di certi miei confidenti) è "Io godo".
Della serie, che domanda fai?
Magari ci serve un altro decennio per arrivare a certe questioni.

Morale della favola, il musical è elettrico e dinamico, piacevole da vedere e ottimo spunto di riflessione su un argomento in cui il cervello è sempre l'ultimo chiamato a testimoniare.


Seya

sabato 22 marzo 2014

la scoperta Casella

Da quando è partita l'iniziativa (orai due anni fa) sono un'attenta ed entusiasta partecipante di MusicEmotion, la chermesse cinematografica di musica sinfonica.
Non che sia un grande impegno (parliamo di 4 concerti a stagione, praticamente una nullità) però mi ricollega ai piaceri della pace, della solitudine, dell'individualità.
Non è infatti un piacere che condivido, un pò perchè non saprei a chi proporre la cosa, un pò perchè infondo mi piace sentirmi non più colta, però più ricercata sicuramente, di alcune altre persone.

Mercoledì sera, con mamma, abbiamo assistito al concerto del maestro Noseda su musiche di Casella e Respighi.
Personalmente sono arrivata al cinema sbuffando: la musica italiana non mi piace nè antica, nè moderna.
Quando sono uscita (a parte il sonno), ero entusiasta.
Il pezzo di Respighi non è altro che l'assemblaggio di opere precedenti e secondarie (musiche per fluto che ricordano tanto le scene mitiche, dove ninfe e fauni danzano in allegria).
Casella invece è stato una scoperta.
Praticamente si tratta di un tale, ovviamente un genio/prodigio del pianoforte con un infanzia triste e tormentata (tanto per sfatare gli stereotipi), che a cavallo tra Ottocento e Novecento ha composto pezzi orchestrali secondo le influenze del periodo.
Un anticipatore di Stravinski, un affezionato a Mahler e un tormentato alla Shostacovich.
Studiare a Parigi gli ha permesso di entrare in contatto con i grandi dell'epoca (allievo di Faurie, amico di Ravel e conoscitore della classica musica mittleuropea) e di tutte queste amicizie e conoscenze ha fatto un sunto in una serie di concerti molto paricolari e stranamente poco conosciuti.
Dico stranamente non perchè era italiano o che, ma per la modernità di alcuni pezzi.
Le parti lente dei concerti sono una palla (anche la Sinfonia n.12 in alcuni punti lo è, a mio avviso) e le presentano come un omaggio/incontro con Mahler (ma io non conosco Mahler e quindi poco posso dire).
Le parti movimentate invece sono da togliere il fiato.
Moderne e dinamiche, sembra quasi di trovarsi nel traffico cittadino all'ora di punta e di essere sul punto di perdere un appuntamento importante. Una corsa, una foga e in tutto questo la sensazione di essere vivi.
Meraviglia pura.
E io che non apprezzo i pezzi caotici, faccio un doppio complimento.
Ed è strano che qualcuno così attuale sia poco proposto. Non parlo neanche di insegnarlo a scuola perchè le nostre povere nuove generazioni è già tanto se sono in grado di distinguere un violino da un pianoforte: tra tagli e insegnanti e ragazzi poco preparati/interessati/motivati l'ignoranza musicale regna sovrana.
Parlo proprio di concerti in cartellone. Stravinski è osannato, di Mahler Accardo ha fatto un cofanetto (ce l'ho ma non l'ho ancora sentito), Shostakovich viene passato come artista d'elite e Ravel è strapagato. Casella, tutti se lo dimenticano.
Un peccato perchè è notevole.

Piccolo commento su Noseda, il direttore d'orchestra. Allora, bravo come pochi, bisogna riconoscerlo, ma bisogna fare qualcosa per la sua sudorazione copiosa.
Già lui è pallido e chiaro, in più con un completa (taglio giapponese) nero sempra Piton albino, se poi ci si mette pure un continuo grondare sudore da tutti i pori, il risultato è a metà tra il disgustoso e il preoccupante.
Consiglio sciarpina per raccogliere sudore facciale e movimenti del corpo più contenuti: infervorarsi va bene, perdere il 50% dell'acqua corporea no.


Seya

lunedì 17 marzo 2014

Streghe

Da Natale si è risvegliato in me il forte desiderio di leggere e sono diventata una mangia libri.
Non scherzo! mi sono letta quasi tutto Wilbur Smith (che non avrà spessore classico ma è tanto avviincente), Housseini (che è sia sostanzioso che avvincente) e qualche altro libro a desta o a sinistra.
Ho finito proprio ieri Streghe di Lilli Gruber, un saggio a forma di intervista (o meglio, di serie di interviste) sulla condizione della donna in Europa. Credo sia del 2008.
Bello, bellissimo.
Avevo già avuto la possibilità di leggere ed apprezzare la veloce e ironica scrittura della giornalista in Eredità (altro bello da consigliare), ma qui, vuoi per il tema, vuoi per lo stile, vuoi per le voci che ne sono uscite, qui ha raggiunto lo splendore.
Non sherzo!
A parte l'essere andata a comprarmelo (cartaceo, che è meglio per le sottolineature!), l'ho riletto in alcune sue parti e ne ho valutato il contenuto in tempo per la questione della faccenda Quote Rosa in Parlamento.

Io non faccio politica e ho poche idee al riguardo, ma chiare, eppure due parole (banali e ritrite) le spendo.
Sono d'accordo con la Littizzetto che proprio ieri diceva che le quote rosa poco servono e che se uno è pirla, lo è a prescindere di quello che ha nelle mutande (dixit!), eppure secondo me ci vogliono.
Io non sono una femminista o una avversaria degli uomini, anche se in alcuni casi mi sento superiore, però ho la sensazione (percezione?) di trovarmi in una realtà statale in cui il concetto di Vir prevale su tutto.
Vir, non homo.
L'uomo virile, un pò sessista e di strette vedute, anche se vi dirà che le ha ampissime, esiste e comanda.
Lo vedo al lavoro da mia madre, lo vedo in televisione (sia nei film che nei tg), lo vedo in autobus.
E per scardinare questo fantomatico uomo di metallo, io le quote le userei.
Sono d'accordo che una persona di valore arriva dove vuole e si prende il suo posto e il suo ruolo senza sentirsi privilegiato, però credo che in occasione di parità sia necessario rivolgersi a chi è meno rappresentato o comunque visto in maniera meno forte, e quindi la donna.
La cosa però deve andare di pari passo con l'aumento dei servizi, con un maggiore aiuto alle famiglia, ma anche ai single, e con un miglior welfare in generale.
Ma tanto non si farà perchè è troppo importante portarsi a casa 85€ in più in stipendio invece di garantire asili nido, posti letto per gli anziani e rotazioni per medici e assistenti.

Sono disillusa.

Tornando al libro, sono felice ne contastare che le persone che nel mio piccolo ho sempre ritenuto intelligenti (in senso ampio del termine: sia per cultura, che per dialettica, che per idee) esprimono le posizioni a mio avviso migliori, e in modo più convinto.
Uno degli aspitti migliori dello scritto della Gruber è la vastità degli elementi trattati e delle "tipologie" di persone considerate.
Tra i temi ci sono i "classiconi" come l'aborto e i servizi alle famiglie. Tra le persone si spazia dalle prostitute, agli operatori sociali, ai politici, alle persone di spettacolo, alle camioniste.
Io forse avrei intervistato anche un paio di nonne e di nipoti, giusto per vedere le differenze storiche, ma stiamo veramente cercando l'ago nel pagliaio.
Che dire ancora?
Leggetelo e regalatelo.
Ogni donna dovrebbe farsi certe domande.


Seya

domenica 16 marzo 2014

Monuments Men

Ieri sera cinema. Ogni tanto ci vuole!
Il film mi ha incuriosito fin dai primi trailer: diciamolo pure, George Clooney sta molto meglio nei panni del regista che in quelli del cinico Dottor Ross.
E poi il tema è abbastanza insolito, o almeno lo è per me che di storia contemporanea (cioè post unificazione di Italia) sono totalmente ignorante.
Al Liceo non ho neanche fatto in tempo a studiare la Seconda Guerra Mondiale. La Prof esterna che ci siamo ritrovati in commissione è inorridita a leggere il nostro programma!
Quindi ogni libro o film che mi permetta di scoprire qualcosa di nuovo, è ben accetto.

Il film di Clooney è leggero ma non frivolo. Racconta la guerra con dettagli comici, al limite del paradossale, ma mai esagerati. Nessuna traccia di volgarità, di esibizionismo o di eccessiva melansagine.
Un film che ti permette di sorridere alle uscite di Murray e inorridire nel vedere dei capolavori bruciare in nome di non so quale ideale onnipotente hitleriano.
Nel complesso si esce dal film scissi: da una parte si ricordano le battutine e si ride di alcune scene, dall'altra la domanda persistente che il film ci rivolge, ovvero se un'opera d'arte valga la vita umana, resta a tormentarti.

Io non saprei dare una risposta sul momento: a livello razionale direi di sì al 2000%, ma poi ci sono anche le paure e le passioni che ci distinguono dai robot con cui fare i conti.
La cosa che più mi martella è la consapevolezza che molte cose non sono cambiate.
Anche nelle guerre attualmente in atto si stanno distruggendo strati e strati di storia. Tutta la cultura mediorientale sta andando in polvere in nome di un potere, più che altro economico, che ha poco dell'umano.
Durante il Natale ho letto Mille Splendidi Soli di Housseini e anche allora la questione mi aveva dilaniato, io che solo a sentir parlare di libri bruciati sudo freddo!

La cosa che più mi spaventa tuttavia è un'altra.
La tecnologia imperante, per quanto utile e bella ci sta rincretinendo. Me per prima, per carità.
C 'è ormai l'imperante idea che non serve andare al museo o alla chiesa (per non parlare delle biblioteche) perchè basta digitare su google il nome di quello che ci interessa ed ecco lì la meraviglia di un'immagina zoomabile, tutta tua, vicina quanto vuoi.
Vuoi mettere vedere la Tempesta del Giorgione comodamente seduta sul tuo letto, magari ancora in pigiama, poterla zoomare e studiare in ogni suo punto senza temere allarmi, guardiasala e turisti?
E' utile e triste allo stesso tempo.
La percezione che l'arte sia sempre lì, a nostra disposizione, senza dover fare la fatica di muoverci e spostarci, oltre che a renderci pigri e mentalmente chiusi, fa sì che la sua distruzione o il suo danneggiamento ci lasci quasi tranquilli.
Della serie, perchè devo preoccuparmi del museo di Bagdad quando basta che cerchi il sito online o qualche altra fonte, attraverso cui posso guardarmelo. E in internet vivrà per sempre.

Non so se riesco a spiegarmi bene o se risulto contorta.
Fatto sta che mi sento contorta dentro per questa mia intrinseca tristezza culturale che mi fa rimpiangere i Grand Tour settecenteschi.



Seya

sabato 15 marzo 2014

cercando lavoro

La mia ricerca di lavoro prosegue con una monotona altalena di Illusione e Disperazione.
Ho passato un anno (è già passato un anno dalla Laurea!) a cercare di vendermi come IT, amministrativa e gestionale. Adesso ho preso l'abilitazione turistica e mi vendo come Accompagnatrice.
Non ho avuto successo nel primo modo, vediamo un pò il secondo!
Ho più volte riscritto il CV, ho fatto corsi per migliorare durante i colloqui e per sembrare più seria e adulta di quanto io non sia.
Alla fine non non è servito a molto.
Almeno ormai mi sono chiarita su cosa vorrei fare: vorrei fare planning organizzativi, specialmente per i trasporti.
Avete presente quelle persone che dicono "tu, aereo, devi atterrare alla pista X perchè alla Y c'è un cargo e devi ripartire in 45 min!". Ecco, voglio farlo.
Non necessariamente a livello aereoportuale, ma anche portuale o ferroviario.
Eppure non si trov la possibilità-
Una volta non sono abbastanza qualifica, una volta non sono abbastaza grande ed esperta, una volta non sono un uomo.
Alla faccia della parità dei sessi.
Mia madre, intanto, gira il dito nella piaga con i suoi "pensavo volessi andare all'estero".
Cara madre, io all'estero ci andrei domani però non ho soldi e spalle coperte. E voi non mi potete mantenere a vita. Partire per l'estero senza un soldo è una dimostrazione di idiozia.
Anche perchè poi tornare con un pugno di polvere è molto deprimente.
Adesso vediamo se i 2000 e più curricula che ho mandato danno qualcosa.
Altrimenti mi vado a fare un gap year in Australia....
...se trovo i soldi!

Seya

venerdì 30 agosto 2013

stoccolma

La. famiglia è a Stoccolma! Sì, sono una giramondo..e ne sono più che felice! fosse per me non tornerei mai in Italia ma passerei la mia vita tra aeroporti, bus navetta e visite in città.
Papà è qui per lavoro, al solito, e io e Mamma ci godiamo la sacrosanta libertà e la capitale svedese, nonchè l'umanità e generale cordialità dei suoi abitanti!
Non mi stanno simpatici come gli inglesi, ma ci vado d'accordo!
Sono sorpresa. che tutti parlino inglese anche ad ottimi livelli, dal commesso nella boutique, allo studente per strada, al vecchietto che fa le guide al Palazzo Reale!
Domani vorremmo andare a Skansen, tempo permettendo, poi in serata dovremo andare fuori a cena con gli amici di Papà..che gioia! In realtà sono gentili e cordiali ma l'idea di avere una serata libera per girovacchiare non mi dispiaceva.
Stasera, a parte il fatto che sono stanchina e ho un gran mal di testa, preferisco tare con mia madre..anche perchè lei non parla proprio un grande inglese quindi avrebbe difficoltà a muoversi!
Stasera andiamo a mangiare le polpette di renna! quelle rimbalzine che ti rifilano all'ikea! sono curiosa di vedere se sono uguali!

Seya

domenica 19 maggio 2013

ricerche

Ciao! No, non sono sparita! Ormai questa frase al dico a random praticamente a tutti e in qualunque circostanza.
Ma che ci volete fare? Un pò di ansia, depressione da pioggia, incazzatura da disorganizzazione e follia da burocrazia.
Le ho passate tutte.
Mi manca la gioia.
Per carità, non che io non sia stata felice in questo mese, ma non per un periodo prolungato.
Sto cercando lavoro e mi sto scontrando con un mondo a cui io sembro non interessare se non parzialmente.
Non ho il fisico adatto per i lavori di animazione durante l'estate, non ho i numeri per un lavoro "impegnato", non ho esperienza per tre quarti delle ricerche.
Intanto però ho superato una difficile selezione per lavorare in Inghilterra per diverse settimane. Non dormirò ma almeno sarò in un paese che amo con tutta me stessa.
Poi forse dei centri estivi, intanto tanti colloqui di lavoro.
Martedì ne ho uno potenzialmente interessante.
Incrociamo le dita!


Seya

martedì 19 marzo 2013

di cosi e tesi

Oddio sta per succedere.
Giovedì. Giovedì mi laureo.
E sebbene tutti mi ripetano che ormai è tutto in discesa, che devo stare tranquilla, che le cose si risolveranno velocemente.
Ovviamente le cose non potevano andare lisce.

Al mio pc è saltata la scheda grafica, mi sono presa un mal di gola da manuale e piove. Okay, oggi c'è il sole, ma non conta.
la cosa che mi ha stressato maggiormente è stata la questione del pc.
Prima non me ne preoccupavo perché mi ero fatta promessa da mio padre di farmi prestare il suo, costringendolo ad installarsi un programma specifico.
Lo ha fatto? no..e dopo uno si stupisce che io mi arrabbi. Gli ho chiesto di installarlo per settimane. Risultato? Nulla.
E il motivo? Tanto tra un po' ti arriva il pc nuovo.
Un coso che ha scelto lui, pagato lui, preparato lui.
Una gioia.
Adesso sto scrivendo dal coso. Non mi dispiace. E' più leggero di quello che credevo e sembra veloce.
E ho installato il programma.
Funziona e gira.

Adesso devo solo calmarmi. Una passeggiata. Non ce la farò mai.
Già mi vedo giovedì alle 16 (discuto di pomeriggio! bleah) con un attacco di panico.

Forse la settimana prossima le cose mi sembreranno diverse.

Vi lascio con un estratto dai miei ringraziamenti finali.
E' parzialmente ripreso da un post di alcuni anni fa, ma è sempre attuale.

Le persone sono come le funzioni.
Si delineano nello spazio man mano che il tempo scorre e defi niscono grafi ci particolari e caratteristici.
Così come ci sono funzioni periodiche, lineari, simmetriche, derivabili, integrabili, continue, limitate, ci sono persone che amano la quotidianità ripetendo ogni giorno piccoli gesti che le fanno stare bene; ci sono persone che hanno uno spirito grande e forte, nobile, persone che hanno fatto molto e lasceranno molto; ci sono persone semplici e cristalline; ci sono persone che vivono per gli altri e si de finiscono tramite essi.
Così come uno spazio è popolato da funzioni che si intersecano e variano una a causa dell'altra, la vita di ogni persona è popolata da tanta gente che in fluisce, chi più chi meno, sulle sue scelte e sulle sue decisioni.
La stessa cosa vale per me e per questo non starò qui a nominare una per una le persone da ringraziare. Sarebbero troppe e ne perderei qualcuna per strada.
E' bello vedere che ci sono persone che ti hanno segnato tanto da diventare costanti e fanno così variare, forse di poco, ma in alcuni punti in maniera signifi cativa il tuo andamento.
Costanti ce ne sono state, costanti ce ne sono, spero ce ne saranno.
E quelle che c'erano e ora non ci sono più non le rende meno importanti, anzi, forse il loro insegnamento è più profondo perchè legato alla paura di dimenticare.
Mi piace pensare a me stessa come ad una funzione un pò ostica. Mi piacerebbe avere in me una qualche tangente, magari legata all'umore, e rappresentare un grafi co simpatico e curioso. Non so se defi nirei integrali positivi, indubbiamente però la mia derivata sarebbe una di quelle schifezze che speri sempre di non ritrovarti in un compito, e che puntualmente vi si presentano orgogliose e beff arde. Non credo sarei periodica, in fondo ne sono contenta, e non necessariamente lineare.
Tutte le funzioni che ho conosciuto e con cui mi sono intersecata hanno lasciato un retaggio importante, come se il supporto di questi punti fosse compatto e io dovessi farne i conti.
E con in tasca i conti fatti, mi laureo e inizio un nuovo capitolo della mia vita, curiosa di vedere quali funzioni mi segneranno maggiormente nel tempo a venire.
Al momento la certezza è una sola. Se fossi una funzione forse farei ciò che non faccio quotidianamente: volerei libera e spavalda nello spazio matematico.


Seya

PS: devo trovare un nome al coso

venerdì 8 marzo 2013

sopa

Stamattina, venedo in Torre, stavo pensando a quanto ormai sia diventata abitudine, non solo mia, descrivere i propri avvenimenti e le proprie sensazioni in una frase o poco piu`.
Facebook e Twitter hanno tolto la capacita` e la possibilita` di articolare un pensiero e un'emozione.
E si` che io li uso poco. O meglio, ci scrivo poco. Poi in realta` leggo tutto, o quasi.

La prima cosa che faro` dopo la discussione sara` rimettermi a scrivere di buona lena, e funque procurarmi un pc nuovo. Uno di quelli leggeri, che sono veloci e hanno una memoria decente, su cui non installare niente piu` del necessario. E` facilmente trasportabile. Magari lo trovero` arancione!
Al mio e` partita la scheda grafica. A quindici giorni dalla discussione!!

La tesi va bene, la presentazione, a mio avviso, anche. Piu` tardi vado dal Relatore a farmi trattare male. Speriamo sia clemente.
Che poi non so se essere felice o depressa: il mio Relatore e` prsidente di commissione interna ed esterna.
Quindi potrebbe premiarmi e darmi tutti i punti per il lavoro (6) oppure massacrarmi.
SPeriamo nella prima.
Sotto la scorza sadica e intimidatoria e` una brava persona.

Chi lo sa, magari si ricordera` anche di farmi gli auguri per la festa della donna!



Seya

domenica 3 marzo 2013

la migliore versione di sè

Alla fine comprare scarpe è stato più semplice di quello che pensavo, complice un gelato, uno spritz e un colpo di fulmine.
Il gelato me lo sono preso camminando per Strada Nova, sotto il sole delle 14 del pomeiggio, in mezzo a pochi turisti e tanti avventori.
Lo spritz l'ho bevuto al bar dove siamo entrate con Cugina e AmicaSua per aspettare che il negozio aprisse.
il colpo di fulmine l'ho avuto davanti alla vetrine di Bellin, guardando un meraviglioso paio di decollete scamosciate, tacco 8.

Non dirò altro, ne il colore nè il modello preciso. Ma mi stanno da dio!
Poi siamo passate alla Parigina e anche lì scarpe brute ma comodissime. E, come dice AmicaSua
"Ti stanno da Dio".
Alla fine Cugina mi ha regalato le scarpe della Parigina, io ho preso le altre. Comprarle entrambe sarebbe stato finanziariamente impossibile.
E così ho comprato non uno, ma due paio di scarpe. Nessuno delle quali da ginnastica, sottolinea Cugina.
Un miracolo..o una tragedia?

Cugina è solita ripetermi, specialmente in questi giorni in cui come un mantra mi ripete "il giorno in cui farai un colloquio di lavoro...", una cosa del tipo:
"Con la camicia stirata e un bel paio di scarpe, vai dappertutto!"

Un pò come dire, "l'abito fa il monaco".

Io che sono un'anticonformista con le contropalle, questa cosa la digerisco poco.
Eppure, a mente fredda, capisco che nel momento di un colloquio, che sia di lavoro, che sia romantico, devi sempre presentare la parte migliore di te.
E se questo significa comprare uno scomodissimo reggiseno nero con ferretto solo perchè ti "tira su" anche quello che non c'è, zitta e vai.
Sono piccole cose che possono fare la differenza!

Per alcune persone, presentarsi come "la migliore versione di se stessi" significa rinnegarsi. Accade.
Io spero di non ridurmi così.
Indosserò un vestito, i tacchi e un reggiseno scomodissimo, ma avrò anche la mia treccina tra i capelli, le slides arancioni e gli orecchini sberluccicosi.

Spero di essere una buona versione di me stessa. La migliore la potrò raggiungere solo quando avrò raggiunto una maggior consapevolezza di me.
E poi si sa, la perfezione annoia!



Seya