Colin Firth non ne sbaglia una.
Okay, è uno dei miei attori preferiti, ma non sono di parte se dico che anche nel suo ultimo film dà una interpretazione magistrale di un veterano di guerra inglese in piena crisi post trauma.
La storia è scontata ma poco conosciuta, ovvero il tema trattato (la costruzione della ferrovia nel sud est asiatico da parte dei prigionieri inglesi, sotto la mano dura dei giapponesi) è poco conosciuto, per me proprio sconosciuto, però la trama si scopre facilmente già dalle prime battute.
No vi svelo come si svolge la storia perchè vi lascio il piacere di godere dell'arte di Firthe colleghi, mi soffermo invece a sottolineare quanto mi sia piaciuta la fotografia e quanto abbia apprezzato la scelta del tema.
Con una tematica, la Seconda Guerra Mondiale, trita e ritrita, si è riusciti a estrarne una visione nuova e insolita. Il fronte asiatico (che personalmente non ho mai nè studiato nè sentito) e le sue difficoltà, i prigionieri di guerra considerati schiavi per costruire quella che adesso è una realtà: la grande ferrovia.
A questa ambientazione storica, si è sovrapposta una storia reale e si è scavato nell'anima di un soldato giovane e sognatore che, in seguito alle torture e alle privazioni subite, è diventato un uomo silenzioso e tormentato.
La ricerca di risposte e di una vendetta, l'amore di una brava donna, il supporto di un amico, condiscono il tutto di quei temi universali e cari ai più.
Bello, vale il prezzo del biglietto!
Buona visione!
Seya
Spesso davvero mi sento come se gli altri mi parlassero in una lingua che non conosco....L'importante è saper parlare la propria e che gli altri imparino la mia!
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giovedì 18 settembre 2014
giovedì 11 settembre 2014
teoria o pratica?
Leggevo 10 minuti fa un intervento di Saviano sull'Espresso sulla riforma della scuola.
a questa tanto picciola vigilia
d'i nostri sensi ch'e' del rimanente
non vogliate negar l'esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".
Premesso che non ho capito quasi nulla della riforma, uno dei concetti che condivido con Saviano è "Non sapevo cosa fare, così ho fatto una riforma della scuola".
Io sono uscita dal Liceo appena in tempo per salvarmi dalla Moretti e ho visto da fuori tutte le successive modifiche.
Adesso che lavoro (cioè, finche non finiscono lo stage e la stagione in aeroporto) mi rendo conto quanto sia limitata la formazione che ho ricevuto. Non parlo solo di Liceo, ma anche di università.
O meglio, non limitata, quanto piuttosto bah, non saprei neanche come definirla!
Lavorando in aeroporto mi rendo conto che alla gente con cui comunico in lingua poco (più o meno dai) interessa che io usi una perfetta consecutio temporum o che la mia pronuncia sia oxfordiana. Cose su cui invece ho perso ore e ore sui banchi di scuola e università, quando avrei piuttosto avuto maggior bisogno di ampliare il lessico.
Lavorando qui in stage, mi rendo conto che non interessa a nessuno che io programmi in 25 linguaggi diversi o che abbia fatto certificazioni informatiche diverse.
Qui usiamo Excel (non una versione Pro, ma proprio quello casalingo!) per l'ottanta percento del tempo.
Alla faccia della modernità e dell'efficienza lavorativa!
Che poi io stia lavorando con dei metodi preistorici, va beh, è questo posto che funziona ancora a pennino e carta lavorata a mano.
E la cosa che mi fa arrabbiare, è che ai colloqui o sugli annunci di lavoro ti chiedano tutte queste abilità e certificazioni, che poi non ti aiuteranno minimamente.
Mi rendo conto che l'esperienza pratica è assolutamente necessaria.
Le riforme, i progetti scolastici e tutte le menate sono importanti e indispensabili ma per lavorare servono stage e periodi sul fronte lavorativo.
C'è tutta una generazione che arriva a 27 anni, senza aver mai portato una pizza ad un tavolo o presentato una fattura a un commercialista.
La maggior parte dei miei amici sono tra questi.
E non capiscono me che mi nego alle uscite perchè sonoo stanca dopo 8-9 ore di lavoro.
Bisorrebbe dare fondi e strutture per uniformare il sistema scolastico ma poi buttare soldi nella produzione, perchè limitandosi a riformare la scuola e facendo sentire i ragazzi mai abbastanza qualificati (Dio solo sa quante volte mi hanno fatto sentire un'idiota ignorante), li costringerai ad uscire da questo paese.
Non capisco se sono solo io a pensarla così.
Se potessi inventare la mia scuola ideale, ora come ora, sarebbe un mix equo tra praticità e problemi reali, e la meraviglia storica, artistica e letteraria.
Perchè ..
"O frati", dissi "che per cento milia
perigli siete giunti a l'occidente,a questa tanto picciola vigilia
d'i nostri sensi ch'e' del rimanente
non vogliate negar l'esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza".
Seya
PS: in onore di Mela, sto rileggendo i Viceré!
lunedì 25 agosto 2014
L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio
L'ultimo romanzo di Murakami è, come tutti i suoi libri, una storia a più strati.
Ci si può limitare a leggerne la trama e ad assaporare il banale cammino di rinascita di un protagonista anonimo che ha subito una forte perdita, i suoi amici del cuore, e che anni dopo fa luce sulla vicenda grazie alla donna che ama.
Si può arrivare al primo strato e capire che il percorso del protagonista è una rinascita che prevede l'affrontare tutti i grandi temi tragici della vita: la sensazione di abbandono, la depressione, la solitudine, la paura del rifiuto, l'incapacità di capire i motivi più profondi delle proprie e delle altrui azioni.
Si può giungere al secondo livello, quello musicale, e riconoscere che Listz e la raccolta de "Gli anni di Pellegrinaggio" a partire dal paese del male fino alle vacanze in Italia, sono il liet motive di un personaggio che, come tutti i personaggi di Murakami, non capisce nulla di musica ma vive dentro di sé le emozioni di alcuni pezzi poco noti ma molto profondi.
E poi c'è l'ultimo strato, o almeno quello a cui sono arrivata io, anche con l'aiuto di critici ben più colti e completi di me: i colori.
Tazaki si autodefinisce l'Incolore. il motivo più immediato è la mancanza di un ideogramma "colore" nel proprio nome, mentre tutti i suoi amici ne hanno uno; il motivo più profondo è che in lui, a differenza che nei suoi amici, non ci sono caratteristiche preponderanti. E' un ragazzzo normale, talmente normale da essere anonimo.
Poi da grande la sua anonimità diventa universalità.
Chiunque può essere Tazaki.
E il percorso di rinascita che intraprende nel libro è come una passeggiata nell'arcobaleno. Dal nero della disperazione, al grigio delle ombre di Haida e dei suoi sogni agitati, al rosso della passione per Sara e la presa di coscenza, il verde della sincerità di un amico che, ad anni di distanza, ammette gli errori del passato e le nuove consapevolezze del presente, al giallo della nuova felicità.
Ma non si raggiunge il bianco.
Perchè in Giappone, il bianco, e quindi Shiro, sono sinonimo di morte.
Buona lettura!
Seya
Ci si può limitare a leggerne la trama e ad assaporare il banale cammino di rinascita di un protagonista anonimo che ha subito una forte perdita, i suoi amici del cuore, e che anni dopo fa luce sulla vicenda grazie alla donna che ama.
Si può arrivare al primo strato e capire che il percorso del protagonista è una rinascita che prevede l'affrontare tutti i grandi temi tragici della vita: la sensazione di abbandono, la depressione, la solitudine, la paura del rifiuto, l'incapacità di capire i motivi più profondi delle proprie e delle altrui azioni.
Si può giungere al secondo livello, quello musicale, e riconoscere che Listz e la raccolta de "Gli anni di Pellegrinaggio" a partire dal paese del male fino alle vacanze in Italia, sono il liet motive di un personaggio che, come tutti i personaggi di Murakami, non capisce nulla di musica ma vive dentro di sé le emozioni di alcuni pezzi poco noti ma molto profondi.
E poi c'è l'ultimo strato, o almeno quello a cui sono arrivata io, anche con l'aiuto di critici ben più colti e completi di me: i colori.
Tazaki si autodefinisce l'Incolore. il motivo più immediato è la mancanza di un ideogramma "colore" nel proprio nome, mentre tutti i suoi amici ne hanno uno; il motivo più profondo è che in lui, a differenza che nei suoi amici, non ci sono caratteristiche preponderanti. E' un ragazzzo normale, talmente normale da essere anonimo.
Poi da grande la sua anonimità diventa universalità.
Chiunque può essere Tazaki.
E il percorso di rinascita che intraprende nel libro è come una passeggiata nell'arcobaleno. Dal nero della disperazione, al grigio delle ombre di Haida e dei suoi sogni agitati, al rosso della passione per Sara e la presa di coscenza, il verde della sincerità di un amico che, ad anni di distanza, ammette gli errori del passato e le nuove consapevolezze del presente, al giallo della nuova felicità.
Ma non si raggiunge il bianco.
Perchè in Giappone, il bianco, e quindi Shiro, sono sinonimo di morte.
Buona lettura!
Seya
lunedì 9 giugno 2014
cocoloco padova
Ieri ho partecipato alla mia prima partita di wheelchair hockey, hockey in carrozzina elettrica. Era una dimostrazione, in quel della foresteria.
GiC, il ragazzo a cui faccio ripetizioni, ha iniziato a praticare questo sport a Ottobre, riadattando la sua carrozzina da città e mettendoci tempo ed entusiasmo.
La partita è una gara di autoscontri.
Divertente ed entusiasmante, i ragazzi dimostravano voglia di partecipazione e grinta, correndo dietro la palla e spingendola con la carrozzina o con le mazze (chi può brandirle) verso la porta avversaria.
La squadra di GiC è mista, sia ragazzi con disabilità fisica dalla nascita, sia ragazzi che in seguito a incidenti di diversa natura, si sono ritrovati in carrozzina.
Eppure fanno gruppo.
Merito dell'allenatore (molto interessante dal punto di vista fisico, tra l'altro) che ha voluto che i ragazzi fossero uniti e facessero cose insieme.
E sono i campioni nazionali.
questo il sito della squadra
Molto orgogliosa del mio GiC!!
Seya
GiC, il ragazzo a cui faccio ripetizioni, ha iniziato a praticare questo sport a Ottobre, riadattando la sua carrozzina da città e mettendoci tempo ed entusiasmo.
La partita è una gara di autoscontri.
Divertente ed entusiasmante, i ragazzi dimostravano voglia di partecipazione e grinta, correndo dietro la palla e spingendola con la carrozzina o con le mazze (chi può brandirle) verso la porta avversaria.
La squadra di GiC è mista, sia ragazzi con disabilità fisica dalla nascita, sia ragazzi che in seguito a incidenti di diversa natura, si sono ritrovati in carrozzina.
Eppure fanno gruppo.
Merito dell'allenatore (molto interessante dal punto di vista fisico, tra l'altro) che ha voluto che i ragazzi fossero uniti e facessero cose insieme.
E sono i campioni nazionali.
questo il sito della squadra
Molto orgogliosa del mio GiC!!
Seya
martedì 8 aprile 2014
L'immagine della città europea
La mostra " L'immagine della Città Europea" è la dimostrazione di quante volte in Italia si facciano mostre bellissime e curiose ma prive di ogni intento didattiche e prive di un filo conduttore.
Il Museo Correr di Venezia ha messo insieme carte e mappe di alcune delle più famose città europee, principalemnte italiane a dire il vero, nonchè dei quadri che dovrebbero farci intuire come si presentassero le suddette ai viaggiatori.
In teoria la mostra presenta un profilo cronologico e si dovrebbe percepire un cambiamento dalle prime carte a inchiostro e buona volontà, fino alla cartografia stampata.
Ora, io mi chiedo, come diavolo si fa a capire nel profondo un'evoluzione così significativa e così importante senza uno straccio di spiegazione nè sonora (leggi audioguide o visite guidate) nè scritta (depliant, cartelli, denominazioni)??
Tra l'altro il Museo Correr ha una bella collezione di mappe e mappamondi antichi di reale pregio, quindi perchè non includerli nella mostra?
La risposta è semplice, per far pagare due biglietti, uno per la mostra, uno per il museo (che io e Cugina ci siamo girate tranquillamente perchè gratuito in quanto residenti).
Eppure avrebbe fatto un bell'effetto vedere, ad esempio, la matrice tipografica di una grande carta di Venezia e il suo risultato vicine. Invece, solo la carta, senza alcuna indicazione riguardo al fatto che il museo contenga anche la matrice.
E come questo, tanti esempi di piccole cose che si sarebbero potute fare per rendere la visita molto più istruttiva e anche interessante.
Il risultato? Un'accozzaglia bellissima e curiosa di carte e quadri da cui non si ricava molto.
Un peccato. Veramente.
Alla fine, non so se consigliare o meno la visita. Da una parte sì, perchè Bellotto è sempre bellissimo, perchè alcune cose sono curiose e perchè un giro per il museo de sconton fa sempre bene all'anima; d'altra parte sono 5€ che senza un minimo di spiegazione o senza un accompagnatore che due cose te le sa raccontare non vale la pena spendere.
Piccola nota divertente:
Davanti a questo quadro,
Io: "L'ho già visto...alla mostra di Bellotto!"
Curgina: "E' di Bellotto"
Io: "Sono un genio"
Cugina: "E' solo memoria"
Seya
Il Museo Correr di Venezia ha messo insieme carte e mappe di alcune delle più famose città europee, principalemnte italiane a dire il vero, nonchè dei quadri che dovrebbero farci intuire come si presentassero le suddette ai viaggiatori.
In teoria la mostra presenta un profilo cronologico e si dovrebbe percepire un cambiamento dalle prime carte a inchiostro e buona volontà, fino alla cartografia stampata.
Ora, io mi chiedo, come diavolo si fa a capire nel profondo un'evoluzione così significativa e così importante senza uno straccio di spiegazione nè sonora (leggi audioguide o visite guidate) nè scritta (depliant, cartelli, denominazioni)??
Tra l'altro il Museo Correr ha una bella collezione di mappe e mappamondi antichi di reale pregio, quindi perchè non includerli nella mostra?
La risposta è semplice, per far pagare due biglietti, uno per la mostra, uno per il museo (che io e Cugina ci siamo girate tranquillamente perchè gratuito in quanto residenti).
Eppure avrebbe fatto un bell'effetto vedere, ad esempio, la matrice tipografica di una grande carta di Venezia e il suo risultato vicine. Invece, solo la carta, senza alcuna indicazione riguardo al fatto che il museo contenga anche la matrice.
E come questo, tanti esempi di piccole cose che si sarebbero potute fare per rendere la visita molto più istruttiva e anche interessante.
Il risultato? Un'accozzaglia bellissima e curiosa di carte e quadri da cui non si ricava molto.
Un peccato. Veramente.
Alla fine, non so se consigliare o meno la visita. Da una parte sì, perchè Bellotto è sempre bellissimo, perchè alcune cose sono curiose e perchè un giro per il museo de sconton fa sempre bene all'anima; d'altra parte sono 5€ che senza un minimo di spiegazione o senza un accompagnatore che due cose te le sa raccontare non vale la pena spendere.
Piccola nota divertente:
Davanti a questo quadro,
Io: "L'ho già visto...alla mostra di Bellotto!"
Curgina: "E' di Bellotto"
Io: "Sono un genio"
Cugina: "E' solo memoria"
Seya
giovedì 20 marzo 2014
burocrazia leonardiana
Volevo scrivere un bel post sul concerto di ieri sera però la diatriba (tutta interiore) con la burocrazia di poco fa mi ha spento.
Mi sono candidata per un Progetto Leonardo (uno dei pochissimi aperti a chi abita in Veneto) prorogato (e ovviamente non publicizzato).
Ma non poteva certo essere così semplice.
Non potevano certo richiedere che tu compilassi un modulo e lo inviassi via mail.
No.
Devi scaricare il modulo e compilarlo e firmarlo a mano (niente firma elettronica). Devi allegare copia della carta d'identità e del codice fiscale, e assicurarti che il documento non scada prima dell'eventuale partenza perchè vogliono poterlo usare per la prenotazione del volo (il mio scade tra 2 mesi però all'anagrafe non mi fanno il nuovo documento prima di un mese prima della scadenza, salvo casi eccezionali).
Il problema è che tutti questi devono essere inviati come unico file in pdf.
Di per sè la cosa ha senso e, all'apparenza, risulta semplice. Però ovviamente il programma di scannerizzazione non è a prova di idiota (come invece dovrebbe essere ogni programma base).
Non si può decidere la "digitalizzazione di più pagine" prima della prima digitalizzazione, no. Bisogna digitalizzare la prima e poi aggiungere in coda le successive pagine.
Ovviamente l'ho scoperto dopo aver fatto il procedimento 4 volte.
Una pagina info?
La stessa cosa deve essere fatta con i CV, due. Uno in italiano, uno in lingua del paese di destinazione (nel mio caso 3, perchè ovviamente sono idiota e mi sono candidata per Lettonia e Spagna e quindi ho inviato i CV in inglese e in spagnolo...per fortuna non mi hanno chiesto il lettone!).
Tutti i CV devono essere firmati (e inglobati in un unico file PDF).
Riassunto della procedura: tu stampi 25 fogli (modulo, CV in lingua e co) e poi scannerizzi tutto come vogliono loro, così loro non devono stampare pagine e pagine di roba.
Il tutto deve essere inviato tramite PEC.
E per fortuna che io ho un padre dotato di PEC perchè l'attivazione della mail richiede una settimana e una visita all'ufficio postale.
La scadenza? Domani a 12.00.
Seya
Mi sono candidata per un Progetto Leonardo (uno dei pochissimi aperti a chi abita in Veneto) prorogato (e ovviamente non publicizzato).
Ma non poteva certo essere così semplice.
Non potevano certo richiedere che tu compilassi un modulo e lo inviassi via mail.
No.
Devi scaricare il modulo e compilarlo e firmarlo a mano (niente firma elettronica). Devi allegare copia della carta d'identità e del codice fiscale, e assicurarti che il documento non scada prima dell'eventuale partenza perchè vogliono poterlo usare per la prenotazione del volo (il mio scade tra 2 mesi però all'anagrafe non mi fanno il nuovo documento prima di un mese prima della scadenza, salvo casi eccezionali).
Il problema è che tutti questi devono essere inviati come unico file in pdf.
Di per sè la cosa ha senso e, all'apparenza, risulta semplice. Però ovviamente il programma di scannerizzazione non è a prova di idiota (come invece dovrebbe essere ogni programma base).
Non si può decidere la "digitalizzazione di più pagine" prima della prima digitalizzazione, no. Bisogna digitalizzare la prima e poi aggiungere in coda le successive pagine.
Ovviamente l'ho scoperto dopo aver fatto il procedimento 4 volte.
Una pagina info?
La stessa cosa deve essere fatta con i CV, due. Uno in italiano, uno in lingua del paese di destinazione (nel mio caso 3, perchè ovviamente sono idiota e mi sono candidata per Lettonia e Spagna e quindi ho inviato i CV in inglese e in spagnolo...per fortuna non mi hanno chiesto il lettone!).
Tutti i CV devono essere firmati (e inglobati in un unico file PDF).
Riassunto della procedura: tu stampi 25 fogli (modulo, CV in lingua e co) e poi scannerizzi tutto come vogliono loro, così loro non devono stampare pagine e pagine di roba.
Il tutto deve essere inviato tramite PEC.
E per fortuna che io ho un padre dotato di PEC perchè l'attivazione della mail richiede una settimana e una visita all'ufficio postale.
La scadenza? Domani a 12.00.
Seya
lunedì 17 marzo 2014
Streghe
Da Natale si è risvegliato in me il forte desiderio di leggere e sono diventata una mangia libri.
Non scherzo! mi sono letta quasi tutto Wilbur Smith (che non avrà spessore classico ma è tanto avviincente), Housseini (che è sia sostanzioso che avvincente) e qualche altro libro a desta o a sinistra.
Ho finito proprio ieri Streghe di Lilli Gruber, un saggio a forma di intervista (o meglio, di serie di interviste) sulla condizione della donna in Europa. Credo sia del 2008.
Bello, bellissimo.
Avevo già avuto la possibilità di leggere ed apprezzare la veloce e ironica scrittura della giornalista in Eredità (altro bello da consigliare), ma qui, vuoi per il tema, vuoi per lo stile, vuoi per le voci che ne sono uscite, qui ha raggiunto lo splendore.
Non sherzo!
A parte l'essere andata a comprarmelo (cartaceo, che è meglio per le sottolineature!), l'ho riletto in alcune sue parti e ne ho valutato il contenuto in tempo per la questione della faccenda Quote Rosa in Parlamento.
Io non faccio politica e ho poche idee al riguardo, ma chiare, eppure due parole (banali e ritrite) le spendo.
Sono d'accordo con la Littizzetto che proprio ieri diceva che le quote rosa poco servono e che se uno è pirla, lo è a prescindere di quello che ha nelle mutande (dixit!), eppure secondo me ci vogliono.
Io non sono una femminista o una avversaria degli uomini, anche se in alcuni casi mi sento superiore, però ho la sensazione (percezione?) di trovarmi in una realtà statale in cui il concetto di Vir prevale su tutto.
Vir, non homo.
L'uomo virile, un pò sessista e di strette vedute, anche se vi dirà che le ha ampissime, esiste e comanda.
Lo vedo al lavoro da mia madre, lo vedo in televisione (sia nei film che nei tg), lo vedo in autobus.
E per scardinare questo fantomatico uomo di metallo, io le quote le userei.
Sono d'accordo che una persona di valore arriva dove vuole e si prende il suo posto e il suo ruolo senza sentirsi privilegiato, però credo che in occasione di parità sia necessario rivolgersi a chi è meno rappresentato o comunque visto in maniera meno forte, e quindi la donna.
La cosa però deve andare di pari passo con l'aumento dei servizi, con un maggiore aiuto alle famiglia, ma anche ai single, e con un miglior welfare in generale.
Ma tanto non si farà perchè è troppo importante portarsi a casa 85€ in più in stipendio invece di garantire asili nido, posti letto per gli anziani e rotazioni per medici e assistenti.
Sono disillusa.
Tornando al libro, sono felice ne contastare che le persone che nel mio piccolo ho sempre ritenuto intelligenti (in senso ampio del termine: sia per cultura, che per dialettica, che per idee) esprimono le posizioni a mio avviso migliori, e in modo più convinto.
Uno degli aspitti migliori dello scritto della Gruber è la vastità degli elementi trattati e delle "tipologie" di persone considerate.
Tra i temi ci sono i "classiconi" come l'aborto e i servizi alle famiglie. Tra le persone si spazia dalle prostitute, agli operatori sociali, ai politici, alle persone di spettacolo, alle camioniste.
Io forse avrei intervistato anche un paio di nonne e di nipoti, giusto per vedere le differenze storiche, ma stiamo veramente cercando l'ago nel pagliaio.
Che dire ancora?
Leggetelo e regalatelo.
Ogni donna dovrebbe farsi certe domande.
Seya
Non scherzo! mi sono letta quasi tutto Wilbur Smith (che non avrà spessore classico ma è tanto avviincente), Housseini (che è sia sostanzioso che avvincente) e qualche altro libro a desta o a sinistra.
Ho finito proprio ieri Streghe di Lilli Gruber, un saggio a forma di intervista (o meglio, di serie di interviste) sulla condizione della donna in Europa. Credo sia del 2008.
Bello, bellissimo.
Avevo già avuto la possibilità di leggere ed apprezzare la veloce e ironica scrittura della giornalista in Eredità (altro bello da consigliare), ma qui, vuoi per il tema, vuoi per lo stile, vuoi per le voci che ne sono uscite, qui ha raggiunto lo splendore.
Non sherzo!
A parte l'essere andata a comprarmelo (cartaceo, che è meglio per le sottolineature!), l'ho riletto in alcune sue parti e ne ho valutato il contenuto in tempo per la questione della faccenda Quote Rosa in Parlamento.
Io non faccio politica e ho poche idee al riguardo, ma chiare, eppure due parole (banali e ritrite) le spendo.
Sono d'accordo con la Littizzetto che proprio ieri diceva che le quote rosa poco servono e che se uno è pirla, lo è a prescindere di quello che ha nelle mutande (dixit!), eppure secondo me ci vogliono.
Io non sono una femminista o una avversaria degli uomini, anche se in alcuni casi mi sento superiore, però ho la sensazione (percezione?) di trovarmi in una realtà statale in cui il concetto di Vir prevale su tutto.
Vir, non homo.
L'uomo virile, un pò sessista e di strette vedute, anche se vi dirà che le ha ampissime, esiste e comanda.
Lo vedo al lavoro da mia madre, lo vedo in televisione (sia nei film che nei tg), lo vedo in autobus.
E per scardinare questo fantomatico uomo di metallo, io le quote le userei.
Sono d'accordo che una persona di valore arriva dove vuole e si prende il suo posto e il suo ruolo senza sentirsi privilegiato, però credo che in occasione di parità sia necessario rivolgersi a chi è meno rappresentato o comunque visto in maniera meno forte, e quindi la donna.
La cosa però deve andare di pari passo con l'aumento dei servizi, con un maggiore aiuto alle famiglia, ma anche ai single, e con un miglior welfare in generale.
Ma tanto non si farà perchè è troppo importante portarsi a casa 85€ in più in stipendio invece di garantire asili nido, posti letto per gli anziani e rotazioni per medici e assistenti.
Sono disillusa.
Tornando al libro, sono felice ne contastare che le persone che nel mio piccolo ho sempre ritenuto intelligenti (in senso ampio del termine: sia per cultura, che per dialettica, che per idee) esprimono le posizioni a mio avviso migliori, e in modo più convinto.
Uno degli aspitti migliori dello scritto della Gruber è la vastità degli elementi trattati e delle "tipologie" di persone considerate.
Tra i temi ci sono i "classiconi" come l'aborto e i servizi alle famiglie. Tra le persone si spazia dalle prostitute, agli operatori sociali, ai politici, alle persone di spettacolo, alle camioniste.
Io forse avrei intervistato anche un paio di nonne e di nipoti, giusto per vedere le differenze storiche, ma stiamo veramente cercando l'ago nel pagliaio.
Che dire ancora?
Leggetelo e regalatelo.
Ogni donna dovrebbe farsi certe domande.
Seya
martedì 19 marzo 2013
di cosi e tesi
Oddio sta per succedere.
Giovedì. Giovedì mi laureo.
E sebbene tutti mi ripetano che ormai è tutto in discesa, che devo stare tranquilla, che le cose si risolveranno velocemente.
Ovviamente le cose non potevano andare lisce.
Al mio pc è saltata la scheda grafica, mi sono presa un mal di gola da manuale e piove. Okay, oggi c'è il sole, ma non conta.
la cosa che mi ha stressato maggiormente è stata la questione del pc.
Prima non me ne preoccupavo perché mi ero fatta promessa da mio padre di farmi prestare il suo, costringendolo ad installarsi un programma specifico.
Lo ha fatto? no..e dopo uno si stupisce che io mi arrabbi. Gli ho chiesto di installarlo per settimane. Risultato? Nulla.
E il motivo? Tanto tra un po' ti arriva il pc nuovo.
Un coso che ha scelto lui, pagato lui, preparato lui.
Una gioia.
Adesso sto scrivendo dal coso. Non mi dispiace. E' più leggero di quello che credevo e sembra veloce.
E ho installato il programma.
Funziona e gira.
Adesso devo solo calmarmi. Una passeggiata. Non ce la farò mai.
Già mi vedo giovedì alle 16 (discuto di pomeriggio! bleah) con un attacco di panico.
Forse la settimana prossima le cose mi sembreranno diverse.
Vi lascio con un estratto dai miei ringraziamenti finali.
E' parzialmente ripreso da un post di alcuni anni fa, ma è sempre attuale.
Le persone sono come le funzioni.
Si delineano nello spazio man mano che il tempo scorre e defi niscono grafi ci particolari e caratteristici.
Così come ci sono funzioni periodiche, lineari, simmetriche, derivabili, integrabili, continue, limitate, ci sono persone che amano la quotidianità ripetendo ogni giorno piccoli gesti che le fanno stare bene; ci sono persone che hanno uno spirito grande e forte, nobile, persone che hanno fatto molto e lasceranno molto; ci sono persone semplici e cristalline; ci sono persone che vivono per gli altri e si de finiscono tramite essi.
Così come uno spazio è popolato da funzioni che si intersecano e variano una a causa dell'altra, la vita di ogni persona è popolata da tanta gente che in fluisce, chi più chi meno, sulle sue scelte e sulle sue decisioni.
La stessa cosa vale per me e per questo non starò qui a nominare una per una le persone da ringraziare. Sarebbero troppe e ne perderei qualcuna per strada.
E' bello vedere che ci sono persone che ti hanno segnato tanto da diventare costanti e fanno così variare, forse di poco, ma in alcuni punti in maniera signifi cativa il tuo andamento.
Costanti ce ne sono state, costanti ce ne sono, spero ce ne saranno.
E quelle che c'erano e ora non ci sono più non le rende meno importanti, anzi, forse il loro insegnamento è più profondo perchè legato alla paura di dimenticare.
Mi piace pensare a me stessa come ad una funzione un pò ostica. Mi piacerebbe avere in me una qualche tangente, magari legata all'umore, e rappresentare un grafi co simpatico e curioso. Non so se defi nirei integrali positivi, indubbiamente però la mia derivata sarebbe una di quelle schifezze che speri sempre di non ritrovarti in un compito, e che puntualmente vi si presentano orgogliose e beff arde. Non credo sarei periodica, in fondo ne sono contenta, e non necessariamente lineare.
Tutte le funzioni che ho conosciuto e con cui mi sono intersecata hanno lasciato un retaggio importante, come se il supporto di questi punti fosse compatto e io dovessi farne i conti.
E con in tasca i conti fatti, mi laureo e inizio un nuovo capitolo della mia vita, curiosa di vedere quali funzioni mi segneranno maggiormente nel tempo a venire.
Al momento la certezza è una sola. Se fossi una funzione forse farei ciò che non faccio quotidianamente: volerei libera e spavalda nello spazio matematico.
Seya
PS: devo trovare un nome al coso
Giovedì. Giovedì mi laureo.
E sebbene tutti mi ripetano che ormai è tutto in discesa, che devo stare tranquilla, che le cose si risolveranno velocemente.
Ovviamente le cose non potevano andare lisce.
Al mio pc è saltata la scheda grafica, mi sono presa un mal di gola da manuale e piove. Okay, oggi c'è il sole, ma non conta.
la cosa che mi ha stressato maggiormente è stata la questione del pc.
Prima non me ne preoccupavo perché mi ero fatta promessa da mio padre di farmi prestare il suo, costringendolo ad installarsi un programma specifico.
Lo ha fatto? no..e dopo uno si stupisce che io mi arrabbi. Gli ho chiesto di installarlo per settimane. Risultato? Nulla.
E il motivo? Tanto tra un po' ti arriva il pc nuovo.
Un coso che ha scelto lui, pagato lui, preparato lui.
Una gioia.
Adesso sto scrivendo dal coso. Non mi dispiace. E' più leggero di quello che credevo e sembra veloce.
E ho installato il programma.
Funziona e gira.
Adesso devo solo calmarmi. Una passeggiata. Non ce la farò mai.
Già mi vedo giovedì alle 16 (discuto di pomeriggio! bleah) con un attacco di panico.
Forse la settimana prossima le cose mi sembreranno diverse.
Vi lascio con un estratto dai miei ringraziamenti finali.
E' parzialmente ripreso da un post di alcuni anni fa, ma è sempre attuale.
Le persone sono come le funzioni.
Si delineano nello spazio man mano che il tempo scorre e defi niscono grafi ci particolari e caratteristici.
Così come ci sono funzioni periodiche, lineari, simmetriche, derivabili, integrabili, continue, limitate, ci sono persone che amano la quotidianità ripetendo ogni giorno piccoli gesti che le fanno stare bene; ci sono persone che hanno uno spirito grande e forte, nobile, persone che hanno fatto molto e lasceranno molto; ci sono persone semplici e cristalline; ci sono persone che vivono per gli altri e si de finiscono tramite essi.
Così come uno spazio è popolato da funzioni che si intersecano e variano una a causa dell'altra, la vita di ogni persona è popolata da tanta gente che in fluisce, chi più chi meno, sulle sue scelte e sulle sue decisioni.
La stessa cosa vale per me e per questo non starò qui a nominare una per una le persone da ringraziare. Sarebbero troppe e ne perderei qualcuna per strada.
E' bello vedere che ci sono persone che ti hanno segnato tanto da diventare costanti e fanno così variare, forse di poco, ma in alcuni punti in maniera signifi cativa il tuo andamento.
Costanti ce ne sono state, costanti ce ne sono, spero ce ne saranno.
E quelle che c'erano e ora non ci sono più non le rende meno importanti, anzi, forse il loro insegnamento è più profondo perchè legato alla paura di dimenticare.
Mi piace pensare a me stessa come ad una funzione un pò ostica. Mi piacerebbe avere in me una qualche tangente, magari legata all'umore, e rappresentare un grafi co simpatico e curioso. Non so se defi nirei integrali positivi, indubbiamente però la mia derivata sarebbe una di quelle schifezze che speri sempre di non ritrovarti in un compito, e che puntualmente vi si presentano orgogliose e beff arde. Non credo sarei periodica, in fondo ne sono contenta, e non necessariamente lineare.
Tutte le funzioni che ho conosciuto e con cui mi sono intersecata hanno lasciato un retaggio importante, come se il supporto di questi punti fosse compatto e io dovessi farne i conti.
E con in tasca i conti fatti, mi laureo e inizio un nuovo capitolo della mia vita, curiosa di vedere quali funzioni mi segneranno maggiormente nel tempo a venire.
Al momento la certezza è una sola. Se fossi una funzione forse farei ciò che non faccio quotidianamente: volerei libera e spavalda nello spazio matematico.
Seya
PS: devo trovare un nome al coso
venerdì 25 gennaio 2013
Europei
No, non sono morta.
Sto seguendo gli Europei di pattinaggio. Una meraviglia!
Se avete tempo e voglia andate su raiSport2 e seguite..per una volta che la rai trasmette qualcosa di interessante!!
Seya
Sto seguendo gli Europei di pattinaggio. Una meraviglia!
Se avete tempo e voglia andate su raiSport2 e seguite..per una volta che la rai trasmette qualcosa di interessante!!
Seya
sabato 12 gennaio 2013
I ragazzi del coro
Prima stavo facendo zapping in tv e sono capitata sul programma I Ragazzi Del Coro su Rai5. Mi ha incuriosita e l'ho seguita.
Devo ammettere che era un bel pò di tempo che non vedevo un programma tanto intelligente, curioso e divertente.
Praticamente, un insegnante di musica Gareth Malone interviene nelle comunità inglesi e usa la musica e la cultura come punto di aggregazione e di riscatto sociale.
Nella puntata di oggi, nello specifico, lavorava in una scuola elementare e cercata di attirare alla lettura i ragazzi di sesso maschile. Sembra infatti che dai dati nazionali, le prove di letture dei ragazzi maschi siano molto peggiori di quelle femminili e rasentino l'analfabetismo.
Malone, dopo aver studiato il problema e scoperto le cause del basso rendimento dei ragazzi, interviene con esercitazioni mirate per stimolarli.
Tra le molteplici cause, vedi playstation e computer, c'è la mancanza di un esempio in casa. La regola base. Se il papà non legge, i figli maschi non leggono. A questo proposito, malone ha fatto intervenire i papà che, pur riluttanti, hanno aiutato, leggendo con i figli e facendoli divertire con imitazioni e ricreazioni fantasiose.
E non si tratta solo della lettura, anzi la lettura diventa il fine.
Ha messo in atto delle attività in cui ripropone le tecniche di guerra dei Romani, facendoli disporre in legione e munendoli di gladi e scudi, per insegnare loro il lavoro di squadra e il fascino della storia; ha portato i ragazzi al mare e ha letto alcune descrizioni marine facendo notare le somiglianze; ha fatto accampare i ragazzi di notte leggendo intorno al fuoco storie di fantasmi per sviluppare la loro creatività resa piatta dalla playstation.
Per ultimo, ha sviluppato la lettura promuovendo il Campionato Scolastico di Lettura: ha diviso i ragazzi in gruppo, ognuno con un libro da leggere in una settimana, al termine della quale sostenevano un test per verificare se avessero letto il libro.
Le prime settimane pochi leggevano ma poi la competizione ha spinto tutti a impegnarsi.
Al termine del mese, tutti i ragazzi sono ampiamente misurati.
Oltre ai lavori a squadra Malone ha messo in atto attività individuali svolte a migliorare le singole pecche.
Quella che ho preferito è stata l'attività della Caccia al Tesoro. Al posto dei rebus e degli indovinelli per arrivare da un punto all'altro, avevano delle indicazioni da leggere uno alla volta a voce alta. "Mai mollare", questa la lezione da imparare.
Credo settimana prossima replicherò!
Seya
Devo ammettere che era un bel pò di tempo che non vedevo un programma tanto intelligente, curioso e divertente.
Praticamente, un insegnante di musica Gareth Malone interviene nelle comunità inglesi e usa la musica e la cultura come punto di aggregazione e di riscatto sociale.
Nella puntata di oggi, nello specifico, lavorava in una scuola elementare e cercata di attirare alla lettura i ragazzi di sesso maschile. Sembra infatti che dai dati nazionali, le prove di letture dei ragazzi maschi siano molto peggiori di quelle femminili e rasentino l'analfabetismo.
Malone, dopo aver studiato il problema e scoperto le cause del basso rendimento dei ragazzi, interviene con esercitazioni mirate per stimolarli.
Tra le molteplici cause, vedi playstation e computer, c'è la mancanza di un esempio in casa. La regola base. Se il papà non legge, i figli maschi non leggono. A questo proposito, malone ha fatto intervenire i papà che, pur riluttanti, hanno aiutato, leggendo con i figli e facendoli divertire con imitazioni e ricreazioni fantasiose.
E non si tratta solo della lettura, anzi la lettura diventa il fine.
Ha messo in atto delle attività in cui ripropone le tecniche di guerra dei Romani, facendoli disporre in legione e munendoli di gladi e scudi, per insegnare loro il lavoro di squadra e il fascino della storia; ha portato i ragazzi al mare e ha letto alcune descrizioni marine facendo notare le somiglianze; ha fatto accampare i ragazzi di notte leggendo intorno al fuoco storie di fantasmi per sviluppare la loro creatività resa piatta dalla playstation.
Per ultimo, ha sviluppato la lettura promuovendo il Campionato Scolastico di Lettura: ha diviso i ragazzi in gruppo, ognuno con un libro da leggere in una settimana, al termine della quale sostenevano un test per verificare se avessero letto il libro.
Le prime settimane pochi leggevano ma poi la competizione ha spinto tutti a impegnarsi.
Al termine del mese, tutti i ragazzi sono ampiamente misurati.
Oltre ai lavori a squadra Malone ha messo in atto attività individuali svolte a migliorare le singole pecche.
Quella che ho preferito è stata l'attività della Caccia al Tesoro. Al posto dei rebus e degli indovinelli per arrivare da un punto all'altro, avevano delle indicazioni da leggere uno alla volta a voce alta. "Mai mollare", questa la lezione da imparare.
Credo settimana prossima replicherò!
Seya
lunedì 13 agosto 2012
España (2)
Anche oggi il tempo e`poco e sinceramente, inizio a preferire questa piattaforme al piu`chiassoso fb e quindi eccovi mie nuove.
Il lavoro procede. La routine e´talmente schematizzata che anche i 5 minuti per il bagno sono contanti. Il tutto per rendere meno faticoso il lavoro ai peques e meno opprimente il caldo.
La temperatura si e` un po` abbassata (sempre ammeso che si possa dire che una media di 38 gradi sia bassa) e si e`alzato un vento forte e caldo che fa asciugare qualunque cosa in meno di dieci minuti.
Una bella comodita´visto che venerdi`si sono rotte le due lavatrici della comunita`e solo oggi sono venuti a cambiarle. In tre giorni i residenti hanno accumulato una quantita`di roba sudicia incredibile.
Dopo aver provato, devo ammettere che tutto il lavoro di pulizia e di lavaggio dei peques un poco mi disgusta. Ammetto che inizio a stimare sinceramente i diversi Operatori Sanitari e Badanti che tutti i sacrosanti giorni si mettono a bambiare e pulire i loro malati. Non mi dispiace per la loro disabilita, anzi, e´decisamente l'ultimo dei miei problemi, pero' faccio veramente fatica a mettermi a lavare uno che non mi avvisa(perche`non puo', mica per cativeria) che necessita del bagno e finice per sporcare di urina e co tutto prima mentre lo insapono.
Mi e´successo stamane due volte. Credo basti.
Ieri siamo andate a fare una gita alla Laguna di Ruidera con le altre volontarie e ci siamo date allávventura in maniera un po' pazza pero', credo, necessaria per sentirci veramente vive.
Abbiamo scalato una cascata, abbiamo attraversato a nuoto una parte della Laguna (quasi due kilometri senza e maschere o pinne, gente!) piu' di una volta e abbiamo esplorato una grotta.
Postero´alcune foto perche`sono stupende, ora veramente non ho tempo.
Senza contare che sono soppravvissuta alla finale di Basket USA vs Spagna in un bar pieno di spagnoli ubriachi in compagnia di una americana ultra tifosa e scatenata.
Credo di non essere mai stata tanto felice di essere italiana e dunque immune alla loro rabbia!
Comunque, bellissimo!
Ora le mie gambe fanno un gran male e mi sento come una novantenne che necessita sdi un bastone per la deambulazione, pero', amen! Passa Nada!
Il mio atteggiamento verso i comportamenti altrui sta un po' cambiando. Non so se sia un bene o meno, pero' evolvere e`sempre utile. Sicuramente non possono essere cambiamenti eccessivi perche`venti giorni qui, per quanto sufficienti, non bastano a cambiare una vita, ma e' comunque qualcosa.
Credo che una volta tornata raccontero`un po`delle vite delle persone che ho conosciuto qui. Vite incredibili e quasi da film eppure poco conosciute. Pero' potrebbe anche essere l'ennesima cosa che dico che faro', e poi nisba! Vediamo! Se siete curiosi, ricordatemelo!!
Ora vado! Domani sono ancora di turno come bagnina. Il mio colorito sta assumendo toni pericolodsamente rossi..credo di essere ustionata in piu`punti ma l'essere un'ottima nuotatrice comporta il ruolo di bagnina de los peques e dunque...via con l'abbronzatura!!!
Seya
Il lavoro procede. La routine e´talmente schematizzata che anche i 5 minuti per il bagno sono contanti. Il tutto per rendere meno faticoso il lavoro ai peques e meno opprimente il caldo.
La temperatura si e` un po` abbassata (sempre ammeso che si possa dire che una media di 38 gradi sia bassa) e si e`alzato un vento forte e caldo che fa asciugare qualunque cosa in meno di dieci minuti.
Una bella comodita´visto che venerdi`si sono rotte le due lavatrici della comunita`e solo oggi sono venuti a cambiarle. In tre giorni i residenti hanno accumulato una quantita`di roba sudicia incredibile.
Dopo aver provato, devo ammettere che tutto il lavoro di pulizia e di lavaggio dei peques un poco mi disgusta. Ammetto che inizio a stimare sinceramente i diversi Operatori Sanitari e Badanti che tutti i sacrosanti giorni si mettono a bambiare e pulire i loro malati. Non mi dispiace per la loro disabilita, anzi, e´decisamente l'ultimo dei miei problemi, pero' faccio veramente fatica a mettermi a lavare uno che non mi avvisa(perche`non puo', mica per cativeria) che necessita del bagno e finice per sporcare di urina e co tutto prima mentre lo insapono.
Mi e´successo stamane due volte. Credo basti.
Ieri siamo andate a fare una gita alla Laguna di Ruidera con le altre volontarie e ci siamo date allávventura in maniera un po' pazza pero', credo, necessaria per sentirci veramente vive.
Abbiamo scalato una cascata, abbiamo attraversato a nuoto una parte della Laguna (quasi due kilometri senza e maschere o pinne, gente!) piu' di una volta e abbiamo esplorato una grotta.
Postero´alcune foto perche`sono stupende, ora veramente non ho tempo.
Senza contare che sono soppravvissuta alla finale di Basket USA vs Spagna in un bar pieno di spagnoli ubriachi in compagnia di una americana ultra tifosa e scatenata.
Credo di non essere mai stata tanto felice di essere italiana e dunque immune alla loro rabbia!
Comunque, bellissimo!
Ora le mie gambe fanno un gran male e mi sento come una novantenne che necessita sdi un bastone per la deambulazione, pero', amen! Passa Nada!
Il mio atteggiamento verso i comportamenti altrui sta un po' cambiando. Non so se sia un bene o meno, pero' evolvere e`sempre utile. Sicuramente non possono essere cambiamenti eccessivi perche`venti giorni qui, per quanto sufficienti, non bastano a cambiare una vita, ma e' comunque qualcosa.
Credo che una volta tornata raccontero`un po`delle vite delle persone che ho conosciuto qui. Vite incredibili e quasi da film eppure poco conosciute. Pero' potrebbe anche essere l'ennesima cosa che dico che faro', e poi nisba! Vediamo! Se siete curiosi, ricordatemelo!!
Ora vado! Domani sono ancora di turno come bagnina. Il mio colorito sta assumendo toni pericolodsamente rossi..credo di essere ustionata in piu`punti ma l'essere un'ottima nuotatrice comporta il ruolo di bagnina de los peques e dunque...via con l'abbronzatura!!!
Seya
domenica 8 luglio 2012
festival a confronto
Con l'inizio della stagione estiva a Padova si aprono e inaugurano diversi "festival" che attirano giovani e non.
Nella fattispecie il Pride Village, inaugurato venerdì, e lo Sherwood, in vita già da un paio di settimane ma in cui ho iniziao a lavorare martedì.
Sono due mondi diversi e per certi versi opposti, e proprio per questo vicinissimi.
Il Pride è nato 5 anni fa come manifestazione a tema LGBT e ormai è diventato un'attrattiva per chiunque perchè c'è bella musica, si beve e si mangia sufficientemente bene e costa poco.
Lo Sherwood è una manifestazione controcorrente, in cui musica raggie o alternative si sposa con parole come "Diritti civili", "giustizia", "peace and love". Anche qui la nomea di festival alternativo per sciroccati è rimasta nonostante gli anni però sempre di più vedo famiglie, ragazzi più o meno truzzi, vecchiotti che si sentono giovani.
Le persone che li frequentano spesso non vengono a contatto le une con le altre eppure hanno tanto in comune: sono entrambe realtà alternative ma di moda, che portano avanti ideali comuni su fronti diversi, che si rifanno a stili di vita per certi versi simili.
L'immagine stereotipata del "fattone da sherwood" prevede un ragazzo con i rasta e i pantaloni in cotone che non vengono lavati da due settimane, con gioielli in pietra dura alle orecchie e le mani piene di canne, birre e hotdog con salsicce.
L'immagine stereotipata di "frocetta da Pride" prevede ragazzo magro magro magro, vestito in abiti strettissimi dai colori improbabili, eyeliner e drink in mano, che balla come un forsennato sulle musiche di Madonna.
Se ci fermiamo agli stereotipi sono due mondi antitetici.
Ma grazie al cielo le persone non sono stereotipate! E dunque, ecco che in entrambe le manifestazioni c'è il banchetto per la raccolta firme per la legge sul riconoscimento delle unioni civili, c'è lo stesso catering che propone panini da camionista, c'è la stessa atmosfera di serena libertà.
Non saprei dire quale dei due festival preferisco.
Al Pride sono legata per motivi di orgoglio e di affetto: fare parte della comunità LGBT (per quanto io sia l'ultima ruota del carro) è importante per me. E' il mondo in cui sono cresciuta e in cui vivo con i miei amici, con quelli più importanti almeno.
Dallo Sherwood sono attratta: è da me apprezzare le cose etniche e alternative, le mode non tradizionali e gli aspetti più idealistici della vita.
Hanno entrambi del bello, ma anche del brutto.
La cortina di fumo di erba e simili che aleggia sopra lo Sherwood fa si che tu esca alle 3 del mattino completamente fatto anche senza aver mai preso in mano uno spinello; la presenza di una dose massiccia di forze dell'ordine al Pride fa sì che se tu provi ad avvicinarti e a flirtare con qualcuno, rischi una denuncia per molestie.
Dello Sherwood non mi piace la disorganizzazione dello staff e la musica troppo alta, del Pride non mi piace la presenza così massiccia di bar e lounge, neanche uno dovesse passare la serata a bere.
Va anche detto che quest'anno frequento le due realtà per motivi opposti: allo Sherwood "lavoro" come volontaria per la cooperativa, al Pride vado per divertimento.
Mah, tra una settimana lo Sherwood chiude mentre con il Pride si prosegue fino a Settembre.
C'è ancora tempo per tirare le somme..
Vi lascio con il promo del Pride e la sigla di quest'anno, enjoy!!
quanto bello è Giousva?????
Seya
Nella fattispecie il Pride Village, inaugurato venerdì, e lo Sherwood, in vita già da un paio di settimane ma in cui ho iniziao a lavorare martedì.
Sono due mondi diversi e per certi versi opposti, e proprio per questo vicinissimi.
Il Pride è nato 5 anni fa come manifestazione a tema LGBT e ormai è diventato un'attrattiva per chiunque perchè c'è bella musica, si beve e si mangia sufficientemente bene e costa poco.
Lo Sherwood è una manifestazione controcorrente, in cui musica raggie o alternative si sposa con parole come "Diritti civili", "giustizia", "peace and love". Anche qui la nomea di festival alternativo per sciroccati è rimasta nonostante gli anni però sempre di più vedo famiglie, ragazzi più o meno truzzi, vecchiotti che si sentono giovani.
Le persone che li frequentano spesso non vengono a contatto le une con le altre eppure hanno tanto in comune: sono entrambe realtà alternative ma di moda, che portano avanti ideali comuni su fronti diversi, che si rifanno a stili di vita per certi versi simili.
L'immagine stereotipata del "fattone da sherwood" prevede un ragazzo con i rasta e i pantaloni in cotone che non vengono lavati da due settimane, con gioielli in pietra dura alle orecchie e le mani piene di canne, birre e hotdog con salsicce.
L'immagine stereotipata di "frocetta da Pride" prevede ragazzo magro magro magro, vestito in abiti strettissimi dai colori improbabili, eyeliner e drink in mano, che balla come un forsennato sulle musiche di Madonna.
Se ci fermiamo agli stereotipi sono due mondi antitetici.
Ma grazie al cielo le persone non sono stereotipate! E dunque, ecco che in entrambe le manifestazioni c'è il banchetto per la raccolta firme per la legge sul riconoscimento delle unioni civili, c'è lo stesso catering che propone panini da camionista, c'è la stessa atmosfera di serena libertà.
Non saprei dire quale dei due festival preferisco.
Al Pride sono legata per motivi di orgoglio e di affetto: fare parte della comunità LGBT (per quanto io sia l'ultima ruota del carro) è importante per me. E' il mondo in cui sono cresciuta e in cui vivo con i miei amici, con quelli più importanti almeno.
Dallo Sherwood sono attratta: è da me apprezzare le cose etniche e alternative, le mode non tradizionali e gli aspetti più idealistici della vita.
Hanno entrambi del bello, ma anche del brutto.
La cortina di fumo di erba e simili che aleggia sopra lo Sherwood fa si che tu esca alle 3 del mattino completamente fatto anche senza aver mai preso in mano uno spinello; la presenza di una dose massiccia di forze dell'ordine al Pride fa sì che se tu provi ad avvicinarti e a flirtare con qualcuno, rischi una denuncia per molestie.
Dello Sherwood non mi piace la disorganizzazione dello staff e la musica troppo alta, del Pride non mi piace la presenza così massiccia di bar e lounge, neanche uno dovesse passare la serata a bere.
Va anche detto che quest'anno frequento le due realtà per motivi opposti: allo Sherwood "lavoro" come volontaria per la cooperativa, al Pride vado per divertimento.
Mah, tra una settimana lo Sherwood chiude mentre con il Pride si prosegue fino a Settembre.
C'è ancora tempo per tirare le somme..
Vi lascio con il promo del Pride e la sigla di quest'anno, enjoy!!
quanto bello è Giousva?????
Seya
lunedì 28 maggio 2012
Florence..one year later
Date fiato alle trombe e stendete i tappeti: sono tornata.
Piu` insonnolita, piu` felice e piu` vecchia.
Scherzi a parte, questi giorni a Firenze sono stati utili oltre che meravigliosi. Ho ripreso fiato dalla routine, dalle persone di tutti i giorni, dalla citta` che mi sembra mi chiuda sempre di piu` la visuale.
Sabato sono arrivata a dire:
"Vorrei non tornare in Veneto. Mi sento talmente tanto bene qui e mi sento talmente tanto libera di dire quello che penso, che se tornassi a Padova (o a Venezia) in questo momento avrei paura. Potrei combinare dei disastri".
Parole testuali.
Lo so, non e` una bella cosa verso coloro che frequento in questa zona d'Italia, pero` la mia indole e` molto legata al compromesso e alla diplomazia e spesso mi mordo la lingua invece di parlare chiaro.
Spesso, non sempre. E sempre di meno, vorrei aggiungere.
Pero` accade.
La fiera, TerraFutura, l'ho trovata un po` sottotono: meno banchetti dell'anno scorso, meno gente. Pero` ho seguito un workshop sul lavoro molto interessante, anche se vagamente prolisso, e degli incontri/dibattiti molto interesanti.
Ho scoperto l'esistenza di una politologa, Susan George, che e` geniale.
Dice delle cose giuste e sacrosante, le dice con un inglese britannico pacato e perfetto, le dice con una convinzione totale su quelli che sono gli argomenti che sostiene.
Insomma, una persona che dice quello che pensa.
Una delle poche, a mio avviso.
Sabato ho seguito un insieme di dibattiti sulla Mafia e la 'Ndrangheta.
Non volgio parlare di queste realta` che conosco poco e capisco ancora meno, ma commento quelli che sono gli interlocutori: Bonanni, della CGIL, che non si e` ben capito che cosa avesse da dire al riguardo (forse solo il suo essere siciliano...?); un tizio che si occupa del riassegnamento dei beni confiscati, che parlava con un accento talmente tanto marcato da non farsi capire da mezza sala; due procuratori (Pignatone e Prestipino) che parlano con condizione di causa ma lo fanno male.
Alla fine, una bella giornata pero` difficile per me che ne so poco.
Firenze mi ha accolto calorosa, calda e chiassosa come l'avevo lasciata l'anno scorso.
E Gentleman e Pastore che mi hanno ospitato hanno confermato quello che l'anno scorso avevo provato: per loro sono Seya.
Non sono la figlia di una che conoscono ormai da anni, non sono la ragazzina rompiballe che accolgono per amicizia verso la madre, non sono la ventenne fuori di testa che devi andare a raccatare nei bar a notte fonda.
Sono una persona.
Mi accolgono perche` ci tengono a me, perche` mi vogliono bene.
Mi danno le chiavi di casa, mi danno autonomia e indipendenza per quanto riguarda cibo e spostamenti, mi danno compagnia nelle serate.
Ed e` una cosa che mi fa talmente tanto piacere che non so spiegarlo a parole.
Senza contare che sono simpaticissimi.
Giovedi`, per il mio compleanno, mi hanno portato a cena fuori e hanno fatto mettere sulla fetta di torta che avevo ordinato per dessert una candelina, di quelle che non si spengono mai per quanto tu soffi, e in pizzeria ha iniziato a suonare "tanti auguri".
Io avrei voluto nascondermi sotto il tavolo, loro due che cantavano e battevano le mani neanche avessero ancora trentanni.
Se non e` amicizia questa?!
Seya
Piu` insonnolita, piu` felice e piu` vecchia.
Scherzi a parte, questi giorni a Firenze sono stati utili oltre che meravigliosi. Ho ripreso fiato dalla routine, dalle persone di tutti i giorni, dalla citta` che mi sembra mi chiuda sempre di piu` la visuale.
Sabato sono arrivata a dire:
"Vorrei non tornare in Veneto. Mi sento talmente tanto bene qui e mi sento talmente tanto libera di dire quello che penso, che se tornassi a Padova (o a Venezia) in questo momento avrei paura. Potrei combinare dei disastri".
Parole testuali.
Lo so, non e` una bella cosa verso coloro che frequento in questa zona d'Italia, pero` la mia indole e` molto legata al compromesso e alla diplomazia e spesso mi mordo la lingua invece di parlare chiaro.
Spesso, non sempre. E sempre di meno, vorrei aggiungere.
Pero` accade.
La fiera, TerraFutura, l'ho trovata un po` sottotono: meno banchetti dell'anno scorso, meno gente. Pero` ho seguito un workshop sul lavoro molto interessante, anche se vagamente prolisso, e degli incontri/dibattiti molto interesanti.
Ho scoperto l'esistenza di una politologa, Susan George, che e` geniale.
Dice delle cose giuste e sacrosante, le dice con un inglese britannico pacato e perfetto, le dice con una convinzione totale su quelli che sono gli argomenti che sostiene.
Insomma, una persona che dice quello che pensa.
Una delle poche, a mio avviso.
Sabato ho seguito un insieme di dibattiti sulla Mafia e la 'Ndrangheta.
Non volgio parlare di queste realta` che conosco poco e capisco ancora meno, ma commento quelli che sono gli interlocutori: Bonanni, della CGIL, che non si e` ben capito che cosa avesse da dire al riguardo (forse solo il suo essere siciliano...?); un tizio che si occupa del riassegnamento dei beni confiscati, che parlava con un accento talmente tanto marcato da non farsi capire da mezza sala; due procuratori (Pignatone e Prestipino) che parlano con condizione di causa ma lo fanno male.
Alla fine, una bella giornata pero` difficile per me che ne so poco.
Firenze mi ha accolto calorosa, calda e chiassosa come l'avevo lasciata l'anno scorso.
E Gentleman e Pastore che mi hanno ospitato hanno confermato quello che l'anno scorso avevo provato: per loro sono Seya.
Non sono la figlia di una che conoscono ormai da anni, non sono la ragazzina rompiballe che accolgono per amicizia verso la madre, non sono la ventenne fuori di testa che devi andare a raccatare nei bar a notte fonda.
Sono una persona.
Mi accolgono perche` ci tengono a me, perche` mi vogliono bene.
Mi danno le chiavi di casa, mi danno autonomia e indipendenza per quanto riguarda cibo e spostamenti, mi danno compagnia nelle serate.
Ed e` una cosa che mi fa talmente tanto piacere che non so spiegarlo a parole.
Senza contare che sono simpaticissimi.
Giovedi`, per il mio compleanno, mi hanno portato a cena fuori e hanno fatto mettere sulla fetta di torta che avevo ordinato per dessert una candelina, di quelle che non si spengono mai per quanto tu soffi, e in pizzeria ha iniziato a suonare "tanti auguri".
Io avrei voluto nascondermi sotto il tavolo, loro due che cantavano e battevano le mani neanche avessero ancora trentanni.
Se non e` amicizia questa?!
Seya
mercoledì 23 maggio 2012
Andiamo a lavare il cervello in Arno
Domani vado a lavare il cervello in Arno, parafrasando Manzoni vado a Firenze per qualche giorno per cambiare aria.
Mi ospiteranno Gentleman e Pastore e passerò le mie giornate alla fiera TerraFutura, immersa per quattro giorni in commercio equo, biodiversità, diritti umani e politiche sociali.
Una vacanza.
Una vacanza molto piacevole devo ammettere.
Soprattutto perchè, anche se la fiera dovesse rivelarsi noiosa e poco stimolante, c'è sempre Firenze che credo sia una delle città più belle al mondo, terza solo a Londra e Venezia.
E poi ci sono Gentleman e Pastore che con la loro solita delicatezza e prontezza di spirito riescono a farmi venire il buon umore anche se sono prossima alle lacrime.
Avrei molte cose da dire, molte speranze e molte aspettative, soprattutto riguardando un momento di relax mentale e lontananza fisica da famiglia, amici, conoscenti, parentade vario, e connessi.
.... E compatti.
Ma questa è una pessima battuta che capisco solo io che studio Analisi Funzionale con Nonno Beppe.
Ci si sente domenica, gente!
Seya
Mi ospiteranno Gentleman e Pastore e passerò le mie giornate alla fiera TerraFutura, immersa per quattro giorni in commercio equo, biodiversità, diritti umani e politiche sociali.
Una vacanza.
Una vacanza molto piacevole devo ammettere.
Soprattutto perchè, anche se la fiera dovesse rivelarsi noiosa e poco stimolante, c'è sempre Firenze che credo sia una delle città più belle al mondo, terza solo a Londra e Venezia.
E poi ci sono Gentleman e Pastore che con la loro solita delicatezza e prontezza di spirito riescono a farmi venire il buon umore anche se sono prossima alle lacrime.
Avrei molte cose da dire, molte speranze e molte aspettative, soprattutto riguardando un momento di relax mentale e lontananza fisica da famiglia, amici, conoscenti, parentade vario, e connessi.
.... E compatti.
Ma questa è una pessima battuta che capisco solo io che studio Analisi Funzionale con Nonno Beppe.
Ci si sente domenica, gente!
Seya
giovedì 12 aprile 2012
libri di ieri e marmocchi di oggi
In questi giorni mi sto guardando un po` di libri di matematica delle medie per preparare gli esercizi per il Marmocchio.
Ancora anni fa, un'amica di mia nonna mi ha regalato tutta una serie di libri di matematica per la scuola media inferiore che lei ha usato o consultato nella sua vita lavorativa. E parliamo di una signora che ha insegnato matematica alla scuola locale dei Colli per una trentina d'anni prima di andare in pensione.
Quindi mi ritrovo con una quindicina di libri diversi degli anni '60, '70, '80, alcuni dei quali usati anche dai miei genitori.
Mi ero poi procurata altri libri piu' recenti da una vicina di casa che insegna in una scuola media di Padova.
Insomma, sono sommersa i libri!
Quello che noto e` il cambiamento nella tipologia di manuale e di approccio alla matematica.
I libri "vecchi" sono molto piu' sottili, molto piu' teorici, con un approccio quasi quasi universitario su alcune cose e tutti rigorosamente stampati su un'orrida carta patinata su cui non puoi scrivere neanche con il taglierino.
Che poi siano tutti ricoperti da carta fiorentina per creare delle copertine "pregiate", e' un altro paio di maniche.
I libri "nuovi" sono molto piu' spessi e pesanti, pieni zeppi di esercizi di ogni gradi di difficolta`, divisi in capitoli, paragrafi, tabelle, mappe concettuali, portfolii ecc.. e ognuno con un'intensa sessione di recupero, altrattanto farcita di esercizi e teoria.
Un dubbio mi e` sorto: ma i ragazzini di oggi sono piu` duri di comprendonio di quelli di quaranta anni fa o e` proprio la metodologia che e` cambiata?
Alcuni giorni fa si discuteva sul blog di Mel riguardo ai manuali di letteratura per il liceo (qui) ma la cosa e` diversa. Primo, perche` parliamo di un liceo che quindi ha un gradi di approfondimento maggiore della scuola media; secondo, perche` un percorso letterario lo puoi creare in maniera diversa: percorso cronologico, tematico, stilistico..
Anche li` pero` era venuta fuori la questione "mappa concettuale" ovvero la necessita` di codificare, ingabbiare in uno schema ogni singolo concetto.
Se la cosa in letteratura e` obrobriosa, in matematica rasenta il rivoltante: la matematica non e` fatta di argomenti divisi in compartimenti stagni ma si spiega e si implica in ogni sua vece, cosa che non si capisce finche` non si arriva in quinta superiore e per definire gli integrali si usano le proprieta` dei trapezi, che, se ti e` andata bene, hai studiato in seconda media.
La mia impressione e` che i libri di oggi siano troppo "friendly".
Ora, io non condanno gli esercizi (anzi, proprio alle medie bisorrebbe farne a iosa per sviluppare la velocita` di calcolo e di ragionamento) ne` le pagine di recupero, ma non sopporto la scarnificazione teorica dei libri.
Pensare che dei bambini di 12 anni non arrivino a capire cos'e` una funzione tra due insiemi e` come dar loro degli idioti e non insegna che le cose tra loro si collegano e si implicano vicendevolmente.
Lezione utile in matematica come nella vita reale.
Sara` che io sono cresciuta in una scuola e in una famiglia in cui, se ti meriti un 2, te lo prendi, pero` questo iperprotezionismo verso bambini proprio non lo capisco.
Ma questo e` un ragionamento molto piu` ampio che merita un altro post e un altra argomentazione (l'altro giorno, alla radio, parlavano delle storie per bambini nelle quali ora il Cacciatore di Cappuccetto Rosso non spara piu` al lupo ma gli da` le caramelle e diventano amici...ma quando mai?!?!).
Alla fine comunque sono arrivata a fare una specie di compendio tra le due vagonate di libri e creare una sorta di cartellina di pagine con cui affrontare questi mesi di ripetizioni.
Ancora pero` mi chiedo se (ovviamente nel caso di materie come matematica o grammatica) non si possa applicare un modo di fare universitario in cui ogni insegnante si prepara la propria dispensa che poi ci si stampa o si consulta online.
Tanto ormai la tecnologia e` di casa...anzi, di scuola!
Seya
Ancora anni fa, un'amica di mia nonna mi ha regalato tutta una serie di libri di matematica per la scuola media inferiore che lei ha usato o consultato nella sua vita lavorativa. E parliamo di una signora che ha insegnato matematica alla scuola locale dei Colli per una trentina d'anni prima di andare in pensione.
Quindi mi ritrovo con una quindicina di libri diversi degli anni '60, '70, '80, alcuni dei quali usati anche dai miei genitori.
Mi ero poi procurata altri libri piu' recenti da una vicina di casa che insegna in una scuola media di Padova.
Insomma, sono sommersa i libri!
Quello che noto e` il cambiamento nella tipologia di manuale e di approccio alla matematica.
I libri "vecchi" sono molto piu' sottili, molto piu' teorici, con un approccio quasi quasi universitario su alcune cose e tutti rigorosamente stampati su un'orrida carta patinata su cui non puoi scrivere neanche con il taglierino.
Che poi siano tutti ricoperti da carta fiorentina per creare delle copertine "pregiate", e' un altro paio di maniche.
I libri "nuovi" sono molto piu' spessi e pesanti, pieni zeppi di esercizi di ogni gradi di difficolta`, divisi in capitoli, paragrafi, tabelle, mappe concettuali, portfolii ecc.. e ognuno con un'intensa sessione di recupero, altrattanto farcita di esercizi e teoria.
Un dubbio mi e` sorto: ma i ragazzini di oggi sono piu` duri di comprendonio di quelli di quaranta anni fa o e` proprio la metodologia che e` cambiata?
Alcuni giorni fa si discuteva sul blog di Mel riguardo ai manuali di letteratura per il liceo (qui) ma la cosa e` diversa. Primo, perche` parliamo di un liceo che quindi ha un gradi di approfondimento maggiore della scuola media; secondo, perche` un percorso letterario lo puoi creare in maniera diversa: percorso cronologico, tematico, stilistico..
Anche li` pero` era venuta fuori la questione "mappa concettuale" ovvero la necessita` di codificare, ingabbiare in uno schema ogni singolo concetto.
Se la cosa in letteratura e` obrobriosa, in matematica rasenta il rivoltante: la matematica non e` fatta di argomenti divisi in compartimenti stagni ma si spiega e si implica in ogni sua vece, cosa che non si capisce finche` non si arriva in quinta superiore e per definire gli integrali si usano le proprieta` dei trapezi, che, se ti e` andata bene, hai studiato in seconda media.
La mia impressione e` che i libri di oggi siano troppo "friendly".
Ora, io non condanno gli esercizi (anzi, proprio alle medie bisorrebbe farne a iosa per sviluppare la velocita` di calcolo e di ragionamento) ne` le pagine di recupero, ma non sopporto la scarnificazione teorica dei libri.
Pensare che dei bambini di 12 anni non arrivino a capire cos'e` una funzione tra due insiemi e` come dar loro degli idioti e non insegna che le cose tra loro si collegano e si implicano vicendevolmente.
Lezione utile in matematica come nella vita reale.
Sara` che io sono cresciuta in una scuola e in una famiglia in cui, se ti meriti un 2, te lo prendi, pero` questo iperprotezionismo verso bambini proprio non lo capisco.
Ma questo e` un ragionamento molto piu` ampio che merita un altro post e un altra argomentazione (l'altro giorno, alla radio, parlavano delle storie per bambini nelle quali ora il Cacciatore di Cappuccetto Rosso non spara piu` al lupo ma gli da` le caramelle e diventano amici...ma quando mai?!?!).
Alla fine comunque sono arrivata a fare una specie di compendio tra le due vagonate di libri e creare una sorta di cartellina di pagine con cui affrontare questi mesi di ripetizioni.
Ancora pero` mi chiedo se (ovviamente nel caso di materie come matematica o grammatica) non si possa applicare un modo di fare universitario in cui ogni insegnante si prepara la propria dispensa che poi ci si stampa o si consulta online.
Tanto ormai la tecnologia e` di casa...anzi, di scuola!
Seya
venerdì 2 marzo 2012
volontariando
L'altra sera la mia cooperativa ha organizzato un incontro con uno dei soci di Libero Mondo, uno dei principali distributori di Commercio Equo e Solidale in Italia, tale Fabrizio Spada.
Io non avevo molta voglia di parteciparvi ma, visto che l'alternativa sarebbe stato andare in palestra e, si sa, io sono pigra, ho pensato bene di recarmi alla discussione.
Ottima scelta.
Mr Spada si e` dimostrata una persona consapevole delle scelte fatte nella sua vita, estremamente aperto, incredibilmente sincero e sufficientemente straffottente da non temere di usare parole come "incazzarsi", "cazzata" e "stronzo" in un discorso serio.
La discussione si e` articolata in due parti, una riguardante l'Africa come produttore di Commercio Equo, l'altra riguardante la Cooperativa Sociale di tipo B come scelta lavorativa.
Il secondo argomento e` stato per me una conferma.
La mia Cooperativa (Angoli) e` di questo tipo, il che significa in sostanza avere una serie di doveri e diritti a livello economico-fiscale e l'obbligo di assumere tra i propri lavoratori 1/3 di inserimenti lavorativi.
Gli inserimenti lavorativi sono i disabili, coloro che soffrono di disagi sociali, etnici o culturali e quanti stanno intraprendendo un percorso di disintossicazione.
La mia Cooperativa ha scelto, ancora vent'anni fa, di lavorare principalmente con disabilita` mentali e fisiche, oltre che con una schiera ben nutrita di bangalesi.
Libero Mondo invece ha deciso di lavorare con disabilita` mentali e ragazzi e ragazze che si stanno liberando dalla tossicodipendenza.
Scelta coraggiosa che pero` sembra stia dando dei buoni frutti.
La vera scelta, pero`, che fa capire perche` Libero Mondo sia importante a livello nazionale mentre Angoli sia a malapena riconosciuta in citta`, e` quella riguardante i volontari.
Mi e` sembrato di tornare indietro nel tempo, quando appena arrivata in Cooperativa come volontaria, Grazia e Guida mi insegnavano cosa significa essere un volontario e quali sono le peculiarita` di questa figura.
Essere volontari significa mettere a disposizione di un'idea le proprie capacita`, le proprie competenze e il proprio tempo.
Un'idea che si concretizza in un'associazione o una cooperativa o un progetto.
Quando si diventa volontari si prende un impegno che deve essere mantenuto costante e deve portare ad una crescita personale, oltre che ad un aiuto per l'associazione di turno.
Ora ci sono realta` che senza l'aiuto dei volontari non potrebbero sopravvivere, altre che sfruttano i volontari come valore aggiunto.
Libero Mondo fa parte della seconda classe mentre, neanche a dirlo, Angoli della prima, anche se non vuole riconoscerlo.
Sembra di parlare con un muro ogni volta che si tocca l'argomento. Io so, cosi` come lo sanno loro, che l'unico motivo per cui continuo ad andare e` la presenza di persone importanti per me e per la mia crescita.
Come sempre la differenza la fanno le persone, molti dei quali sono anche loro volontari.
L'Italia e` la nazione europea in cui ci sono piu` volontari, la Svizzera l'ultimo.
E se si chiede ad uno svizzero perche` questa differenza, la sua risposta e`: "perche` qui tanti servizi sono forniti dallo Stato".
Non e` banale.
Una delle prime persone che ho conosciuto in Cooperativa e con cui sono tornata a lavorare quando ho ripreso a frequentare il magazzino, e` Ste, un ragazzo ventenne, down.
Ora so come comportarmi con lui, come trattarlo, come conviverci, ma quando sono arrivata, ed avevo 18 anni all'epoca, nessuno mi aveva insegnato come agire nei suoi confronti.
L'ho imparato nel tempo.
Alcuni lavoratori ancora adesso non sanno come comportarsi e chiedono il mio aiuto.
Io sono fortunata ad avere una sensibilita` che capisce abbastanza bene come muovermi ma questa e` una dote personale. Non ci si puo` aspettare che ognuno ne sia provvisto.
Eppure lo Stato Italiano si aspetta questo.
In Svizzera in ogni cooperativa sociale lo Stato assume a spese proprie quattro specialisti (quattro! tra cui psicologi, pedagoghi e esperti di educazione e riabilitazione) per aiutare non solo gli inserimenti lavorativi ma anche, e soprattutto, quanti devono lavorarci insieme, volontari compresi.
In Italia ti chiedono disponibilita` temporale, competenza, bravura e che tu sia anche volontario, cosi` non ti devono pagare.
Questo mi fa arrabbiare non poco.
Quello che pero` e` stata fonte di immensa soddisfazione e` stato sentire Spada dire che spesso e volentieri si dovrebbere scambiare alcuni lavoratori con alcuni volontari, che sono piu` motivati, piu` preparati e hanno una miglior affinita` con il tipo di lavoro.
La soddisfazione somma e` stato notare gli sguardi di tutta la sala verso di me che con un sorrisetto sornione squadravo l'Arpia che mi ha "comandato" per alcuni mesi, prima di spostarmi in Magazzino per incompatibilita` caratteriale.
Seya
Io non avevo molta voglia di parteciparvi ma, visto che l'alternativa sarebbe stato andare in palestra e, si sa, io sono pigra, ho pensato bene di recarmi alla discussione.
Ottima scelta.
Mr Spada si e` dimostrata una persona consapevole delle scelte fatte nella sua vita, estremamente aperto, incredibilmente sincero e sufficientemente straffottente da non temere di usare parole come "incazzarsi", "cazzata" e "stronzo" in un discorso serio.
La discussione si e` articolata in due parti, una riguardante l'Africa come produttore di Commercio Equo, l'altra riguardante la Cooperativa Sociale di tipo B come scelta lavorativa.
Il secondo argomento e` stato per me una conferma.
La mia Cooperativa (Angoli) e` di questo tipo, il che significa in sostanza avere una serie di doveri e diritti a livello economico-fiscale e l'obbligo di assumere tra i propri lavoratori 1/3 di inserimenti lavorativi.
Gli inserimenti lavorativi sono i disabili, coloro che soffrono di disagi sociali, etnici o culturali e quanti stanno intraprendendo un percorso di disintossicazione.
La mia Cooperativa ha scelto, ancora vent'anni fa, di lavorare principalmente con disabilita` mentali e fisiche, oltre che con una schiera ben nutrita di bangalesi.
Libero Mondo invece ha deciso di lavorare con disabilita` mentali e ragazzi e ragazze che si stanno liberando dalla tossicodipendenza.
Scelta coraggiosa che pero` sembra stia dando dei buoni frutti.
La vera scelta, pero`, che fa capire perche` Libero Mondo sia importante a livello nazionale mentre Angoli sia a malapena riconosciuta in citta`, e` quella riguardante i volontari.
Mi e` sembrato di tornare indietro nel tempo, quando appena arrivata in Cooperativa come volontaria, Grazia e Guida mi insegnavano cosa significa essere un volontario e quali sono le peculiarita` di questa figura.
Essere volontari significa mettere a disposizione di un'idea le proprie capacita`, le proprie competenze e il proprio tempo.
Un'idea che si concretizza in un'associazione o una cooperativa o un progetto.
Quando si diventa volontari si prende un impegno che deve essere mantenuto costante e deve portare ad una crescita personale, oltre che ad un aiuto per l'associazione di turno.
Ora ci sono realta` che senza l'aiuto dei volontari non potrebbero sopravvivere, altre che sfruttano i volontari come valore aggiunto.
Libero Mondo fa parte della seconda classe mentre, neanche a dirlo, Angoli della prima, anche se non vuole riconoscerlo.
Sembra di parlare con un muro ogni volta che si tocca l'argomento. Io so, cosi` come lo sanno loro, che l'unico motivo per cui continuo ad andare e` la presenza di persone importanti per me e per la mia crescita.
Come sempre la differenza la fanno le persone, molti dei quali sono anche loro volontari.
L'Italia e` la nazione europea in cui ci sono piu` volontari, la Svizzera l'ultimo.
E se si chiede ad uno svizzero perche` questa differenza, la sua risposta e`: "perche` qui tanti servizi sono forniti dallo Stato".
Non e` banale.
Una delle prime persone che ho conosciuto in Cooperativa e con cui sono tornata a lavorare quando ho ripreso a frequentare il magazzino, e` Ste, un ragazzo ventenne, down.
Ora so come comportarmi con lui, come trattarlo, come conviverci, ma quando sono arrivata, ed avevo 18 anni all'epoca, nessuno mi aveva insegnato come agire nei suoi confronti.
L'ho imparato nel tempo.
Alcuni lavoratori ancora adesso non sanno come comportarsi e chiedono il mio aiuto.
Io sono fortunata ad avere una sensibilita` che capisce abbastanza bene come muovermi ma questa e` una dote personale. Non ci si puo` aspettare che ognuno ne sia provvisto.
Eppure lo Stato Italiano si aspetta questo.
In Svizzera in ogni cooperativa sociale lo Stato assume a spese proprie quattro specialisti (quattro! tra cui psicologi, pedagoghi e esperti di educazione e riabilitazione) per aiutare non solo gli inserimenti lavorativi ma anche, e soprattutto, quanti devono lavorarci insieme, volontari compresi.
In Italia ti chiedono disponibilita` temporale, competenza, bravura e che tu sia anche volontario, cosi` non ti devono pagare.
Questo mi fa arrabbiare non poco.
Quello che pero` e` stata fonte di immensa soddisfazione e` stato sentire Spada dire che spesso e volentieri si dovrebbere scambiare alcuni lavoratori con alcuni volontari, che sono piu` motivati, piu` preparati e hanno una miglior affinita` con il tipo di lavoro.
La soddisfazione somma e` stato notare gli sguardi di tutta la sala verso di me che con un sorrisetto sornione squadravo l'Arpia che mi ha "comandato" per alcuni mesi, prima di spostarmi in Magazzino per incompatibilita` caratteriale.
Seya
lunedì 2 gennaio 2012
Gemelli 2012
Sto facendo un giro per scoprire secondi gli astrologi come sarà il mio 2012. Ecco qualche estratto:
da oroscopo-2012.net
Stanche da un anno turbolento, le single aspireranno ad una maggiore
stabilità. Coverai in segreto il desiderio di impegnarti, sempre temendo
la perdita della tua libertà. Ciononostante, il tuo desiderio di dare e
ricevere avrà la meglio sulle tue paure e non scapperai quando ti si
parlerà di impegno.
La mole di lavoro che ti sarà affidata non ti spaventerà, al contrario,
ti motiverà e ti darà il coraggio di mettercela tutta. Parallelamente
alimenti nuovi interessi e cerchi di specializzarti in un campo a cui
tieni particolarmente. Il tuo accanimento e la tua perseveranza saranno
ricompensate nel mese di dicembre.
Riacquisterai fiducia in te stessa e imparerai a gestire meglio lo stress e le ansie.
Forte del tuo successo e del tuo ottimismo affronterai il nuovo anno con brio e dinamismo.
da oroscopo--2012.it
Se siete single in questo 2012 sentirete il desiderio di stabilità
affettiva, e proprio la vostra capacità di sapere ascoltare vi
consentirà di avere ottime opportunità per trovare la vostra anima
gemella. Ricordate solo di valutare attentemente la veridicità dei
vostri sentimenti prima di dichiararli apertamente.
La vita professionale vi porterà grandi soddisfazioni, acquisirete più
fiducia sia nelle vostre capacità che nelle persone che fanno parte
della vostra sfera professionale.
Il consiglio delle stelle è quello di imparare ad ascoltare i messaggi
del vostro corpo, se sentite di avere bisogno di un break, o di una
pausa rigenerante, concedetevi uno stacco da tutto e da tutti, questo vi
aiuterà a ricaricare le pile.
da oroscopo.it
Se siete single, Urano mette l’accento sul bisogno di vivere emozioni rapide ed eccitanti.
I single si danno da fare e non c’è traccia di timidezza o insicurezza nei loro modi di fare. Preparatevi a cambiare gusti, modalità, interessi: vi piacerà farlo strano insomma, e cercherete tutte le occasioni buone per soddisfare i vostri sogni proibiti.
Da giugno Giove passa nel vostro segno e si incarica
di recapitarvi la fortuna a domicilio: ricordatevi però che le buone
occasioni andranno coltivate e che per concretizzare le promesse del
generoso pianeta dovrete rimboccarvi le maniche e impegnarvi con
solerzia.
da oroscopoannuale.com
Per quelli che avranno la pazienza di applicarsi ad una spregiudicata
analisi delle loro vicende, specie di quelle che non hanno provocato
consciamente, a partire dal marzo, quando Venere e Mercurio toccheranno
insieme i Gemelli, nuove esperienze positive, specie sentimentali,
saranno a portata di mano.
da oroscopo-zodiaco.it
Il 2012 per i Gemelli sarà un anno all’insegna della serenità e caratterizzato da pochi cambiamenti.
Durante tutto il 2012 vivrete la spiacevole sensazione che non esista il partner ideale per voi.
Bene invece per i Gemelli studenti: buoni voti e vita studentesca molto piacevole e senza intoppi.
Nel 2012 vi sentirete molto “zingari” e scapperete da casa ogni volta
che potrete! Possiamo dire che le esperienze lontano da casa saranno per
voi, in assoluto, le più belle del prossimo anno, e saranno tante! Non
rifiutate nessun invito, andate sempre ovunque appena potete, anche se
vi sembra un viaggio poco interessante. Preferite le mete vicine, con
viaggi frequenti e brevi, oppure un lungo viaggio a tappe, ed evitate di
fermarvi per troppo tempo nello stesso posto (no quindi alle vacanze in
villaggio!!)
Ok, tiriamo le somme. Quest'anno avrò una vita sentimentale allegra e movimentata (e la cosa un pò mi spaventa) senza però riuscire a concretizzare. Per quanto riguarda il lavoro, avrò molto soddisfazioni. Il che significa che finalmente mi laureo??? E devo cercare di non attirare troppo la mala sorte.
Facile a dirsi.
Vediamo, tanto domani mattina mi sarà già dimenticata di queste parole!
Seya
mercoledì 26 ottobre 2011
to MaryStar
"Lei è scortese quando devasta la pubblica istruzione, quando porta la scuola e l'università nel livello in cui si trovano. Ascolti la voce degli studenti e delle famiglie"
Grande Nichi!
Seya
sabato 8 ottobre 2011
Al Liviano, Sala dei Giganti
Al Liviano, palazzo storico del centro di Padova si trova una bellissima sala, La Sala Dei Giganti, dove Università, Comune e Conservatorio spesso fanno incontri, anche molto interessanti.
Ieri sera, in occasione della manifestazione La Fiera delle Parole, sono intervenuti Gherardo Colombo e Natalino Balasso.
Parlavano di Democrazia.
Cos'è? Come si fa ad esercitarla? Cosa significa? Come interviene nelle vite del popolo? E la Costituzione?
A me è sembrato di tornare sui banchi di scuola, nelle ore di Educazione Civica, e ristudiare cosa dicono i primi tre articoli della Costituzione.
Si è parlato molto di tanto. C'è stato un bel dibattito Pubblico/Colombo e uno scambio di idee vivo e non filosofico ma non saprei riproporlo per intero qui.
Una cosa però la riporto.
Colombo ha più volte ripetuto che, a suo avviso, l'Italia è un popolo di immaturi.
"Non sappiamo niente. Non ci informano" --> Si ma tu cosa hai fatto per informarti? Credi forse che i rivoluzionari del 14 luglio 1789 avessero internet?
"Nessuno ci aiuta!" --> Sì, ma tu sei intervenuto quando gli altri avevano bisogno? Hai iniziato a fare qualcosa o ti stai solo lamentando?
"La politica fa schifo" --> Sì, ma tu cosa hai fatto per cambiarla?
Secondo Colombo, gli italiano hanno sostanzialmente paura della libertà che la Costituzione ci assicura perchè questa implica responsabilità. Responsabilità di informarsi, responsabilità di farsi ascoltare, responsabilità di dire quello che si pensa senza aspettare che qualcuno ci metta le parole in bocca, responsabilità di indignarci e protestare.
E io sono d'accordo.
Io per prima sono una "pandola", una che se non avesse sua madre che le manda 6 o 7 mail al giorno con articoli presi da giornali diversi, probabilmente non saprebbe neanche cosa accade nel mondo, una che si interessa anche a fondo ma di quello che le piace. E questo non è un gran modo per fare i cittadini.
E purtroppo come me, vedo tanti, tanti anche peggio. Gente che non va a votare perchè non sa cosa deve fare e che "non ho tempo" di informarsi o prendersi a cuore quello che è il destino di questa nostra Italia.
Una lancia a favore di noi italiani, però, spezziamola: Tutti, Europa, Mondo, sono molto pessimisti nei nostri confronti.
I vecchi si lamentano dei giovani perchè non si interessano, i giovani dei vecchi perchè non vengono ascoltati, gli europei con gli italiani perchè non seguono regole comuni, gli italiani con gli europei perchè non si rendono conto quanto sia difficile uscire dalla crisi, ecc...
E allora è facile prendere e mandare tutti a quel paese, restarsene sotto la trapunta in questa fredda mattina di Ottobre e sperare che, svegliandosi la mattina dopo, le cose siano cambiate.
Seya
FdM: Seya e Mamma arrivano e anche se in ritardo fanno la coda. Fanno entrare a scaglioni di 20-30 persone perchè la sala è piccola e non può contenere troppi spettatori per motivi di sicurezza e per la presenza di affreschi di vecchia data.
Cammina, cammina, cammina; Mamma riesce a passare per ultima il cancello mentre gli addetti fermano la coda da Seya in poi.
Seya: "Dai, vai, io aspetto"
Mamma, imperterrita, si gira verso gli addetti e con voce lacrimevole dice: "Vi prego, fatela passare, è la mia bambina. Non posso lasciare qui da sola mia figlia"
Gli addetti si guardano poi volgono gli occhi verso Seya che a sua volta osserva perplesso il volto della madre, trasfigurato dall'apprensione.
Gli addetti fanno passare Seya e poi dicono: "C'sa ti vol fa? Anche me mujere se cussì..."
Ieri sera, in occasione della manifestazione La Fiera delle Parole, sono intervenuti Gherardo Colombo e Natalino Balasso.
Parlavano di Democrazia.
Cos'è? Come si fa ad esercitarla? Cosa significa? Come interviene nelle vite del popolo? E la Costituzione?
A me è sembrato di tornare sui banchi di scuola, nelle ore di Educazione Civica, e ristudiare cosa dicono i primi tre articoli della Costituzione.
Si è parlato molto di tanto. C'è stato un bel dibattito Pubblico/Colombo e uno scambio di idee vivo e non filosofico ma non saprei riproporlo per intero qui.
Una cosa però la riporto.
Colombo ha più volte ripetuto che, a suo avviso, l'Italia è un popolo di immaturi.
"Non sappiamo niente. Non ci informano" --> Si ma tu cosa hai fatto per informarti? Credi forse che i rivoluzionari del 14 luglio 1789 avessero internet?
"Nessuno ci aiuta!" --> Sì, ma tu sei intervenuto quando gli altri avevano bisogno? Hai iniziato a fare qualcosa o ti stai solo lamentando?
"La politica fa schifo" --> Sì, ma tu cosa hai fatto per cambiarla?
Secondo Colombo, gli italiano hanno sostanzialmente paura della libertà che la Costituzione ci assicura perchè questa implica responsabilità. Responsabilità di informarsi, responsabilità di farsi ascoltare, responsabilità di dire quello che si pensa senza aspettare che qualcuno ci metta le parole in bocca, responsabilità di indignarci e protestare.
E io sono d'accordo.
Io per prima sono una "pandola", una che se non avesse sua madre che le manda 6 o 7 mail al giorno con articoli presi da giornali diversi, probabilmente non saprebbe neanche cosa accade nel mondo, una che si interessa anche a fondo ma di quello che le piace. E questo non è un gran modo per fare i cittadini.
E purtroppo come me, vedo tanti, tanti anche peggio. Gente che non va a votare perchè non sa cosa deve fare e che "non ho tempo" di informarsi o prendersi a cuore quello che è il destino di questa nostra Italia.
Una lancia a favore di noi italiani, però, spezziamola: Tutti, Europa, Mondo, sono molto pessimisti nei nostri confronti.
I vecchi si lamentano dei giovani perchè non si interessano, i giovani dei vecchi perchè non vengono ascoltati, gli europei con gli italiani perchè non seguono regole comuni, gli italiani con gli europei perchè non si rendono conto quanto sia difficile uscire dalla crisi, ecc...
E allora è facile prendere e mandare tutti a quel paese, restarsene sotto la trapunta in questa fredda mattina di Ottobre e sperare che, svegliandosi la mattina dopo, le cose siano cambiate.
Seya
FdM: Seya e Mamma arrivano e anche se in ritardo fanno la coda. Fanno entrare a scaglioni di 20-30 persone perchè la sala è piccola e non può contenere troppi spettatori per motivi di sicurezza e per la presenza di affreschi di vecchia data.
Cammina, cammina, cammina; Mamma riesce a passare per ultima il cancello mentre gli addetti fermano la coda da Seya in poi.
Seya: "Dai, vai, io aspetto"
Mamma, imperterrita, si gira verso gli addetti e con voce lacrimevole dice: "Vi prego, fatela passare, è la mia bambina. Non posso lasciare qui da sola mia figlia"
Gli addetti si guardano poi volgono gli occhi verso Seya che a sua volta osserva perplesso il volto della madre, trasfigurato dall'apprensione.
Gli addetti fanno passare Seya e poi dicono: "C'sa ti vol fa? Anche me mujere se cussì..."
sabato 24 settembre 2011
oro che non luccica
Mi da molto fastidio sentir parlare di guerre per questioni "umanitarie", "democratiche" o "morali". Mi da davvero sui nervi.
Ma non sono un'illusa. So perfettamente che le guerre ci sono, ci sono state e ci saranno e che, volenti o nolenti, queste interferiranno nelle nostre vite ma, per favore, non venite a raccontarmi baggianate.
Se Iraq, Libia, Sudan, Afghanistan e paesi del Nord Africa vendessero noccioline, nessuna delle guerre degli ultimi vent'anni ci sarebbe stata. Quindi basta nascondersi dietro a grandi parole di umanità e "civilizzazione" e si ammetta che queste guerre avevano ed hanno un grosso risvolto politico-economico, fatto soprattutto di Petrolio, diamanti, oro e gas naturali.
Come dice Paolini in La Guerra del Petrolio, tutte le guerre degli ultimi tempi sono state mosse da un oro che rende nero e oleoso il cuore di chi le vive.
Gioco chiave lo fa l'Informazione, screditando quei governi, regimi, società che si oppongono agli interessi del Mondo e vengono dunque dichiarati nemici.
Ecco un piccolo assaggio:
Un conflitto alle porte dell’Italia. Da una parte un dittatore, Gheddafi, dall’altra gruppi di “ribelli”. In mezzo, forti interessi economici dei Paesi occidentali, rappresentati dalla Nato. Forse è per questo che l’informazione latita.
Diciannove marzo 2011: iniziano a piovere bombe e missili sulla testa dei libici. L’operazione si chiama “Odissey Dawn” (Alba di odissea). Dal 31 marzo, sotto il comando Nato, prende il nome di “Unified Protector” (Protettore unificato). Per “proteggere i civili libici” la Nato provoca oltre mille morti, centinaia di migliaia di sfollati e rifugiati. Una guerra non umanitaria ma geostrategica, e illegale. E la quinta guerra italiana in 20 anni: i pacifisti, disorientari, restano in silenzio.
1. Bugie di guerra. Libia, il “collasso dell’informazione” (secondo Lucio Caracciolo di Limes). Un non esaustivo elenco:
• 10mila manifestanti civili uccisi da Gheddafi. È il cinguettio fatale: un twitter della saudita Al Arabiya, nei primi giorni di rivolta. La fonte è sbugiardata quasi subito ma se ne accorgono in pochi. L’indignazione è universale, e porta alle risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di sicurezza Onu. Dopo mesi di guerra Amnesty dà come cifra cento morti a Bengasi e qualche decina in altre città. La stessa Corte penale internazionale spicca un mandato d’arresto contro Gheddafi per presunti 209 morti durante gli attacchi della polizia ai manifestanti (non tutti disarmati).
• Fosse comuni! Ma il video-scandalo è del 2010 e mostra un cimitero in rifacimento.
• Aerei di Gheddafi bombardano Tripoli. Falso. Le uniche bombe sono state della Nato.
• I soldati di Gheddafi stuprano in massa per ordine ricevuto e con l’aiutino del Viagra. Amnesty e Human Rights Watch non hanno confermato nemmeno un caso. Idem l’inviato dell’Onu Cherif Bassiouni.
• Gheddafi usa mercenari africani. Amnesty non ne ha trovati. Ma ci sono molti libici neri e africani nazionalizzati.
• Misrata città martire. I civili sono in realtà presi fra tre fuochi: Nato, esercito, ribelli.
• Gheddafi usa bombe a grappolo a Misrata. Forse gli ordigni ritrovati li ha lanciati la Nato.
• Gheddafi usa la bomba umana dei migranti. Semplicemente, la Libia non trattiene più -come prima, dopo l’accordo con Berlusconi- chi è in transito. Altri partono per sfuggire alla guerra.
• La Nato protegge il popolo libico contro Gheddafi. No. La Nato appoggia una frazione della popolazione (la Cirenaica). In Bahrein, sede della Quinta flotta Usa, la popolazione disarmata è stata massacrata con l’aiuto dei carrarmati sauditi. Silenzio internazionale. Due pesi e due misure.
• Aiutiamo la primavera araba dei democratici. L’argomento non legittima una guerra Onu.
E sono molte le violenze e gli atti di razzismo accertati a carico dei ribelli. Fra i quali ex ministri di Tripoli, islamisti, monarchici. I veri democratici sono del tutto minoritari, dice il rapporto “Libia, un futuro incerto” (del Centro internazionale di ricerche e di studi sul terrorismo, www.cf2r.org).
2. Guerra NatOnu?
Molto illegale.
• Secondo l’avvocato Claudio Giangiacomo, dell’Associazione internazionale dei giuristi contro le armi atomiche (Ialana, www.ialana.net), i bombardamenti violano la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza “a protezione dei civili minacciati”. Non solo perché fanno vittime civili, ma anche perché da Tripoli i militari non possono minacciare direttamente i civili nelle lontane aree di conflitto.
• La Nato illegalmente ha perseguito fin dall’inizio il “cambio di regime”.
• Anche la fornitura di armi ai ribelli viola la risoluzione Onu sull’embargo militare alla Libia.
3.Verità nascoste o ragioni vere. Perché allora la guerra della Nato e delle petromonarchie?
• Il petrolio libico è ottimo, facile da estrarre; enormi le riserve. Ma la compagnia nazionale (Noc) imponeva alle multinazionali i contratti più duri al mondo, garantendo fino al 90% dei ricavi per la Libia. I ribelli della molto petrolifera Cirenaica: “Ringrazieremo chi ci ha aiutati”. È tutta una corsa!
• Un intervento dall’aureola umanitaria, che si pensava di vincere subito: ottimo per chi ricerchi consenso elettorale (come Sarkozy, in vista delle prossime presidenziali francesi) e per vendere aerei da guerra “proven in battle” (già testati).
• La Banca centrale di Tripoli e il sistema monetario libico erano del tutto in mani statali senza privati né Fondo monetario internazionale. Non buono per le multinazionali bancarie.
• I pingui fondi sovrani dello Stato (non di Gheddafi), congelati dall’Onu a febbraio 2011, fanno gola.
• Ricorda il norvegese Johann Galtung, esperto di risoluzione nonviolenta dei conflitti, che “Gheddafi proponeva per il mondo arabo e africano un dinaro aureo (Tripoli ha enormi riserve di oro). Una minaccia per il dollaro. E per la Francia post-coloniale: Sarkozy marchiò la Libia come minaccia alla sicurezza finanziaria dell’umanità, e preparò la rivolta di Bengasi nel novembre 2010”.
• Si vogliono forse affondare gli organismi finanziari autonomi dell’Unione africana resi possibili in gran parte dagli investimenti di Tripoli?
• L’operazione in Libia è il test per il nuovo Strategic Concept for the Defence and Security of the Members della Nato (2010), che pone fra le nuove minacce alla sicurezza dei cittadini anche le crisi energetiche (accesso alle fonti e trasporto).
Eppure voglio credere e sperare che come sempre le cose si concluderanno in bene, anche perchè sono fermamente convinta che la Storia non è lo studio delle guerre, ma dell'affermarsi della pace.
Seya
Ma non sono un'illusa. So perfettamente che le guerre ci sono, ci sono state e ci saranno e che, volenti o nolenti, queste interferiranno nelle nostre vite ma, per favore, non venite a raccontarmi baggianate.
Se Iraq, Libia, Sudan, Afghanistan e paesi del Nord Africa vendessero noccioline, nessuna delle guerre degli ultimi vent'anni ci sarebbe stata. Quindi basta nascondersi dietro a grandi parole di umanità e "civilizzazione" e si ammetta che queste guerre avevano ed hanno un grosso risvolto politico-economico, fatto soprattutto di Petrolio, diamanti, oro e gas naturali.
Come dice Paolini in La Guerra del Petrolio, tutte le guerre degli ultimi tempi sono state mosse da un oro che rende nero e oleoso il cuore di chi le vive.
Gioco chiave lo fa l'Informazione, screditando quei governi, regimi, società che si oppongono agli interessi del Mondo e vengono dunque dichiarati nemici.
Ecco un piccolo assaggio:
Autore: Marinella Correggia
Un conflitto alle porte dell’Italia. Da una parte un dittatore, Gheddafi, dall’altra gruppi di “ribelli”. In mezzo, forti interessi economici dei Paesi occidentali, rappresentati dalla Nato. Forse è per questo che l’informazione latita.
Diciannove marzo 2011: iniziano a piovere bombe e missili sulla testa dei libici. L’operazione si chiama “Odissey Dawn” (Alba di odissea). Dal 31 marzo, sotto il comando Nato, prende il nome di “Unified Protector” (Protettore unificato). Per “proteggere i civili libici” la Nato provoca oltre mille morti, centinaia di migliaia di sfollati e rifugiati. Una guerra non umanitaria ma geostrategica, e illegale. E la quinta guerra italiana in 20 anni: i pacifisti, disorientari, restano in silenzio.
1. Bugie di guerra. Libia, il “collasso dell’informazione” (secondo Lucio Caracciolo di Limes). Un non esaustivo elenco:
• 10mila manifestanti civili uccisi da Gheddafi. È il cinguettio fatale: un twitter della saudita Al Arabiya, nei primi giorni di rivolta. La fonte è sbugiardata quasi subito ma se ne accorgono in pochi. L’indignazione è universale, e porta alle risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di sicurezza Onu. Dopo mesi di guerra Amnesty dà come cifra cento morti a Bengasi e qualche decina in altre città. La stessa Corte penale internazionale spicca un mandato d’arresto contro Gheddafi per presunti 209 morti durante gli attacchi della polizia ai manifestanti (non tutti disarmati).
• Fosse comuni! Ma il video-scandalo è del 2010 e mostra un cimitero in rifacimento.
• Aerei di Gheddafi bombardano Tripoli. Falso. Le uniche bombe sono state della Nato.
• I soldati di Gheddafi stuprano in massa per ordine ricevuto e con l’aiutino del Viagra. Amnesty e Human Rights Watch non hanno confermato nemmeno un caso. Idem l’inviato dell’Onu Cherif Bassiouni.
• Gheddafi usa mercenari africani. Amnesty non ne ha trovati. Ma ci sono molti libici neri e africani nazionalizzati.
• Misrata città martire. I civili sono in realtà presi fra tre fuochi: Nato, esercito, ribelli.
• Gheddafi usa bombe a grappolo a Misrata. Forse gli ordigni ritrovati li ha lanciati la Nato.
• Gheddafi usa la bomba umana dei migranti. Semplicemente, la Libia non trattiene più -come prima, dopo l’accordo con Berlusconi- chi è in transito. Altri partono per sfuggire alla guerra.
• La Nato protegge il popolo libico contro Gheddafi. No. La Nato appoggia una frazione della popolazione (la Cirenaica). In Bahrein, sede della Quinta flotta Usa, la popolazione disarmata è stata massacrata con l’aiuto dei carrarmati sauditi. Silenzio internazionale. Due pesi e due misure.
• Aiutiamo la primavera araba dei democratici. L’argomento non legittima una guerra Onu.
E sono molte le violenze e gli atti di razzismo accertati a carico dei ribelli. Fra i quali ex ministri di Tripoli, islamisti, monarchici. I veri democratici sono del tutto minoritari, dice il rapporto “Libia, un futuro incerto” (del Centro internazionale di ricerche e di studi sul terrorismo, www.cf2r.org).
2. Guerra NatOnu?
Molto illegale.
• Secondo l’avvocato Claudio Giangiacomo, dell’Associazione internazionale dei giuristi contro le armi atomiche (Ialana, www.ialana.net), i bombardamenti violano la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza “a protezione dei civili minacciati”. Non solo perché fanno vittime civili, ma anche perché da Tripoli i militari non possono minacciare direttamente i civili nelle lontane aree di conflitto.
• La Nato illegalmente ha perseguito fin dall’inizio il “cambio di regime”.
• Anche la fornitura di armi ai ribelli viola la risoluzione Onu sull’embargo militare alla Libia.
3.Verità nascoste o ragioni vere. Perché allora la guerra della Nato e delle petromonarchie?
• Il petrolio libico è ottimo, facile da estrarre; enormi le riserve. Ma la compagnia nazionale (Noc) imponeva alle multinazionali i contratti più duri al mondo, garantendo fino al 90% dei ricavi per la Libia. I ribelli della molto petrolifera Cirenaica: “Ringrazieremo chi ci ha aiutati”. È tutta una corsa!
• Un intervento dall’aureola umanitaria, che si pensava di vincere subito: ottimo per chi ricerchi consenso elettorale (come Sarkozy, in vista delle prossime presidenziali francesi) e per vendere aerei da guerra “proven in battle” (già testati).
• La Banca centrale di Tripoli e il sistema monetario libico erano del tutto in mani statali senza privati né Fondo monetario internazionale. Non buono per le multinazionali bancarie.
• I pingui fondi sovrani dello Stato (non di Gheddafi), congelati dall’Onu a febbraio 2011, fanno gola.
• Ricorda il norvegese Johann Galtung, esperto di risoluzione nonviolenta dei conflitti, che “Gheddafi proponeva per il mondo arabo e africano un dinaro aureo (Tripoli ha enormi riserve di oro). Una minaccia per il dollaro. E per la Francia post-coloniale: Sarkozy marchiò la Libia come minaccia alla sicurezza finanziaria dell’umanità, e preparò la rivolta di Bengasi nel novembre 2010”.
• Si vogliono forse affondare gli organismi finanziari autonomi dell’Unione africana resi possibili in gran parte dagli investimenti di Tripoli?
• L’operazione in Libia è il test per il nuovo Strategic Concept for the Defence and Security of the Members della Nato (2010), che pone fra le nuove minacce alla sicurezza dei cittadini anche le crisi energetiche (accesso alle fonti e trasporto).
Eppure voglio credere e sperare che come sempre le cose si concluderanno in bene, anche perchè sono fermamente convinta che la Storia non è lo studio delle guerre, ma dell'affermarsi della pace.
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