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martedì 14 ottobre 2014

La Fiera delle Parole 2014

Il weekend passato si è svolta a Padova la Fiera delle Parole, manifestazione culturale che, nell'arco di una settimana, presenta libri, riflessioni, commenti di attualità e star letterarie.
La nobiltà dell'impresa è notevole, la realizzazione, come tutti gli anni, lascia a desiderare.
Pochi volontari, quelli che ci sono poco informati, cambi di programma non comunicati, eccessiva rigidità nell'ingresso/uscita agli interventi.
Poi in realtà la situazione è piacevole e ti riporta a contatto con la parte più intima di te.

Io ho avuto la possibilità di seguire solo 3 incontri.

il primo, Nicolai Lilin, ex caso letterario con la sua Educazione Siberiana, ha presentato il suo ultimo lavoro, il primo vero romanzo. Persona curiosa, piacevole, molto schietta ma educata. E molto anticonformista. O meglio, presenta un punto di vista a cui non siamo abituati. Discutibile, ma interessante.
Io e Zia abbiamo convenuto che il personaggio Kolima (suo soprannome) è molto solido ed è complicato capire dove finzione e realtà si fondano.

Il secondo incontro ha fatto felice mia madre. Andrea Vitali è uno degli autori che legge più volentieri in questo periodo. E' un autore "di campagna", ricorda tanto i Guareschi con le sue vicende popolari, comiche e concrete.
Anche l'autore è così, comico ma realista. Medico di base, ha nelle sue tasche una notevole quantità di aneddoti che lavora in maniera molto schietta creando tragicomiche storie reali.

L'ultimo incontro cui ho partecipato è stata la "reading" di Valerio Massimo Manfredi sul suo ultimo romanzo sulla vita di Odisseo.
Con la partecipazione di Sebastiano Somma e di altra tizia attrice, l'incontro è stato un continuo alternarsi tra letture e commenti storico-letterari. Pesonalmente mi aspettavo un approccio più storico e meno romanzato riguardo ad una storia trita e ritrita ma sempre affascinante, però Valerio è così. Anche in Aleksandros c'è la stessa, prevalente, componente romantica.
Non mi è particolarmente piaciuto però è stato un piacevole ripasso.

Nel complesso, tante code, tante ingiustizie, incontri molto monolaterali (cioè pochi dibattiti) e tanta gente.
Questa è la vera cosa positiva.




Seya

venerdì 3 ottobre 2014

tristezza

Sono triste. Una di quelle tristezze strane, improvvise, che ti farebbero scoppiare in lacrime in mezzo ad una piazza affollata se non fossi dotata di un pò di autocontrollo.
Non c'è un vero motivo.
Non c'è neanche qualcuno su cui scaricare il mio stato d'animo.

Forse è il fatto che questa settimana non mi hanno chiamato per l'aeroporto, forse la pesantezza della settimana in stage, forse la mancanza di una figura stabile al mio fianco, forse ancora la delusione del nuovo corso di russo.
Per non parlare di quello di pattinaggio.

Boh. Oggi gira così.

Me ne vado in Foresteria.



seya

lunedì 29 settembre 2014

il cellulare

il mio povero cellulare, 7 anni di vita portati benissimo, ha iniziato a dare forfait.
O meglio, il touchscreen ha iniziato a fare le bizze, e quindi dopo settimane di insulti e litigate con l'elettronico pezzo di plastica, ho deciso di chiedere a mio padre per un cellulare nuovo.

Lui: "Ottimo! Tieni questo" cioè il suo Galaxy s4 "così mi posso prendere l'ultimo...".

Ho come la sensazione che non aspettasse altro..

Seya


PS: l'idea di avere un cell che si collega a internet mi mette ansia..

giovedì 11 settembre 2014

teoria o pratica?

Leggevo 10 minuti fa un intervento di Saviano sull'Espresso sulla riforma della scuola.
Premesso che non ho capito quasi nulla della riforma, uno dei concetti che condivido con Saviano è "Non sapevo cosa fare, così ho fatto una riforma della scuola".

Io sono uscita dal Liceo appena in tempo per salvarmi dalla Moretti e ho visto da fuori tutte le successive modifiche. 
Adesso che lavoro (cioè, finche non finiscono lo stage e la stagione in aeroporto) mi rendo conto quanto sia limitata la formazione che ho ricevuto. Non parlo solo di Liceo, ma anche di università.

O meglio, non limitata, quanto piuttosto bah, non saprei neanche come definirla!

Lavorando in aeroporto mi rendo conto che alla gente con cui comunico in lingua poco (più o meno dai) interessa che io usi una perfetta consecutio temporum o che la mia pronuncia sia oxfordiana. Cose su cui invece ho perso ore e ore sui banchi di scuola e università, quando avrei piuttosto avuto maggior bisogno di ampliare il lessico.
Lavorando qui in stage, mi rendo conto che non interessa a nessuno che io programmi in 25 linguaggi diversi o che abbia fatto certificazioni informatiche diverse.
Qui usiamo Excel (non una versione Pro, ma proprio quello casalingo!) per l'ottanta percento del tempo.
Alla faccia della modernità e dell'efficienza lavorativa!
Che poi io stia lavorando con dei metodi preistorici, va beh, è questo posto che funziona ancora a pennino e carta lavorata a mano.
E la cosa che mi fa arrabbiare, è che ai colloqui o sugli annunci di lavoro ti chiedano tutte queste abilità e certificazioni, che poi non ti aiuteranno minimamente.
Mi rendo conto che l'esperienza pratica è assolutamente necessaria.

Le riforme, i progetti scolastici e tutte le menate sono importanti e indispensabili ma per lavorare servono stage e periodi sul fronte lavorativo. 
C'è tutta una generazione che arriva a 27 anni, senza aver mai portato una pizza ad un tavolo o presentato una fattura a un commercialista.
La maggior parte dei miei amici sono tra questi.
E non capiscono me che mi nego alle uscite perchè sonoo stanca dopo 8-9 ore di lavoro.

Bisorrebbe dare fondi e strutture per uniformare il sistema scolastico ma poi buttare soldi nella produzione, perchè limitandosi a riformare la scuola e facendo sentire i ragazzi mai abbastanza qualificati (Dio solo sa quante volte mi hanno fatto sentire un'idiota ignorante), li costringerai ad uscire da questo paese.

Non capisco se sono solo io a pensarla così.

Se potessi inventare la mia scuola ideale, ora come ora, sarebbe un mix equo tra praticità e problemi reali, e la meraviglia storica, artistica e letteraria.
Perchè ..

"O frati", dissi "che per cento milia 
perigli siete giunti a l'occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d'i nostri sensi ch'e' del rimanente
non vogliate negar l'esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza". 



Seya

PS: in onore di Mela, sto rileggendo i Viceré!

lunedì 8 settembre 2014

Io sono un gatto

Il romanzo è stato scritto nel 1905 in Giappone da Natsume Soseki e ha per protagonista un gatto che vive in casa della famiglia di un insegnante di inglese.

La storia non ha un vero e proprio filo conduttore od una trama che evolva nel tempo, però rappresenta lo spaccato della vita di inizio secolo scorso in un mondo completamente da quello vissuto in Europa.

Ci si muove in risciò o vetturine, si indossano kimono, si scrivono haiku e si recita il no.
O meglio, questo è quello che fa il padrone del gatto, strambo personaggio che si crede più colto e versatile di quanto sia in realtà.
Uomo di poche abilità ma tanti giudizi, il professore è circondato da una combricola di amici strani che gli fanno visita continuamente e alterano quelle che sono le sue certezze su una realtà in continuo mutamento.

Personalmente ho trovato la traduzione (non posso parlare diprosa, non avendolo io leto in lingua originale) un pò pomposa e pesante.

La storia è accattivante e il punto di vista anche, eppure finisce in secondo piano quando la palpebra ti cala per i ghirigori stilistici inseriti.
Che poi, 'sto gatto, sarebbe da fargli fare un viaggio di sola andata per Vicenza in alcuni momenti.
(Visentin magna gati!).

Boh, provate a leggere e poi fatemi sapere!




Seya

martedì 19 agosto 2014

Dallas Buyers Club

Dallas buyers Club è uno di quei film che nelle afose serate di agosto, attira una folla variegata e variopinta, tenendola seduta sulle scomodissime sedie di plastica per due ore.
In realtà in dirittura d'arrivo, la palpebra cala e i piedi chiedono pietà, ma voglio credere sia a causa del caldo e dell'orario.

Inizia velocemente, rallenta nel frattempo per far spiegare le dinamiche burocratiche con cui litiga il protagonista, punta un faro silenzioso sulle vicende personali dell'uomo e conclude in pochi minuti.
Il format della storia è già stata vista, quello che mi ha reso particolarmente sorpresa è stata l'interpretazione di Matthew McConaughey.
Abituata come sono a vederlo come il bello del film e più raramente come attore serio e completo (ricordiamo per dovere di cronaca il bellissimo Il Momento Di Uccidere), qui ha fatto tutt'altro.
Magro come un grissino e irriconoscibile, ha dato una prova di grande maestria recitativa, calandosi nei panni di un rozzo ma intelligente texano malato di AIDS che rifiuta la cura a base di AZT e propone, supportato da un bravo e serio medico, una cura più naturale e rinforzativa.
La storia affonda le radici nelle vicende di una persona relamente esistita e che con i suoi sforzi, e quelli di anche qualche altro malato, ha permesso di rivedere la diagnosi sui malati di HIV.

Non parlo oltre della trama, anzi, invito tutti a vedere il film, anche solo perchè abbiamo nella stessa pellicola due Oscar, Matthew e Jared Leto, quest'ultimo grande amore della mia vita (almeno a livello platonico) fin da Alexander.



Seya

lunedì 11 agosto 2014

positività

Sono in ufficio da sola con niente da fare. Nell'altro reparto regna il caos. Ho aperto la porta per dichiararmi disponibile per qualunque tipo di collaborazione e aiuto ma ho fatto dietrofront lanciando un debole messaggio "se avete bisogno, io ci sono".
Sono qui, isolata nel magazzino, a leggere e fare piccoli lavori secondari.
E a pensare.

Tanti pensieri, alcuni tristi, alcuni già più positivi.

Ho due lavori (cioè uno stage e un lavoro a chiamata..molto frequente!) e la cosa mi fa piacere. Guadagno qualcosa, imparo e mi confronto.
Le soddisfazioni però sono proprio poche.
Appena ho idea di essere maggiormente considerata, subito ricado nel vuoto.
Qui in azienda (lo stage), mi sento invisibile. Sono quel fantasma che nessuno vede o sente ma che esegue tutti i lavori lunghi e di routine. E le cui iniziative personali sono proprio poco valutate.
Ho provato, timidamente - meglio sottolinearlo -, a suggerire dei diversi modi per gestire questo o quello ma non sono stata minimamente valutata.
Settimana scorsa sono tornata a casa in lacrime perchè la frustrazione è un boccone pesante da digerire.
Il lavoro in aeroporto mi soddisfa maggiormente, per alcune cose, e mi permette di fare una cosa che durante la settimana proprio non faccio: parlare.
Ho conosciuto persone meravigliose e sorprendenti, di fronte alle quali spesso mi sento inadeguata. Eppure mi diverto.
Però a livello lavorativo non mi sembra di progredire. Per carità, non è un lavoro che richieda chissà quali doti, al di là di quelle linguistiche, però davvero è pesante (anche fisicamente) restare 6-8 ore nella stessa postazione (e posizione!).

Lavoro 9 giorni su 7 e nessuno sembra notarlo.
Non un complimento, non un segno di comprensione se mi nego per un'uscita o torno a casa prima.
Inevitabile dal momento che sono circondata da persone che studiano e non hanno mai lavorato, però tesori miei!
Senza contare che nell'arco di 3 giorni ho visto e interagito con due vecchie conoscenze che, con la loro sola presenza, hanno la capacità di distruggere tutte le mie fragili convinzioni.
Se le ho allontanate da me, ci sarà un motivo, no?

E l'unica persona con cui vorrei parlare, uscire e confrontarmi è in vacanza e non me la sento di disturbarla.

Soprattutto vorrei che il mondo intero smettesse di preoccuparsi per la mia mancanza di relazioni sentimentali. L'altra sera stavo per replicare in maniera molto scontese a Medico per la sua domanda "E tu nessuna novità di cuore?". Come se io dovessi per forza essere la metà di una coppia.
Io non mi basto, questo si sa, però non ho nè il carattere nè l'interesse (nè il tempo) di portare avanti la ricerca di una metà.
Devo ancora imparare a stare bene con me stessa! Figuriamoci quando mai riuscirò a stare bene con gli altri.

Intanto leggo e studio.
Le uniche cose che mi danno sicurezza e creano in me la percezione di avere uno spessore.
E questi sono i miei veri pensieri positivi.



seya


martedì 29 luglio 2014

Fuochi d'artificio

Ammetto di essere partita prevenuta ma di essermi convinta sapendo che io, con Guida e i Volontari, sto da dio.
Destinazione: sagra di Rovolon, sui Colli Euganei.
Situazione: sagra di paese, moderatamente popolata, cena rustica e buona, anche se un pò scarsa di porzioni e tanta birra.
Sorpresa: i fuochi d'artificio!

Era segnalato uno spettacolo pirotecnico e si sapeva che ci sarebbe stata una bella scena in cui natura, notte fonda e fuochi colorati avrebbero creato un quadro unico.
Ma non mi aspettavo una scena come quella poi vista.

Il profilo dei Colli, gli alberi nella immediata vicinanza, la notte scura e lampeggiante per l'imminente temporale.
E i fuochi a pochi metri.
Dritti sopra la testa.
Io con la testa completamente ruotata all'indietro per poter vedere tutte le luci.
La bocca spalancata e le braccia incrociate a trattenere i brividi.
La musica in sottofondo.
Una sensazione ineffabile di piccolezza.

Da riproporre l'anno prossimo.




Seya

giovedì 24 luglio 2014

ablaré

Il mio corso di spagnolo serale è finito ieri.
E già non so come trascorrere le mie serate.
Oddio, poter stare un attimo in casa e andare a doormire presto, non mi spiace di certo.
Però adesso ricomincerà il balletto delle uscite e del vedersi che, per quanto mi faccia piacere, a volte mi rende antipatica perchè un orario per uscire, vedi le 22, che per Angioletto e co è normale, per me è la morte.
Io a quell'ora devo già essere con un piede in camera da letto se il giorno dopo voglio essere vagamente vigile sul lavoro.

Lavoro..

Mah, mi sembra che questo periodo io sia più lamentosa del solito! La verità è che qui posso sfogarmi, fuori mia madre o chi per essa, mi fermano, stoppano, si intrufolano e non mi permettono di concludere un ragionamento.

Poi hanno anche troppa pazienza, eh!

L'ultima del mio Capo è che "siamo in Italia, scriviamo in italiano" anche se il cliente in questione è austriaco. Proprio un modo progressista di pensare.
La Strana invece è in agitazione perchè cambiano le etichette (notiamo la serietà della questione) per le spedizioni.
Fosse per me cambierei il modus operandi da zero. Ho anche un paio di idee concrete e le scrivo nel quadernino man mano che prendono forma.
Il problema è a chi proporle.
Il mio Capo non è assolutamente in grado di capirle.
Il suo Capo non mi dà minimamente attenzione.
Il Gran Capo è carino e gentile con me ma, per quanto buono, è proprio svampito!

Devo capire come muovermi.


Intanto leggo e vado avanti.
Al momento sul mio comodino, o meglio sulla mia scrivania, c'è A sud del confine, a Ovest del sole di Murakami. Bello!!!!!

giovedì 10 luglio 2014

snobbismo culturale

Visto che lavoro tutti i giorni (ma proprio tutti tutti) in media 9h, ho pensato bene di iscrivermi ad un corso intensivo serale di spagnolo. Costicchia un pò per i miei gusti però ammetto, dopo due lezioni, di trovarmi molto bene con l'insegnante.
Inoltre a lezione siamo solo in tre e quindi riusciamo a parlare sufficientemente.

L'ho iniziato per tanti motivi, e nessuno in realtà!
La scusa di aggiornare il mio registro linguisticoper il lavoro aeroportuale durante i weekend e la necessità di non perdere una lingua che può sempre tornarmi utile.
Poi c'è anche la necessità di far girare i due neuroni che mi ritrovo e che dopo 8h di un lavoro monotono e ripetitivo tendono alla fusione e alla staticità cerebrale.
Per concludere, ovviamente, con il motivo più basso ed egoista: elevarmi dalla condizione di forza lavoro in um mondo maschilista e facilmente appagato.
Non per cattiveria nè per alterigia, però sento l'ambiente che mi circonda limitato.
Non mi sono mai considerata una snob e non mi sono mai comportata come tale ma questa mia scelta serale io la vedo come snobbismo culturale.

Ed è aria fresca.

Improvvisamente nella mia testa tante memorie, tante frasi e tanti piccoli tasselli di un puzzle si ricompongono.
Il volontariato in Spagna, il sole di Manzanares, i colori della stanza da ridipingere, le risate con il gruppo internazionale. Ma anche le serate passate a studiare spagnolo.

E ancora una volta mi sono ricordata che io sono altro.



Seya

martedì 8 luglio 2014

non per sempre

C'è una battuta di Burlesque che mi è venuta in mente stamane entrando in magazzino con la Strana: "non sarai la nuova arrivata per sempre".

Ieri sera c'è stata una tromba d'aria non indifferente e, per me che ero a casa da sola, ha comportato pulizie e tapparelle chiuse fino a notte tarda.
Stamattina, arrivando con la Strana in magazzino, individuiamo il Capo che girovaga per il locale a distribuire documenti e sfumacchiare. Si avvicina, saluta e si rivolge alla Strana per chiederle dei danni eventualmente subiti ieri sera.
Io trasparente.

Non ho potuto non pensare alla battuta di Cher e chiedermi quanto tempo deve passare (sono quasi due mesi) prima che io abbia uno spessore qui dentro.




Seya

mercoledì 2 luglio 2014

Fashion Blogger - corretto

Visto che sono un genio, oggi, durante la pausa pranzo, mi sono messa a compilare il mio "selfie" fashion blogger dal terminale dell'ufficio.
Ho hatto copia incolla con quello di Mel per avere l'ordine delle domande e poi mi sono buttata a comporre l'opera.
Al punto di pubblicare, mi si scollega la sessione (perchè non si può usare internet in ufficio e quindi mettono i blocchi ad ogni azione). Quando la riapro, senza pensarci, pubblico e chiudo.
Neanche riletto.
Ho pubblicato il profilo di Mel (salvato per dio solo sa quale motivo).
Rendiamoci conto quanto sono fusa..

Questo per dire: Scusa Mel, non volevo appropriarmi del tuo fashion style. E scusate lettori, non volevo farvi credere di non indossare il giallo.

Andiamo con il mio selfie!

La mia divisa: Pantaloni. Sempre. Comodi, sportivi, tipo trekking. Solitamente neri o color panna. Lunghi. Qualche jeans. E t-shirt. Sempre in cotone e tinta unita, o con qualche stampa. Banditi pallini/quadratini/puntini e le righe. Amo le scollatura strane. Mai maniche lunghe. Se proprio ho freddo, indosso una felpa ma sollevo le maniche. Calzini bassi coloratissimi. Qualche camicia, sempre colorata.
I colori: Pantaloni neutri (neri o beige) ma maglie di tutte le tinte dell'arcobaleno, con particolare predilezione per arancione, rosso e giallo. Poco verde. Azzurro e blu ridotti all'osso.
Scarpe: Sportive, in tela, tipo converse. E i miei intramontabili infradito in cuoio palestinese. D'inverno uno stivaletto Lumberjack del secolo passato (ma tanto comodo) per la neve. Adoro i tacchi ma li indosso proprio male. Poi, va beh, gli stivali da acqua alta.
Gioielli e accessori: Orecchini. Sempre. Dai più piccoli anonimi alle "sCione" zingaresche. Solitamente abbinati ai colori delle maglie. Pochissime collane. Mai bracciali o orologi (odio tutto ciò che mi "struscia" i polsi). Molti cappelli e qualche sciarpina. E le bandane!!
Sempre: Orecchini.
Mai: Guanti.
Cosa mi piace del mio guardaroba: che non esiste: ho un appendino anni Trenta per cappotti su cui appendo le grucce con i pantaloni. Le maglie sono stippate in un'anta.
Cosa vorrei cambiare: magari qualche capo più elegantino.
Trucco: Quasi sempre gli occhi: matita, mascara e qualche ombretto. Mai rossetto o fard. Tanti disastri.
Ossessione: calzini colorati e bassi.
Negozi preferiti: Desigual per i colori e le fantasie ma le taglie mi fanno morire. In realtà poi compro a istinto, dovunque (tranne i negozi cinesi che emanano sintetico nell'aria) e quasi a qualunque prezzo. Se mi piace, lo compro. Poi al massimo il bancomat non passa e mi metto a pulire il pavimento per pagarmi la maglia.
Il prossimo acquisto: Dipende cosa vedrò la prossima volta che vado a fare la spesa...o che ne ho il tempo!
Un errore: I taccazzi (12 cm) per l'Arena. Mi hanno massacrato i piedi. E mi hanno fatto raggiungere quote elevate (2 metri verso il cielo)
Un sogno: Avere dei vestiti su misura. Sartoriali.



Seya

martedì 1 luglio 2014

riepilogo odierno

Non sono morta. O meglio, sto soppravvivendo. se poi si vuole chiamarla vita, fate pure.
Diciamo che dopo il periodo nero del "odio questo lavoro/posto/gente/tramtram" è arrivata la consapevolezza che è un lavoro e che sono fortunata ad avere qualcosa da fare invece di starmene in casa a deprimermi.

In realtà la cosa non è poi così migliorata, semplicemente sto prendendo mano con alcune fasi del lavoro e mi metto sotto con quelle, cercando nel frattempo di assimilare più capacità ed abilità possibili.
l posto continua a lasciarmi perplessa e per quanto riguarda la gente, mah, mera conoscenza. Nessuna complicità, nessun coinvolgimento.
Anche colpa mia si deve dire..

In ogni caso, i lati positivi sono che ho i soldi per iscrivermiad un corso estivo di spagnolo che mi serve per il lavoro in aeroporto e ho una macchina (cioè carmen di mia madre) quasi tutta per me.

E sto leggendo.

Uno dei motivi per cui scrivo poco è proprio questo: lavoro talmente tanto al pc che arrivare a casa e continuare a battere tasti su una tastiera mi deprime.
E quindi leggo.
Mi sono finita quasi tutto Wilbur Smith e ho letto un paio di Kinsella (lo so, non è alta letteratura, ma è divertente) che avevo lasciato indietro.
Adesso ho un malloppo di libri di Terziani che Zia mi ha rifilato in vista di un'improbabile viaggio in Giappone per l'anno prossimo.

Sono piena.

More news should come soon!




Seya

venerdì 23 maggio 2014

frustrazione

Il lavoro, o meglio lo stage, procede.
Alcune cose si stanno chiarendo e alcune pare stanno trovando una risposta. Tengo le orecchie aperte e gli occhi spalancati ma non cedo troppo sugli orari, primo perchè non ho la copertura inail oltre le 18 e lavoro in un magazzino pieno e popolato di macchinari, secondo perchè faccio lavori ripetitivi e noiosi, oltre che meccanici e alienanti e se non stacco, poi fondo.

Invece domani è il mio compleanno e lavoro in aeroporto. Primo turno con Cugina come capo.
E' anche il suo compleanno.
Le ho proposto di presentarci con la torta-cappello...

Sto pensando di proporre un cocktail facile e veloce per domani sera ma sono un pò scazzata.
Ho voglia di lamentarmi.

Mela torna da Milano per le elezioni e mi ha chiesto (prima di sapere del lavoro) di trovarci dopocena con suo moroso perchè vuole cenare con i suoi.
Sono stata zitta ma avrei voluto risponderle: "è il mio cazzo di venticinquesimo e ho avuto una settimana del cazzo, puoi mica trovare del tempo solo per me?"
L'uso di volgarità dovrebbe far capire quanto mi sento frustrata.
Angioletto mi ha proposto di andare a cena a casa sua con i suoi genitori lunedì. L'ultima volta che ho cenato lì, ho rischiato un colpo di allergia.

Non so che fare...

Intanto riprendo il lavoro sperando che le 18 arrivino presto.




Seya


lunedì 19 maggio 2014

alienazione

Il primo giorno di stage si è rivelata una delusione totale.
Ero abituata alla logistica come qualcosa di intellettuale e simpatico, in cui devi pensare a cosa dare/fare per occuparsi dell'ordine della bottega.
Ma ero abituata a volumi molto minori e ad occuparmi del lavoro dalla A alla Z.
Qui invece non faccio altro che inserire numeri dentro schermate e tabelle excel.
A un certo punto mi hanno proposto di fare buste, ho fatto i salti di gioia.

Lo so che la prima impressione non è vincolante e che io, per prima, do impressioni strane alla prima gente, però oggi veramente ho rischiato le lacrime tornando a casa.
Spero che dormire bene questa notte mi faccia vivere meglio la giornata di domani. E spero che le cose migliorino.

Una delle cose peggiori è l'isolamento.
Sono in un piccolo ufficio a due magazzini, due grandi magazzini, dal resto della struttura.
E siamo in tre, oggi in due, e i magazzinieri della cooperativa entrano ed escono senza salutare.

Non ho idea di che faccia abbiano gli altri lavoratori e non so quando e come avvicinarmi.
Domani mi porto il pranzo e cerco qualcuno con cui consumarlo.
Se le cose dovessero risultare ancora difficili, mi porto una biblioteca di libri e me li godo nella pausa pranzo.

Magari invece le cose andranno bene.
Non so, sono molto molto giù di morale. Ma bisogna ammettere che le aspettative erano alte: ho rinunciato ad un altro lavoro e un progetto Leonardo per questo.
Mi auguro che ne valga la pena.
Me lo auguro con tutto il cuore.



Seya

mercoledì 30 aprile 2014

Casting

No, non mi vedrete a Xfactor (anche perchè vi romperei i timpani ancor prima di avvicinarmi al microfono) o a MasterChef (Potrei anche farlo, ma non credo reggerei la pressione e le offese di Bastianich).
Ho fatto un casting per modelle di capelli. In sostanza mi pagano per farmi tingere e tagliare i capelli.

Ora, come voi sapete, io ho un pessimo rapporto con i parrucchieri. Sono talmente affezionata al mio Parrucchiere d'Infanzia che l'idea che qualcun'altro mi metta le mani nei capelli (letteralmente), mi fa un pò impanicare.

La cosa divertente però è ricordare le squinzie le smorfiose che si sono presentate.
Alcune tiratissime, alcune sciattissime, altre più spaventate di me, ma nel complesso tutte molto chic. Io sembravo una monaca paragonata a molte di loro.
Tacchi alti, canotte attillate e trucco ricercato, loro. Felpa calda, raffreddore e scarpe da ginnastica, io.
Sentirle parlare poi, è stato come ricadere al Liceo, quando tutte volevano andare in tv o sfilare per Tizio o Caio, e in sostanza far soldi.
Per loro sfortuna, la selezionatrice era una donna, anche piuttosto tosta, e poco interessata a profili e smorfie.
Cercavano capelli "difficili" da sistemare, non tette sode e tacchi alti. Per fortuna!

Ero divisa tra il desiderio di tornarmene a casa per curare il mio raffreddore (e magari sentire se quelli dello stage sono morti) e la curiosità di restare e vedere come sarebbe andata a finire.

Alla fine ho passato il casting: ho allontanate le smorfiose a suon di fiancate e starnuti.
E così l'11 pomeriggio mi faranno bionda. E mi pagano!

venerdì 25 aprile 2014

Le massime della mia insegnante di russo

ты можешь быть с частливой, только надо очень сильно этого хотеть.
Tu puoi essere felice, solo occorre (avere) molto forte il desiderio (di esserlo).


человек должем быть уверен в себе, должен умегь постабить на карту всё для того, чтобы мечта стала пеальностью.
Un uomo deve essere sicuro di sè, deve saper puntare sulla carta (poker) tutto, perchè il suo sogno diventi realtà.


-все женшины одинакавы-
-нет, женшины разные, просто нам нравятся похожие женшины-
-Le donne sono tutte uguali-
-No, le donne sono diverse, semplicemente a noi piacciono simili-


счастье похоже Hа короткое письмо от любимого: читается быстро, а заканчивается ешё быистрее...а слова так и остаются словами, а не реальчостью.
La felicità è simile ad una lettera breve da parte dell'amato: si legge velocemente, e finisce ancora più velocemente..e le parole così rimangono (solo) parole, mai realtà.



Seya

mercoledì 16 aprile 2014

stage

Alla fine ho scelto il lavoro, o meglio lo stage. Sei mesi pagati, a Padova, lavoro che credo potrebbe piacermi.
L'alternativa era un Progetto Leonardo in Lettonia nell'ambito turistico. Sarebbe stata una bella esperienza, meravigliosa, ma anche una spesa.
Vorrei invece guadagnare qualcosa.
Alla fine questo è l'unico motivo per cui lo faccio. Per la mia indipendenza.
I miei non ne sono poi così contenti perchè mi avrebbero voluto in Lettonia e io ho sempre paura in questi casi perchè non voglio piegare la testa e ammettere che hanno ragione.
E ho paura per i parallellismi con la situazione universitaria.
All'epoca avevo rinunciato a Milano per non ricordo neanche più quale motivo e ancora adesso me ne pento.
Spero che le cose cambino questa volta.
E spero che lo stage inizi presto così smetto di domandarmi come sarebbe stato.



Seya

martedì 8 aprile 2014

L'immagine della città europea

La mostra " L'immagine della Città Europea" è la dimostrazione di quante volte in Italia si facciano mostre bellissime e curiose ma prive di ogni intento didattiche e prive di un filo conduttore.

Il Museo Correr di Venezia ha messo insieme carte e mappe di alcune delle più famose città europee, principalemnte italiane a dire il vero, nonchè dei quadri che dovrebbero farci intuire come si presentassero le suddette ai viaggiatori.
In teoria la mostra presenta un profilo cronologico e si dovrebbe percepire un cambiamento dalle prime carte a inchiostro e buona volontà, fino alla cartografia stampata.

Ora, io mi chiedo, come diavolo si fa a capire nel profondo un'evoluzione così significativa e così importante senza uno straccio di spiegazione nè sonora (leggi audioguide o visite guidate) nè scritta (depliant, cartelli, denominazioni)??

Tra l'altro il Museo Correr ha una bella collezione di mappe e mappamondi antichi di reale pregio, quindi perchè non includerli nella mostra?
La risposta è semplice, per far pagare due biglietti, uno per la mostra, uno per il museo (che io e Cugina ci siamo girate tranquillamente perchè gratuito in quanto residenti).
Eppure avrebbe fatto un bell'effetto vedere, ad esempio, la matrice tipografica di una grande carta di Venezia e il suo risultato vicine. Invece, solo la carta, senza alcuna indicazione riguardo al fatto che il museo contenga anche la matrice.
E come questo, tanti esempi di piccole cose che si sarebbero potute fare per rendere la visita molto più istruttiva e anche interessante.

Il risultato? Un'accozzaglia bellissima e curiosa di carte e quadri da cui non si ricava molto.
Un peccato. Veramente.

Alla fine, non so se consigliare o meno la visita. Da una parte sì, perchè Bellotto è sempre bellissimo, perchè alcune cose sono curiose e perchè un giro per il museo de sconton fa sempre bene all'anima; d'altra parte sono 5€ che senza un minimo di spiegazione o senza un accompagnatore che due cose te le sa raccontare non vale la pena spendere.

Piccola nota divertente:
Davanti a questo quadro,
Io: "L'ho già visto...alla mostra di Bellotto!"
Curgina: "E' di Bellotto"
Io: "Sono un genio"
Cugina: "E' solo memoria"


Seya

giovedì 20 marzo 2014

burocrazia leonardiana

Volevo scrivere un bel post sul concerto di ieri sera però la diatriba (tutta interiore) con la burocrazia di poco fa mi ha spento.

Mi sono candidata per un Progetto Leonardo (uno dei pochissimi aperti a chi abita in Veneto) prorogato (e ovviamente non publicizzato).
Ma non poteva certo essere così semplice.
Non potevano certo richiedere che tu compilassi un modulo e lo inviassi via mail.
No.

Devi scaricare il modulo e compilarlo e firmarlo a mano (niente firma elettronica). Devi allegare copia della carta d'identità e del codice fiscale, e assicurarti che il documento non scada prima dell'eventuale partenza perchè vogliono poterlo usare per la prenotazione del volo (il mio scade tra 2 mesi però all'anagrafe non mi fanno il nuovo documento prima di un mese prima della scadenza, salvo casi eccezionali).
Il problema è che tutti questi devono essere inviati come unico file in pdf.

Di per sè la cosa ha senso e, all'apparenza, risulta semplice. Però ovviamente il programma di scannerizzazione non è a prova di idiota (come invece dovrebbe essere ogni programma base).
Non si può decidere la "digitalizzazione di più pagine" prima della prima digitalizzazione, no. Bisogna digitalizzare la prima e poi aggiungere in coda le successive pagine.
Ovviamente l'ho scoperto dopo aver fatto il procedimento 4 volte.
Una pagina info?

La stessa cosa deve essere fatta con i CV, due. Uno in italiano, uno in lingua del paese di destinazione (nel mio caso 3, perchè ovviamente sono idiota e mi sono candidata per Lettonia e Spagna e quindi ho inviato i CV in inglese e in spagnolo...per fortuna non mi hanno chiesto il lettone!).
Tutti i CV devono essere firmati (e inglobati in un unico file PDF).

Riassunto della procedura: tu stampi 25 fogli (modulo, CV in lingua e co) e poi scannerizzi tutto come vogliono loro, così loro non devono stampare pagine e pagine di roba.

Il tutto deve essere inviato tramite PEC.
E per fortuna che io ho un padre dotato di PEC perchè l'attivazione della mail richiede una settimana e una visita all'ufficio postale.


La scadenza? Domani a 12.00.



Seya