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martedì 22 gennaio 2013

prova burattini

Domenica abbiamo finalmente presentato lo spettacolo di burattini davanti ad un pubblico critico e variegato, tra cui genitori, un paio di bambini, alcune maestre e una nonna.
Allora, lo spettacolo di per sè è piaciuto. Interessante, coinvolgente, stuzzicante.
I personaggi che avevamo costruito come "divertenti" sono risultati addirittura spassosi, quelli cattivi hanno fatto paura, quelli seri sono risultati "petulanti", giustamente.
Abbiamo eseguito tutto il copione, utilizzando le musiche al tempo giusto, con voci intonate nei punti di canto (da cui sono sollevata per buona salute di tutti) e facendo sollevare le scenografie in modo corretto e pertinente.
Le attività sono state apprezzate, specialmente quella riguardante  le parti del corpo, e Hangman. La prima attività, quella riguardante gli idioms, è un pò pesante, l'ho sempre pensato, però sembra abbastanza curiosa per chi non ha mai studiato "a good friend is worth his weight in gold". 

Per carità, non è andato tutto bene. Io ho sbagliato un paio di attacchi, cosa che Principessa mi ha fatto notare fino all'esaurimento, ci sono stati dei momenti morti dovuti ai problemi tecnici che avevano dietro e le casse hanno sfrusciato per un pò.
Ovviamente anche gli "strafalcioni" non i sono sprecati: da un mio involontario "What do we have to go?", al "It open" di Principessa, per passare per il "Stealing is easier than what..I..thought?" di Kàlos.


Ci hanno fatto notare che il finale è un pò sottotono e quinidi dobbiamo riscriverlo, hanno consigliato di usare meglio alcuni personaggi secondari e sono rimasti molto soddisfatti delle scenografie.

Però siamo soddisfatti.

Ora è da capire se interesserà agli insegnanti che avevamo contattato mesi fa, nessuno dei quali è riuscito ad intervenire, e alle loro classi.

Devo ammettere che sono soddisfatta del lavoro degli altri e del gruppo che si è creato anche se preferirei una maggior serietà (e io sono la prima a dovermela imporre) durante le prove e una maggior elasticità.
Principessa nello specifico è talmente rigida riguardo le battute da risultare insopportabile: se non viene detta tutta la battuta così come è stata concordata, va in panico e la scena si ferma.
E manca anche un pò di fiducia nei confronti delle mie idee scenografiche: faccio un sacco di cavolate, ma a volte ho anche delle idee buone e funzionanti, che potrebbero essere usate senza dover per forza passare per liti e sguardi perplessi.
Il mio ultimo mantra per quanto riguarda i burattini è "fai da te, che fai per tre", motivo per cui le scenografie me le faccio e brontolo se le poche cose che delego non vengono come voglio.

Vediamo come andiamo dopo la "pausa-esami".


Seya

sabato 22 dicembre 2012

natale

Siamo soppravvissuti tutti al 21 Dicembre?
Qui sì.
Proporrei un minuto di silenzio in ricordo di tutti gli albero tagliati per stampare libri su questo fatidico bluff.
Il mio disinteresse per la faccenda non mi ha impedito di fare alcune considerazioni al riguardo, come questa mattina in Magazzino, quando mi ha fatto pensare che ieri, ad alcune persone, il cervello abbia smesso di lavorare.
Lasciamo perdere. Non ho voglia di rovinami ulteriormente lo spirito natalizio.

Spirito natalizio che è arrivato, in maniera del tutto inaspettata e vagamente preoccupante, giovedì pomeriggio.
Già giovedì mattina avevo dato segni di diozia prenatalizia, in negozio da Guida, canticchiando canzoncine natalizie mentre confezionavo ceste e servivo i clienti. Ovviamente con il cappellino rosso e bianco in testa.
Guida che mi guardava perplessa (allarmata?) e i suoi colleghi che se la ridevano.
Poi Università.
Anche lì compilavo la tesi ascoltando la mia playlist natalizia dal Tubo.
Poi al ritorno ho iniziato a ridacchiare come un'idiota e a pensare alla scatolina per la famiglia di Bella e Kàlos.
L'aver comprato un semplicissimo quaderno blu quablock mi ha mandato in brodo di giuggiole!
Se non è idiozia questa!

Comunque, prima che lo spirito vada e approdi in altri Lidi, me lo tengo stretto e viaggio verso Venezia.
Quindi niente connessione e pc per un paio di settimane.

A tal proposito, TANTI AUGURI A TUTTI VOI; ALLE VOSTRE FAMIGLIE E ALLE PERSONE CHE PIU' AMATE!

Ci sentiamo nel 2013!



Seya

sabato 10 novembre 2012

da Guida

Seya si reca in bottega da Guida per darle una mano.
La cassa di cui è dotata la bottega è di quelle elementari, prive del programma cui Seya è abituata.

Seya vuole aprire il cassetto del registratore per recuperare uno scontrino.
Sulla tastiera non trova il pulsante apposito e schiaccia il pulsante che le sembra più corretto. La cassa le dà errore e inizia e suonare. Seya schiaccia "C" per eliminare il comando. Il bip. si ferma, la cassa continua a dare errore.

Seya volge occhi disperati verso Guida che le fa segno di aspettare un minuto che finisce di parlare con un cliente.
Seya annuisce e proprio in quel momento nota una signora con spesa sul bancone, in attesa dello scontrino.
Seya e signora si squadrano per alcuni secondi poi la signora dice:
- mi potrebbe fare lo scontrino?-
Seya:- ehm un secondo, ho schiacciato pulsanti a caso e adesso la cassa è bloccata-
Seya sente Guida scoppiare a ridere alle sue spalle.


Seya

a volte la differenza di età è solo un numero

Ieri sera mi sono trovata a cena con Guida, Ricciolina e Rosy, ex volontarie della Cooperativa.
Sono tutte più grandi di me, e non di poco se si considera che tra me e Guida ci sono 13 anni e le altre due sono parecchio più grandi di lei..eppure non mi sono sentita la bambina.
Inevitabilmente tante cose non le posso capire però sono tutte persone molto semplici, non complessate, o meglio non ai livelli cui sono abituata io almeno, e hanno un grande spirito.
Mi sento parte del loro gruppo perchè mi coinvolgono, perchè mi accettano e perchè mi fanno sentire competente.
Siamo molto legate alle questioni del Commercio Equo, del volontariato, di quello che dovrebbe essere una cooperativa. Ci piacerebbe molto aprire un nostro posto.
Secondo me sarebbe una carta vincente ma nessuno di noi ha i capitali iniziali da investire.

E' stata una serata divertente, tranquilla e molto spontanea. Eravamo tutte molto stanche e provate dalla giornata o dal periodo.
Io ieri mattina ho avute le mie solite diatribe in ospedale e mi sono sentita sbucherellare non poco per fare un prelievo. Poi pranzo da una parte, ripetizioni e saluti veloci con i miei che se ne sono tornati a Venezia.
Guida sta passando lavorativamente un periodo di grande stress a causa della molta mole di lavoro e della scarsa organizzazione.
Ricciolina, orafa e gemmista, lavora moltissimo in questo periodo, specialmente con il mondo arabo.
Rosy ha subito la perdita del padre da poco tempo e la madre non sta bene. Inoltre è senza lavoro e questo influisce molto sul suo umore. Inevitabile.

Tornando a casa, stanotte, stavo rifletendo su un'osservazione di mia madre di qualche giorno fa. Lei non è molto contenta del mio "girare" con Kalos per la differenza di età tra di noi(5 anni). Non perchè non gli piaccia il ragazzo o perchè ci siano implicazioni "strane" tra noi, ma perchè vorrebbe che io uscissi e frequentassi miei coetanei.
Io ho messo il muso e le ho detto che preferisco frequentare persone che mi apprezzano e mi vogliono bene per come sono, anche se molto distanti da me per età piuttosto che annoiarmi o arrabbiarmi con persone che pretendano che io sia diversa da quello che sono.
Io ho sempre avuto problemi con i miei coetanei, forse per maturità, forse per indole e riconosco questo stesso atteggiamento in Kalos, quindi non lo giudico, non lo reprimo e lo lascio libero di scegliere la compagnia di chi preferisce.

Stessa cosa tra me e Guida. Tredici anni sono tanti, quasi una vita diversa. Però ci capiamo nel lavoro, ci veniamo incontro nelle questoni di vita e non ci reprimiamo a vicenda.
Lei mi aiuta a prendere sicurezza e a sviluppare capacità che altrimenti resterebbero latenti in me.

Per questo, dicendolo fuori dai denti, mia madre può cuocersi nel suo brodo.
Se queste persone mi fanno stare bene, mi basta.


Seya

giovedì 4 ottobre 2012

le FdM non hanno misura..

Seya è in Cooperativa per adempiere al suo ruolo di volontaria e in un momento di relax guarda le foto della festa che la Cooperativa stessa ha organizzato un paio di domeniche or sono.
Tra queste foto, quelle di una ballerina del ventre extra-large con costume semitrasparente nero.

Seya: Anche la ballerina del ventre oversize, c'era?!
Grazia: Sì .. è mia figlia. La maggiore.

Seya ha passato la mezz'ora successiva a sperare che una voragine si aprisse nel pavimento e la inghiottisse, inutilmente.


Seya

mercoledì 29 agosto 2012

Espana (4)

Uno dei tanti lavori..

Laguna di Ruidera..ovvero, unico punto blu in mezzo al giallo!

La scalata della cascata!

Il centro..bellino come ingresso, no?

Salutando...


Posto sperduto...

Andiam andiam..andiamo a lavorar!

Non so se si nota che io stavo facendo merenda...



seya


domenica 26 agosto 2012

signorina simpatica

Avete presente Marylin in Someone like it Hot quando dice di essere "proprio scema"? No?? Qui a fianco la scena!

Ecco io sono come lei per quanto riguarda i banchetti in giro per sagre e festival. Tutto per promuovere Commercio Equo e Solidale, Libera Terra e Consumo responsabile.

Proprio scema!

Mi faccio sempre fregare e mi ritrovo da sola a gestire le serate e a passare il tempo.

Ieri sera è stato il turno di SO FAR SO GOOD ad Abano, festival alternativo-speudo-meditativo-socialmente utile-informativo in cui la Bottega di Guida ha tenuto uno stand.
Sola per 3-4 ore a spiegare a gente di diversa età ed estrazione i principi del Commercio Equo e a raccontare la storia di Libera (assurdo pensare che c'è gente che non sa cosa sia).

Ne avrai da parlare per ore però vi lascio solo con un aneddoto delizioso.

Una bimba sui tre anni si avvicina e mi chiede di guardare un grande liro di fotografie.
La lascio fare e le vado vicina per raccontarle un pò delle immagini e per farle vedere e capire cosa rappresentano (ci sono bambini che sono convinti che l'olio esca da un qualche rubinetto e cade dalle nuvole quando fai loro notare che è dovuto alla spremitura delle olive...).
Poi le chiedo come si chiama, mi dice di avere un fratellino piccolo e che lei "è grande" e quindi può allontanarsi di due metri dai genitori mentre il pargolo resta in carrozzina e mi racconta che settimana prossima inizia l'asilo.
La mamma la chiama e le prende di sua spontanea volontà uno dei nostri cartellini informativi e correndo dalla donna, urla:
"Mamma, mamma! Questo è della signorina simpatica!"

Credo di aver sorriso come un'ebete per tutta la notte!
Tesssoooooorrrrrrrrrroooooooooo!!!!





Seya

domenica 8 luglio 2012

festival a confronto

Con l'inizio della stagione estiva a Padova si aprono e inaugurano diversi "festival" che attirano giovani e non.
Nella fattispecie il Pride Village, inaugurato venerdì, e lo Sherwood, in vita già da un paio di settimane ma in cui ho iniziao a lavorare martedì.
Sono due mondi diversi e per certi versi opposti, e proprio per questo vicinissimi.

Il Pride è nato 5 anni fa come manifestazione a tema LGBT e ormai è diventato un'attrattiva per chiunque perchè c'è bella musica, si beve e si mangia sufficientemente bene e costa poco.
Lo Sherwood è una manifestazione controcorrente, in cui musica raggie o alternative si sposa con parole come "Diritti civili", "giustizia", "peace and love". Anche qui la nomea di festival alternativo per sciroccati è rimasta nonostante gli anni però sempre di più vedo famiglie, ragazzi più o meno truzzi, vecchiotti che si sentono giovani.

Le persone che li frequentano spesso non vengono a contatto le une con le altre eppure hanno tanto in comune: sono entrambe realtà alternative ma di moda, che portano avanti ideali comuni su fronti diversi, che si rifanno a stili di vita per certi versi simili.
L'immagine stereotipata del "fattone da sherwood" prevede un ragazzo con i rasta e i pantaloni in cotone che non vengono lavati da due settimane, con gioielli in pietra dura alle orecchie e le mani piene di canne, birre e hotdog con salsicce.
L'immagine stereotipata di "frocetta da Pride" prevede ragazzo magro magro magro, vestito in abiti strettissimi dai colori improbabili, eyeliner e drink in mano, che balla come un forsennato sulle musiche di Madonna.
Se ci fermiamo agli stereotipi sono due mondi antitetici.
Ma grazie al cielo le persone non sono stereotipate! E dunque, ecco che in entrambe le manifestazioni c'è il banchetto per la raccolta firme per la legge sul riconoscimento delle unioni civili, c'è lo stesso catering che propone panini da camionista, c'è la stessa atmosfera di serena libertà.

Non saprei dire quale dei due festival preferisco.
Al Pride sono legata per motivi di orgoglio e di affetto: fare parte della comunità LGBT (per quanto io sia l'ultima ruota del carro) è importante per me. E' il mondo in cui sono cresciuta e in cui vivo con i miei amici, con quelli più importanti almeno.
Dallo Sherwood sono attratta: è da me apprezzare le cose etniche e alternative, le mode non tradizionali e gli aspetti più idealistici della vita.

Hanno entrambi del bello, ma anche del brutto.
La cortina di fumo di erba e simili che aleggia sopra lo Sherwood fa si che tu esca alle 3 del mattino completamente fatto anche senza aver mai preso in mano uno spinello; la presenza di una dose massiccia di forze dell'ordine al Pride fa sì che se tu provi ad avvicinarti e a flirtare con qualcuno, rischi una denuncia per molestie.
Dello Sherwood non mi piace la disorganizzazione dello staff e la musica troppo alta, del Pride non mi piace la presenza così massiccia di bar e lounge, neanche uno dovesse passare la serata a bere.

Va anche detto che quest'anno frequento le due realtà per motivi opposti: allo Sherwood "lavoro" come volontaria per la cooperativa, al Pride vado per divertimento.

Mah, tra una settimana lo Sherwood chiude mentre con il Pride si prosegue fino a Settembre.
C'è ancora tempo per tirare le somme..

Vi lascio con il promo del Pride e la sigla di quest'anno, enjoy!!



quanto bello è Giousva?????



Seya

venerdì 1 giugno 2012

Post condiviso a mezzanotte e mezza...

Alla fine l'avventura burattini, almeno per quest'anno, si è conclusa male. Nel senso che non si è fatto lo spettacolo.
EPGIC Jr: "Ci hanno barbaramente tirato pacco"
Seya: "Cuccia, e' il mio blog!" XPP

Ebbene si', EPGIC Jr e' il primo amico che legge..e a quanto pare, collabora con .. questo blog!

Stavamo dicendo, l'avventura burattini sembra naufragata in lidi un po' torbidi.
Ma pensate che noi ci diamo per vinti?
Ma quando mai!
EPGIC Jr: "Noi risorgiamo dalle ceneri, come l'araba fenice!"

Stiamo scrivendo i nuovi copioni da presentare l'anno prossimo.
Usiamo il plurale perche' abbiamo deciso di allargare la nostra offerta (EPGIC Jr: "Il Target.."):
1) Storia per i marmocchi di Seconda e Terza elementare basata su un'idea di Principessa: Un bambino ha paura di dormire perche' gli incubi riempiono i suoi sogni. La Regina degli Incubi decide di inviare i suoi sudditi (gli incubi) affinchè raccontino storie che lo facciano addormentare per poi riempire il suo sonno.
2) Storia per mocciosi (stiamo crescendo, eh?) di Quarta e Quinta elementare di spionaggio (EPGIC Jr: "Altrimenti detto, frutto delirante di un noioso viaggio in treno tra me e Seya"): C&C Society in "THE STOLEN DIAMOND".
The Black Spider (EPGIC Jr: "gentilmente interpretato da..ME") annuncia il furto di un diamante e sfida due fantastiche spie/giustiziere (in perfetto stile Sailor Moon) a fermarlo. Una è imbranata ma simpatica, Miss Cow, l'altra è un'aitante promessa del controspionaggio, Lady Cat (mirabilmente interpretata...e modellata su...Principessa!).
Frase Centrale: "I am Cat, Lady Cat!".
Il diamante viene rubato ma le nostre "Paladine della giustizia" riusciranno a scoprire dove si trovi il covo del cattivo e a recuperare il prezioso.

Il tutto, ovviamente, condito da attività didattiche volte a migliorare l'inglese dei ragazzi e, specialmente, il loro rapporto con la lingua inglese (e a questo proposito devo ammettere che l'idea dell'impiccato per trovare la password del covo è un colpo di genio!).

Non sappiamo (ormai parlo al plurale.. EPGIC Jr: "Plurale Maiestatis..direi che ce lo meritiamo"; Seya: "No, è che siamo in due"; EPGIC Jr: "Asseconda i miei deliri di onnipotenza, per favore!"; Seya: XDXDXD) come verranno valutati e giudicati i nuovi lavori, che comunque sono ancora in fase di realizzazione ( EPGIC Jr: "Work in progress"), però noi ci stiamo divertendo, e come sempre, l'entusiamo è la parte migliore del volontariato!


Seya &EPGIC Jr


PS: Il biondino qui di fianco a me vuole sapere l'origine del suo nick, non diteglielo, please!!XDXD

sabato 24 marzo 2012

due euro

Ieri sera non dovevamo fare le prove per lo spettacolo di burattini, lo dicevo io.

E è scesa da Trento in modo che, per la prima volta da Natale, fossimo tutti e cinque (Io, Principessa, E, EPGIC Jr, Bella) a provare lo spettacolo per la scuola elementare di Vicenza e ci siamo trovati tardi a casa dei due fratelli (EPGIC Jr e Bella) perchè questi due, stasera, hanno uno spettacolo di teatro e dovevano provare.
Ci siamo seduti attorno ad un tavolo per cercare di inquadrare e decidere le date ottimali per lo spettacolo e poi abbiamo chiamato la maestra di inglese.
E vai la secchiata di acqua fredda!
Sembra che lo spettacolo non si farà, lo scopriremo lunedì.

Allora, la scuola elementare (pubblica, ndr) ogni anno fa partecipare le sue quarte e quinte ad una rappresentazione teatrale, in inglese, di una compagnia madrelingua.
Bravissimi, giusto perchè lo sappiate.
La suddetta compagnia chiede 7.50euro a bambino.
Quest'anno molte famiglie hanno rinunciato alla spesa e la scuola, per non perdere l'aggancio, ha inserito nel progetto anche le terze e le seconde, ovvero le classi che noi "intratteniamo" con i burattini.
Ora molti genitori non vogliono pagare 2euro a bambino per il nostro spettacolo.

Ora, le questioni sono due:
1) La compagnia inglese è bravissima, bla bla bla...ma cosa vuoi che ne capiscano delle seconde di un intero spettacolo madrelingua? Non hanno le basi e l'attenzione per star dietro ad una rappresentazione teatrale. Noi abbiano un'esterna (Principessa) con tanto di volume al massimo per poterli controllare e coinvolgere nelle attività. Ed è già difficile..

2) Stiamo parlando di 2euro. Io non metto in discussione che ci siano delle famiglie per cui ogni spesa sia difficile, per cui ogni euro sia importante. Non metto assolutamente in discussione che il periodo sia difficile, anche se dopo 5 anni di commercio equo ed economia sostenibile, farciti da visione di programmi e inchieste come Report, Servizio Pubblico, Invasioni Barbariche, Presa Diretta e co, inizi a domandarti quanto di quello che ci dicono sia vero e quanto invece "al lupo! al lupo" ci sia.
Non lo metto in dubbio.
Ma stiamo parlando di due euro.
Due.
Una merendina costa di più! Non puoi evitare di comprare il succo di frutta a tuo figlio per una mattina e mandarlo a imparare qualcosa?

Ora, non voglio autoincensarmi o risultare più presuntuosa di quanto io sia veramente, però lo spettacolo è veramente bello.
E' molto curato e molto studiato, ad hoc per bambini delle seconde e delle terze.
Un'ora e un quarto durante la quale i bambini seguono la storia, hanno un punto di riferimento che di volta in volta li accompagna nella narrazione, hanno cinque attività diverse su cinque regole grammaticali diverse e ascoltano tanto inglese di base.
La storia è, a grandi linee, questa: Mr Rabbit e Mr Turtle (io) discutono su chi sia il migliore. L'esterna (e i bambini) propongono loro di fare una gara per decidere chi debba prevalere sull'altro e quindi partono. La tartaruga tranquilla, tranquilla cammina e arriva al traguardo, vincendo, mentre Mr Rabbit viene coinvolto di volta in volta da personaggi diversi in diverse attività.
La base è la storia della lepre e della tartaruga di Esopo (Fedro?) e i personaggi che Mr Rabbit incontra nel tragitto sono i protagonisti di favole famose: Mr City Mouse (attività sulle indicazioni stradali) da Il Topo di campagna e il Topo di città, The Big Bad Black Wolf (attività sulle preposizioni di luogo) da Cappucetto Rosso, Prince Frog (ancora io - attività sulle stanze della casa e i mobili) da La Principessa e il Principe Ranocchio e Don Donkey e Lady Cat (attività sui colori e i cibi) da I Quattro Musicanti di Brema.
Per concludere canzone in inglese con traduzione.
Ah, il tutto infarcito con musiche e canzoncine preparate appositamente per la storia.
Vi par poco?
Non li paghereste 2euro?

Ci siamo offerti di fare lo spettacolo ad un prezzo stracciato (ovvero al solo prezzo di benzina per arrivare a Vicenza con due macchine, stiamo parlando di 50 euro) che decideranno le maestre come tirare fuori però la cosa pesa.
Nessuno di noi si è buttato nell'impresa per fini economici, vi assicuro che con molto meno sforzo avremmo tutti guadagnato molto di più, però scoccia che anche per avere il minimo rimborso spese (che non tiene conto della strada macinata per fare ogni singola prova, delle pile per i microfoni, delle fotocopie e stampe dei copioni, delle casse nuove, delle mie scenografie) si debba lottare.

Siamo proprio messi male, o almeno questo è quello che vogliono farci credere.

Seya


mercoledì 21 marzo 2012

Vamos!


Datemi una S!
Datemi una P!
Datemi una A!
Datemi una G!
Datemi una N!
Datemi una A!
SPAGNA! SPAGNA! SPAGNA!

No, non sono impazzita, non ancora almeno.
Volevo colo condividere con il mondo virtuale la mia gioia: sono stata presa al SCI per un progetto belleeeerrrrrrrimo in Spagna.

Cos'e` il SCI? (Si`, proprio quello con cui vi ho messo alla prova intorno a Natale).
E` il Servizio Civile Internazionale.
Ho fatto domanda per un campo breve (15 giorni) in Spagna per quest'estate e mi hanno preso.
Quest'esperienza mi dara` il lascia-passare per fare domanda per un campo a lungo termine (parliamo piu` o meno di 9 mesi) da qualche parte nel mondo.
A me piacerebbe il Sud America ma ho l'impressione che (sempre che mi prendano) finiro` in Indonesia o Corea.
Ma di quello ci sara` tempo per parlarne.

Invece la Spagna e` praticamente dietro l'angolo!

Due settimane ad Agosto in un centro di accoglienza per HIV positivi con annesso centro di riabilitazione da tossicodipendenza.
Non male, direi.
Io posso scegliere se andare li` come "aiuto passivo" (il che significa cucinare, fare le pulizie o fare manutenzione) oppure come "aiuto attivo" (il che significa organizzare il tempo libero con attivita` e momenti ricreativi).
Indovinate cosa ho scelto?
Se mi rispondete "aiuto passivo" avete capito male come sono fatta: fare la colf (con tutto il rispetto per i/le colf) non e` nelle mie corde e mia madre puo` testimoniarlo.

Ora, hanno accettato la mia domanda e devo solo dare conferma una volta che avro` prenotato il volo di andata e di ritorno e gli annessi trasferimenti. Il che significa riuscire a capire come e` organizzata la rete ferroviaria spagnola, e il gioco e` fatto.
E non e` una cosa banale visto che, ovviamente, non saro` in un luogo "turistico" ma a Manzanares, nella Ciudad Real, in piena Mancia. Uno di quei posti che puoi scoprire solo lanciando una freccetta contro la cartina del paese.
Se qualcuno c'e` stato o conosce vagamente i luoghi, due dritte su come arrivarci senza spendere un capitale potrebbero tornarmi molto utili.
Finora ho visto che d'estate c'e` un unico treno da Madrid alle 20.30 di sera (alla faccia della zona turistica, eh?!), gli autobus sembra non siano ancora stati inventati e di aerei non ne parliamo. Sembra che l'unica alternativa al treno sia una macchina o un taxi ma vorrei evitare...vedremo!
Che poi, fara` un caldo assurdo visto che la zona e` nel pieno entroterra e tutta pianeggiante..per una che soffre il caldo, sara` dura!

Quando ho cercato tra i progetti quello che piu` mi ispirasse, questo e` uno dei primi che avevo addocchiato e il primo della mia lista di scelte per la comodita` (diciamocelo, due settimane in Mongolia sarebbero state difficile da organizzare) e un po` per la tematica.

Sia la tossicodipendenza che l'HIV sono temi che non ho mai affrontato o vissuto con nessun amico o conoscente. Sono curiosa, molto, forse affascinata, ma anche spaventata.
Non perche` penso possa succedere qualcosa, anzi, sono tranquillissima da quel punto di vista, ma perche` non so come reagiro`.
Andare li` e` per me una sfida, un modo per trovare e scoprire una Seya che non conosco. Forse si trattera` solo di ritrovare tratti di me che si sono oscurati con il tempo ma che so esserci, li` da qualche parte, pronti ad uscire e farmi fare il salto di qualita`, quel salto che mi portera` ad essere adulta.
Ho paura di non trovare questi tratti, di scoprire che sono stati cancellati dal tempo, dalla routine, dalla crescita.
Ho paura che due settimane non saranno sufficienti pero` l'idea di un campo piu` lungo, in un settore un po` piu` tranquillo, potra` aiutare.

Sono invece curiosa di arrivare, farmi i miei due giorni di formazione e iniziare a lavorare e darmi da fare. 

Ho deciso di non comunicare ancora niente a nessuno quindi sentitevi onorati: siete i primi a saperlo!
Per gli altri aspettero` che il biglietto del volo sia nelle mie mani.
Al momento le uniche persone che sanno la questione sono i miei (ovviamente..), Guida (ma non le ho ancora detto che mi hanno presa) e Gentleman (ma solo perche` mi ha tenuto al telefono per un'abbondante mezz'ora durante la quale mi sono lasciata fuggire la novita`).

Ho tante aspettative, forse troppe, pero` e` una bella cosa che abbia questo entusiasmo: ho passato troppo tempo languendo nel grigiore, ora e` il momento di risvegliarsi.
Dopotutto, e` arrivata la primavera!


Seya


giovedì 8 marzo 2012

lettera di motivazione


Hy,
                I am Seya and I’m 22-years-old. I’ll be 23 in May.
I’m studying Math at the University of Padua, where I live.
I like reading, surfing the net and cooking. I often cook typical Italian cuisine for my family and I like to try new recipes, especially other cultures’.  I’d like to learn a little of Spanish cuisine, too.
I’ve been volunteering since I was 18-years-old for a local cooperative, Angoli, which deals with Fairtrade and Recycling.
In this reality I knew several people: disables, Africans, Bengalis, Indians..
With all of them I work every week easily and positively. I have no prejudices toward other cultures or backgrounds.
Being a volunteer has always been important to me: When I was 18, I thought the world was easy, funny and, especially, mine.
I’d been in England several times, in France, in America twice and in Australia too. I felt great.
Then, because of a school internship, I knew Angoli and my idea of the world changed.
Two of the best people I’ve ever met taught me that world was not so easy to understand, that it was funny but not for everybody and that was not mine, bet ours.
That was a shocking lesson but, thanks God, it came!
From that day I understood world’s economical (unequal) rules and I learnt patience and hard work.
For the first time I realized that my behaviour can mean a lot to others, even to strangers.
That feared me but it also made me more conscious of my decisions.
I learnt thinking before doing. Thinking of how my behaviour can be rendered by others, how to make my work essential to others, how to help.
I felt important and joyful because making others happy makes me happy.
But, on the other hand, I started feeling kind of depressed because I felt like I’ve been lived in Fairytales Land for 18 years.
And an unexpected helpful hand came.
When I was a child my elementary school teacher, Lucilla, gave me a poetry book. I read it and liked it but I never thought of it deeply.
One day, some years ago, I took it from one of my shelves and opened it. I read the dedication Lucilla wrote: “To love world, you have to go out from your house looking at things as you see them for the first time”.
I made those words mine and started looking at reality in a different, more optimistic and positive, way.
I chose Basida Project in order to face up to a problem I’ve never the chance to confront with: HIV.
I know people who were very near to HIV because of wrong behaviours. When it happened I was afraid not only for my friends’ sickness but for my not knowing what to do, too.
Now I want to learn and to understand how it is like to face this problem every single day, not only to make myself aware of risks but also to teach others.
Being an educator has always being very fascinating to me: I do not want to be a teacher but a guide.
I want to make people not to fear problems or disadvantages. This does not mean me to be a prig person.
I am not.
I just want to understand others’ lives and learn from them, becoming more conscious of myself.
I’m motivated and serious. I want to do this experience badly because I think I need it.
I have always imagined that one day I would have understood who I truly am and what to dedicate my life to. That day has not came yet.
Travelling and helping others, I hope, would make that day come as, when I was 18, one day I understood volunteering to be important to me.
To conclude, I speak a little Spanish but it is quite slight. I hope I can work on it during summer in order to be able to speak it fluently. I’d like to improve it also during my service at Basida Centre.

Best regards
                                                                                                                                            

Seya



PS: Per favore, no comment sul mio inglese..devo aver riscritto la lettera come minimo 5 volte..a un certo punto il mio inglese è partito per la tangente..



venerdì 2 marzo 2012

volontariando

L'altra sera la mia cooperativa ha organizzato un incontro con uno dei soci di Libero Mondo, uno dei principali distributori di Commercio Equo e Solidale in Italia, tale Fabrizio Spada.
Io non avevo molta voglia di parteciparvi ma, visto che l'alternativa sarebbe stato andare in palestra e, si sa, io sono pigra, ho pensato bene di recarmi alla discussione.

Ottima scelta.

Mr Spada si e` dimostrata una persona consapevole delle scelte fatte nella sua vita, estremamente aperto, incredibilmente sincero e sufficientemente straffottente da non temere di usare parole come "incazzarsi", "cazzata" e "stronzo" in un discorso serio.

La discussione si e` articolata in due parti, una riguardante l'Africa come produttore di Commercio Equo, l'altra riguardante la Cooperativa Sociale di tipo B come scelta lavorativa.
Il secondo argomento e` stato per me una conferma.

La mia Cooperativa (Angoli) e` di questo tipo, il che significa in sostanza avere una serie di doveri e diritti a livello economico-fiscale e l'obbligo di assumere tra i propri lavoratori 1/3 di inserimenti lavorativi.
Gli inserimenti lavorativi sono i disabili, coloro che soffrono di disagi sociali, etnici o culturali e quanti stanno intraprendendo un percorso di disintossicazione.
La mia Cooperativa ha scelto, ancora vent'anni fa, di lavorare principalmente con disabilita` mentali e fisiche, oltre che con una schiera ben nutrita di bangalesi.
Libero Mondo invece ha deciso di lavorare con disabilita` mentali e ragazzi e ragazze che si stanno liberando dalla tossicodipendenza.
Scelta coraggiosa che pero` sembra stia dando dei buoni frutti.

La vera scelta, pero`, che fa capire perche` Libero Mondo sia importante a livello nazionale mentre Angoli sia a malapena riconosciuta in citta`, e` quella riguardante i volontari.

Mi e` sembrato di tornare indietro nel tempo, quando appena arrivata in Cooperativa come volontaria, Grazia e Guida mi insegnavano cosa significa essere un volontario e quali sono le peculiarita` di questa figura.
Essere volontari significa mettere a disposizione di un'idea le proprie capacita`, le proprie competenze e il proprio tempo.
Un'idea che si concretizza in un'associazione o una cooperativa o un progetto.
Quando si diventa volontari si prende un impegno che deve essere mantenuto costante e deve portare ad una crescita personale, oltre che ad un aiuto per l'associazione di turno.
Ora ci sono realta` che senza l'aiuto dei volontari non potrebbero sopravvivere, altre che sfruttano i volontari come valore aggiunto.
Libero Mondo fa parte della seconda classe mentre, neanche a dirlo, Angoli della prima, anche se non vuole riconoscerlo.
Sembra di parlare con un muro ogni volta che si tocca l'argomento. Io so, cosi` come lo sanno loro, che l'unico motivo per cui continuo ad andare e` la presenza di persone importanti per me e per la mia crescita.
Come sempre la differenza la fanno le persone, molti dei quali sono anche loro volontari.

L'Italia e` la nazione europea in cui ci sono piu` volontari, la Svizzera l'ultimo.
E se si chiede ad uno svizzero perche` questa differenza, la sua risposta e`: "perche` qui tanti servizi sono forniti dallo Stato".
Non e` banale.
Una delle prime persone che ho conosciuto in Cooperativa e con cui sono tornata a lavorare quando ho ripreso a frequentare il magazzino, e` Ste, un ragazzo ventenne, down.
Ora so come comportarmi con lui, come trattarlo, come conviverci, ma quando sono arrivata, ed avevo 18 anni all'epoca, nessuno mi aveva insegnato come agire nei suoi confronti.
L'ho imparato nel tempo.
Alcuni lavoratori ancora adesso non sanno come comportarsi e chiedono il mio aiuto.
Io sono fortunata ad avere una sensibilita` che capisce abbastanza bene come muovermi ma questa e` una dote personale. Non ci si puo` aspettare che ognuno ne sia provvisto.
Eppure lo Stato Italiano si aspetta questo.
In Svizzera in ogni cooperativa sociale lo Stato assume a spese proprie quattro specialisti (quattro! tra cui psicologi, pedagoghi e esperti di educazione e riabilitazione) per aiutare non solo gli inserimenti lavorativi ma anche, e soprattutto, quanti devono lavorarci insieme, volontari compresi.
In Italia ti chiedono disponibilita` temporale, competenza, bravura e che tu sia anche volontario, cosi` non ti devono pagare.

Questo mi fa arrabbiare non poco.

Quello che pero` e` stata fonte di immensa soddisfazione e` stato sentire Spada dire che spesso e volentieri si dovrebbere scambiare alcuni lavoratori con alcuni volontari, che sono piu` motivati, piu` preparati e hanno una miglior affinita` con il tipo di lavoro.
La soddisfazione somma e` stato notare gli sguardi di tutta la sala verso di me che con un sorrisetto sornione squadravo l'Arpia che mi ha "comandato" per alcuni mesi, prima di spostarmi in Magazzino per incompatibilita` caratteriale.

Seya


giovedì 10 novembre 2011

in vista della riunione

Oggi in Magazzino, nel reparto dell'usato, c'era l'assalto delle cavallette. Una cosa allucinante.
Per uscire dal Comes e andare in ufficio (bisogna passare per l'usato) ho fatto praticamente funambulismo.
Ho driblato uno spilungone con dei pantaloni grigi per poi saltare e scavalcare una sedia portata da una signora di mezza età che stava svuotando la casa del padre, poi ho scansato sulla sinistra un giovanotto di colore con i pettorali che risaltavano sotto la maglia attillata e, infine, mi sono dovuta abbassare per permettere a due ragazzi chiaramente indiani di portare verso l'uscita dei materassi.

Una volta in ufficio sembrava, invece, di essere in biblioteca.
Un silenzio tombale e un disordine degno del caos primordiale.
E allora cosa fa Seya, in vista della riunione serale per la presentazione delle specialità natalizie?
Pulisce, riordina, sposta, solleva, spazza e spolvera.
Quindi torna in Comes (sempra attraversando la giungla), riempie un carrello con tutte specialità e torna in ufficio.

Dopo un'ora circa la sala sembrava quasi accettabile in fatto di ordine (io sono una disordinata cronica e quindi l'ordine totale non ci sarà mai) e due bei tavoli imbanditi con torroni, cioccolatini, canditi e miele.
Le sedie disposte in cerchio e i fogli da distribuire prontamente fotocopiati e rilegati.

Seya ha però la sensazione che manchi qualcosa ma torna in Comes e chiama i responsabili per avere un parere.
Lodi e commenti positivi.

Finito il suo turno, Seya si arma di cuffiette, mette la musica e, gambe in spalla, torna a casa.
Poi si ferma con gli occhi spalancati.
-No, non è possibile .. -
Afferra il cellulare e chiama disperatamente la responsabile Comes.
-Grazia! Grazia! Mi sono dimenticata una cosa per stasera. Da mettere sul tavolo..-
-Cosa? Mi sembrava ci fosse tutto!-
-Panettoni e Presepi!-



Seya

venerdì 16 settembre 2011

In Magazzino Comes

Fare volontariato nel Magazzino COMmercio Equo e Solidale (Comes) significa:
  • preparare, elettronicamente e fisicamente, ordini che superano tranquillamente i 500 euro, a volte seguendo le richieste del cliente (il più delle volte assurde), a volte facendo capo alla tua esperienza e preparazione;
  • scaricare elettronicamente e fisicamente resi che superano anch'essi i 500 euro;
  • sballare, catalogare, numerare, controllare, aggiustare, prezzare scatole su scatole di pezzi di artigianato minuscoli (ieri ne ho contati più di 2000);
  • seguire le squinzie che vengono mandate dalle madri a fare ordini e pagare fatture, senza neanche sapere che differenza c'è tra vendita e conto-vendita;
  • sollevare scatoloni con cinque chili di caffè e portarli da una parte all'altra del magazzino, per non contare quelli di riso, caramelle, cioccolata, caffè, biscotti, bomboniere, depliant, ecc..;
  • fare bomboniere;
  • preparare ordini telematici che richiedono più passaggi di una richiesta di certificato in un qualunque ufficio amministrativo (il che è tutto dire);
  • rispondere al telefono e apparire sempre fresca come una rosa;
  • trattenersi dal cantare a squarcia gola Mrs Robinson che in quel momento passa alla radio;
  • controllare una schiera di stagisti liceali, fancazzisti e svogliati, che cercano in tutti i modi di chiudersi nella cella frigorifero per limonare con la bella di turno;
  • sopportare i 35 gradi che ci sono;
  • non arrabbiarsi quando il computer muore mentre tu stai compilando un ordine che supera i 2000 euro di oggettistica già tutta imballata;
  • fare una quindicina di minuti in bici sotto il sole delle 14 e tornare a casa alle 20;
  • dare disponibilità per tenere un banchetto per il sabato sera con i marmocchi del liceo e prendersi la briga di tenerne la contabilità perchè tanto tu studi matematica...
  • spiegare che essere una semplice volontaria non mi rende meno preparata o meno capace di un lavoratore, anzi;
  • tornare a casa e sentire tua madre che brontola perchè lei è stanca per il lavoro e nessuno le ha preparato la cena....e certo, gli altri sono andati dall'estetista!


Seya

martedì 6 settembre 2011

Tornare sui banchi di scuola

La figura dell'educatore mi ha sempre molto affascinato.
Educatore, non insegnante.
Per fortuna ci sono molti insegnanti che sono anche educatori, e io ne ho avuti molti, ma non è sempre così.

Io considero educatore una persona che ti insegna a stare al mondo, qualcunque cosa questo significhi. Ti insegna come comportarsi nelle diverse situazioni, ti pone domande su cui riflettere, ti fa vedere qual'è la strada da percorrere e spesso ti sta vicino, ma non per darti una spinta.
E' quello che capisce che tu devi affrontare i problemi, analizzarli e trarne insegnamenti.
Un genitore può essere un educatore, un allenatore può essere un educatore, un amico può essere un educatore.

Per me, Guida è un'educatrice insostituibile.
Quando ho conosciuto la Cooperativa mi seguiva un'altra persona che mi ha svezzato, svegliato e portato sulla terra, Mary.
Mary ha conosciuto una diciottenne sognatrice, un pò viziata e con grandi ideali.E a questa ragazza ha insegnato che prima di preoccuparsi della fame nel mondo, bisogna guardare davanti a noi chi abbiamo e come possiamo stargli vicino.
Mi ha insegnato a trattare con i ragazzi autistici e con Sindrome di Down e ha tirato fuori da me capacità che non avrei mai pensato di avere.
Studiavo in un Liceo rinomato del centro, ero la prima della classe e ero appena tornata dall'Australia con un fidanzato romagnolo. In una parola, ero su un altro pianeta.
Lei mi ha costretto a seguire delle stagiste più piccole e a "svegliarle". Paradossalmente, seguire gli altri mi ha insegnato tantissimo.
Con l'inizio dell'Uni, ho lasciato Mary (da cui sono tornata quest'estate causa chiusura del negozio) e sono andata nel negozio del centro, dove Guida faceva da gestore.
Non è stato subito amore, anzi abbiamo dovuto venirci abbastanza incontro poi però qualcosa è scattato e ci siamo trovate estremamente bene insieme.
Guida mi ha insegnato a vivere i miei ideali, a rispettare le decisioni mie e altrui e ad essere estremamente corretta con colleghi e clienti, io che di natura sarei un pò truffaldina.

A me piacerebbe essere un'educatrice ma non so bene quale strada dovrei intraprendere.
Insegnare non è nelle mie corde, fare ricerca ti impedisce di vivere e trovare lavoro in azienda mi deprime.
Forse sarei dovuta andare al Politecnico come era in programma eppure mi sarei persa molte cose. Ne avrei avute altre? Questo non lo posso dire ma sicuramente non avrei conosciuto Guida che, con l'esempio prima che con le parole, mi avrebbe fatto capire che persone come il Tenente Colonnello Frank Slade (Scent of woman), John Keating (Dead Poet Society), Katherine Watson (Mona Lisa Smile) o Howard Brackett (In&Out) esistono anche nel mondo reale.

A tutti gli studenti, e specialmente agli insegnanti, Buon Inizio Anno Scolastico e ricordate quanto dice Frank Slade (Al Pacino) in Scent of Woman:






Seya

giovedì 1 settembre 2011

E' il primo di Settembre ...

.... e oggi ho iniziato a scartare e catalogare presepi.
Sono curiosa di vedere come sarà il mio spirito natalizio ora di Dicembre.



Seya

sabato 13 agosto 2011

L'editoria è una Mafia

Qualche giorno fa la mia Guida mi ha messo una pulce nell'orecchio e quindi mi sono informata.
L'Editoria è una Mafia. Parole sue che io non ho compreso fino a che non ho letto l'articolo "in libreria come al supermercato" di Ae (luglio 2011).
Ecco quello che ho scoperto.

Nella filiera del libro che parte dall'editore e arriva alle libreria, come spesso accade, è il passaggio intermedio, quello della Distribuzione, a mangiarsi la fetta più consistente di torta. La grande distribuzione, infatti, trattiene intorno al 50% del prezzo di copertina, senza contare i costi di produzione, Iva (4%), sconti delle librerie. In sostanza se un libro costa 10 euro, all'autore arrivano 1,20 euro.
Il problema fondamentale è che in Italia, tutti questi passaggi, sono nelle mani di pochi attori.
Cinque grandi editori si spartiscono più del 60% del mercato: Mondandori (Mondadori, Einaudi, Sperling&Kupfer, Piemme, Altro), RCS (Marsilio, Adelphi, Skira, Cioccinella, RL, Lisard, Etas, Bompiani, Sonzogno, Rizzoli, BUR), GMS (Longanesi, TEA, Salani, Corbaccio, Guanda, Vallardi, Fazi, Bollati-Boringhieri), Gunti (Dami, TCI, Nada, Ed. Scienze, Borgo, Motta, Fatatrac, Melbook), Effe (Feltrinelli).
I 2500 editori restanti si spartiscono circa il 37% del mercato.
Di fatto, poi, tre di questi mostri hanno il controllo delle principali catene di librerie e delle librerie online.
E stiamo parlando di un industria che vale 3,4 miliardi di euro l'anno.

"In questo quadro di mercato oligopolio a perderci sono soprattutto i più piccoli, editori e librai, e i consumatori, di fronte al rischio evidente di omologazione dell'offerta. E' evidente, infatti, che se una casa editrice ha il controllo sulle librerie, non farà altro che spingere in tutti i modi le vendite dei propri libri. I meccanismi del gioco, ormai, seguono logiche tipiche della grande distribuzione, più che degli operatori culturali" dice la professoressa Capelli, docente di economia delle imprese editoriali presso l'Università di Tor Vergata, Roma.

L'unico mezzo che resta ai piccoli è il volontariato. Spesso si lavora mossi da un ideale e si pubblica a prezzi stracciati, che speso consentono a malapena di coprire i costi di produzione, oppure si pubblica gratuitamente, o quasi. L'accesso di questi libri "di nicchia" alle librerie di catena resta spesso proibitivo.
Per molti la soluzione è saltare in toto la distribuzione e vendere direttamente, ma non è poi così semplice.
Quello che fa vivere i piccoli librai è la Saggistica, che spesso le grandi catene non tengono, perchè preoccupate a cercare il BestSeller.

Il BestSeller è una chimera eppure a fine mese, fatti i conti, spesso è quello che garantisce le maggiori entrate.
Feltrinelli in media deve il 15% del proprio fatturato ai libri della Top100. Ma quello che ci sta dietro cos'è?
I libri periscono in fretta. L'editoria tende a diversificare sempre di più l'offerta, stampando meno (circa 3000 cpie) ma di più titoli (circa 60000). In media un libro resta sugli scaffali per un mese, molti non ci arrivano neanche. Per avere una qualche chance di successo un libro dovrebbe entrare in modo massiccio in una libreria, magari in una di quelle orride piramidi all'entrata che il bambino di turno farà cadere addosso a te o al commesso che ti segue.
Se un libro non vende, si stamperanno altri titoli in modo che la loro vendita copra i costi di produzione di quello che non è andato. In sostanza un cane che si mangia la coda.

Il libro è un prodotto da supermercato. I libri che non vendono vengono mandati al macero perchè non è conveniente tenerli in magazzino in attesa di essere venduti.
E si perde qualità. Un esempio eclatante è Herta Muller che ha vinto il Nobel nel 2009 e fino all'anno prima era pubblicata da Keller, un minuscolo editore del gruppo Editori Riuniti.
Le vetrine delle librerie, inoltre, sono in vendita. I prezzi non ci è dato di saperli ma ogni editore ne compra una data quantità e decide che titoli mettere in bella mostra. La scelta di esporre Bruno Vespa piuttosto che James Clavell dipende solo da accordi commerciali.
E non deve sorprendere che tutti i maggiori dirigenti della grande distribuzione hanno un curriculum che vanta posti dirigenziali presso le maggiori catene di Supermarket.

Spesso ci si lamenta con i ragazzi che sono nelle grandi librerie perchè non sanno mai indicarti dove si trova il titolo che tu cerchi. Il problema che anche lui non lo sa. Spesso non ha la formazione da libraio, ma è un lavoro che fa per sbarcare il lunario, spesso non ha le competenze, ma pechè non viene data lui la possibilità di seguire corsi di formazione, spesso non può proprio parlare perchè gli hanno detto di vendere il libro X della Casa Y.
Questa è dequalificazione professionale.
E soprattutto si perde quel rapporto umano, di fiducia e scoperta reciproca, che nasce invece avendo un bravo libraio di professione e di passione.

Non pensate che i libri scolastici siano immuni da tutto questo. In quattro si dividono il mercato (Mondadori, Zanichelli, RCS e Pearson) e la famosa riforma Gelmini, ma chissà perchè?, è andata a potenziare ulteriormente la ricchezza e il monopolio di due di queste case (indovinate quali). Come lo ha fatto? Costringendo gli insegnanti a decidere che libri una classe dovrà adottare per i successivi 2-3 anni. A noi la scelta è stata passata come una diminuzione delle spesa, nella realtà le Case Editrici hanno aumentato precedentemente i prezzi e, sapendo che nei successivi tre anni avrebbero dovuto aumentare le tirature del dato libro, si sono organizzate perchè quello vengo inserito in graduatoria anche per il triennio successivo.

Ora, io non sono un'estremista.
Anche io frequento Feltrinelli, compro libri alla Giunti di Venezia e mi diverto a leggere sui divani del Melbook Store di Padova ma, leggere queste cifre e, più che altro, vedere la questione da un punto di vista che non sia quello dei giornali o della tv mi ha fatto riflettere.
Non ha senso dover girare cinquanta mini librerie per un libro semisconosciuto, quando sai che enrtrando da Rizzoli basta che ti dirigi al reparto Stranieri.
Basta che questo modo di pensare non diventi eccessivo ed imperante.
Nel magazzino dell'Usato che frequento c'è anche un'ampia sezione di libri usati che io puntualmente spulcio e compro a prezzi stracciati. E' un'attività che mi diverte e, in un certo senso, mi fa pensare che qualcosa di buono per rovinare gli ingranaggi di un mercato che non funziona, lo faccia anche io.

Seya

giovedì 11 agosto 2011

primo turno in cassa

In un pomeriggio sono riusciti a darmi della razzista, della xenofoba, della stronza, della paziente, della staccanovista, della gentile signorina, della simpatica, della disponibile, della "troppo giovane per le responsabilità che ho", della antipatica.

Dove è succeso tutto questo? Al mercatino dell'Usato del Magazzino dove faccio volontariato.

Ero in cassa e, ovviamente, le trattative sui prezzi erano al centro dei discorsi.
Senza un "buongiorno", la gente si avvicinava e metteva pile di cose sulla cassa chiedendo sconti. Ed io inflessibile non li concedevo.
Alcuni accettavano e andavano con le loro buste, altri andavano alla ricerca del Responsabile, che mi metteva i piedi in testa e concedeva sconti a go-go.
La rabbia che non mi ha fatto salire questo suo comportamento!
Io non sono cattiva o stronza o inflessibile come tanti mi hanno gentilemente descritto questo pomeriggio ma, dal momento che i prezzi sono bassissimi di loro, e che molti ne approfittano, non trovo il caso di attuare ulteriori sconti. Inoltre penso che, da momento che i prezzi sono già decisi e segnati, non debbano essere ulteriormente discussi. Last but not least, non mi piace che la gente mi metta i piedi in testa e che mi disqualifichi davanti ad estranei, e nel particolare ai clienti.
Se il mio responsabile concede cose che io non do, andando contro le regole, tutti si metteranno in testa che basta rivolgersi a lui per superarmi. Odio essere "aggirata" in questo modo, specilamente perchè sono molto competente in materia.
Passare da un negozio in cui ero uno dei pilastri e nessuno metteva in discussione le mie parole, a meno di avere la ragione dalla sua parte (e parole me ne sono prese molte) , ad essere l'ultima di turno non mi piace molto.
Mah.. vedremo!

Seya